Archivio per Categoria Senza categoria

“Gli articoli ” di Milena Sangalli

Quelli che tornano, ballando, dal bosco.
(2020, tecnica mista su lino)

Giulia Santambrogio classe 1996, brugherese, Laurea in Discipline della Valorizzazione dei Beni Culturali all’Accademia di Brera.

 

 

Vivere in montagna e andare nel bosco a fare legna per riscaldarsi é un lavoro duro… Eppure queste, sono figure evanescenti, dalle movenze leggiadre, che, nonostante la fatica, sono contente della Vita.

“I sentieri del bosco, in salita o in discesa, non sono sempre facili, ma la gioia incontenibile di sentirsi Vivi, fa correre e ballare… Quelli che tornano dal bosco ballando, sono pervasi dal senso di libertà, e allo stesso tempo, di appartenenza a qualcosa di grande che ci circonda… Nella Natura l’uomo trova veramente sé stesso, la Gioia è immensa…e non può fare a meno di ballare…”

 

 

 

14  FEBBRAIO:

dedicato a tutti gli Innamorati del Mondo, Giovani e… Diversamente Giovani…!

 

– Alda Merini: Ho bisogno di sentimenti
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all’ orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

 

 Auguste Rodin: Il Bacio

Paolo e Francesca, gli amanti evocati nel V canto dell’Inferno da Dante e colpevoli di un amore impossibile.

Quando questa scultura venne esposta alla fine dell’800, suscitò scandalo e scalpore perché ritenuta troppo sensuale e addirittura erotica… Eppure in questo imponente blocco di marmo, c’è la Vita e tutta la passione di un Grande e infinito Amore. Gli amanti, rappresentati nella Bellezza della loro nudità, sono seduti sopra una roccia, lui visibilmente incerto, quasi titubante, con il libro ancora nella mano…(é il libro che racconta la storia d’amore di Lancillotto e Ginevra). L’altra mano affonda nella morbida carne di lei… E lei, invece lo abbraccia e avvolge il suo corpo a quello dell’Amato. E i due corpi di uniscono in uno slancio sensuale, in un Bacio appassionato pieno di Amore…

 

 

“Ritorno dal bosco”, 1890 – Giovanni Segantini

“Sale la nebbia sui prati bianchi…” É un tardo pomeriggio d’inverno, una donna traina una slitta carica di legna mentre ritorna al piccolo paese… “Un campanile che non sembra vero segna il confine tra la terra e il cielo….”  Il suo modo di camminare é affaticato, e procede lento lungo un sentiero già tracciato che taglia in diagonale una distesa di neve. Le case hanno i tetti imbiancati… “Anche la luce sembra morire nell’ombra incerta di un divenire…” É l’ora del tramonto e le luci delle finestre ci fanno sentire   la presenza Umana. La grande catena montuosa schiaccia con la sua imponenza il piccolo paesino. “La terra stanca sotto la neve dorme il silenzio di un sonno greve…” Protagonista dell’opera non è la donna, vista di spalle e di cui non si riconosce il volto, ma l’Immenso Candore della Neve e il gelo dell’ inverno copre ogni cosa con un magico alone di Silenzio..

 

 

 

Quanti significati sono celati dietro un abbraccio?

“Quanti significati sono celati dietro un abbraccio? Che cos’è un abbraccio se non comunicare, condividere e infondere qualcosa di sé a un’altra persona?… Un abbraccio é staccare un pezzettino di sé per donarlo all’altro affinché possa continuare il proprio cammino meno solo!” Pablo Neruda.

         

Gustav Klimt; Fregio di Palazzo Stoclet Bruxelles: “Il giardino dell’Arte e dell’Amore, L’abbraccio”

Le due figure si perdono nella vasta decorazione; la coppia abbracciata é il simbolo della ritrovata Gioia di Vivere e della Felicità Amorosa. Dietro, le volute stilizzate dei racemi dell’Albero della Vita che é il filo conduttore dell’Amore. In mezzo a questi riccioli appare il motivo dell’ occhio: é l’occhio Sacro del dio Egizio Horus, simbolo della Rigenerazione.

Questi abbracci che ci mancano tanto, continuiamo a Sognarli, davanti all’ Albero della Vita…senza perdere la Speranza!

 

 

 

27 GENNAIO … PER NON DIMENTICARE CIO’ CHE E’ STATO …

 ..son morto che ero bambino…son morto con altri cento, passato per il camino..e ora sono nel vento…
 “Buio, urla, lacrime… Sento e vedo solo questo.

tante gli scritti per ricordare … ma ci è sembrato importante condividere un’immagine ed un commento opera dei ragazzi di una classe terza della scuola media leonardo da vinci di brugherio, proprio perchè queste parole nella loro profonda semplicità forse possono meglio raggiungere i loro coetanei…

“Uomini senza volto, volti senza sorrisi, sguardi spenti, uomini senza identità, corpi tutti uguali dentro un pigiama a righe. Uomini privati della loro diversità e sterminati per il loro essere diverso. Diverso il Colore della Pelle, il loro Aspetto Fisico, la loro Religione…diverso il loro modo di Pensare e di Amare… La Diversità non deve essere una colpa, un male da sterminare… La Diversità é un Diritto, una Ricchezza e un Dono da Conservare e Condividere.

 

 

I PAPAVERI DI CLAUDE MONET
Les fleurs sauvages

(Lidia al pianoforte, Daniela al flauto e Milena commenta il quadro: i Papaveri di Monet)

 

” Avvolte nella calda luce solare, le figure passeggiano in un prato fiorito, un campo di papaveri, semplici macchie di colore che si perdono all’orizzonte… E’ il tema del riposo della vita di campagna… La calma e tranquilla passeggiata dell’Uomo che è in perfetta sintonia con la natura, immerso in un paesaggio picchettato di rosso dai papaveri…”

 

 

 

 

DANZARE LA VITA

 

“in questo momento così difficile, di incertezze, di mancanza di luce…di mancanza di fisicità, di abbracci, di baci, é proprio in questo momento che non possiamo cadere ma dobbiamo avere la speranza e continuare a Danzare la Vita…”

 

 

 

 

 

ADORAZIONE   DEI MAGI – GIOTTO – CAPPELLA DEGLI SCROVEGNI –  PADOVA  

Sotto questa semplice tettoia di legno Maria, in trono, presenta il piccolo Gesù ai Re Magi, arrivati a Betlemme seguendo la cometa. Vicino a Maria, Giuseppe con il capo chino in segno di rispetto. Il più anziano dei Magi ha posato la sua corona per terra e si inginocchia rispettoso; ha già donato l’Oro, simbolo di Regalità, che un angelo tiene in mano. L’altro re omaggia la Divinità di Gesù con un corno pieno di incenso, l’ultimo invece con lo scrigno che racchiude la Mirra… l’unguento per l’unzione dei defunti, ciò che sarà il suo destino: la Passione. E nel cielo azzurro di blu oltremare, la scia luminosa della Cometa.

 

Adorazione dei pastori – George La Tour

La luce fioca di una candela ci fa entrare in questa scena corale di figure silenziose raccolte intorno al piccolo nato avvolto in candidi panni di lino che illuminano l’ambiente. Maria vestita di rosso é assorta in una intima meditazione. Il pastore stringe il suo bastone e tiene in braccio un mansueto agnellino che si mette a brucare i fili di paglia della culla; il pifferaio si sta togliendo il cappello in segno di rispetto; la donna tiene in mano una scodella di zuppa calda per Maria, la mamma, e infine Giuseppe, il padre, che illumina la scena con una candela. Non è la luce drammatica e violenta di Caravaggio.., questa è una Luce radente, mistica che infonde negli sguardi un senso di religioso silenzio…. “La speranza e la promessa contenute in ogni ciclo di vita…” J. Thuiller, storico dell’Arte. Con l’augurio che il nuovo anno sia carico di Luce e di Speranza!

 

Caravaggio: adorazione dei pastori

Nella povera stalla ,una povera famiglia di lavoratori…il loro bambino é appena nato. Sdraiata sulla paglia la mamma abbraccia il suo bambino e il piccolo cerca con la tenera mano il suo volto, i loro visi si cercano e si uniscono. I pastori sono arrivati. In silenziosa adorazione guardano la madre stanca, adagiata sulla terra, guardano il bambino fra le sue braccia, inginocchiati e in religioso silenzio. Un’aureola sottile, come un filo dorato di paglia, santifica il Padre e la Madre. Nella stalla, il bue e l’asino portano un po’ di calore; a terra una cesta con il pane, un candido tovagliolo il semplice pasto dei poveri…e gli attrezzi da lavoro…l’ umile lavoro dei poveri

 

Simone Martini:” l’Annuncio a Maria”

Simone Martini:” l’Annuncio a Maria nello splendore di una cattedrale gotica”…. É una “Pala d’Altare” un grande dipinto su tavola che veniva posto sopra l’altare della chiesa. Rappresenta il momento dell’Annunciazione quando l’arcangelo Gabriele giunge dal Cielo: le sue ali sono ancora aperte e il manto é svolazzante. Saluta Maria e possiamo leggere le sue parole che escono dalla bocca: “Ave Maria, Grazia Plena…” Tiene in mano un ramoscello d’ulivo e alza la mano per iniziare a parlare… Maria é seduta su un trono stava leggendo…ma chiude il  libro… É sorpresa e spaventata dall’apparizione del messaggero celeste, si ritrae e cerca di proteggersi con il lembo del suo mantello. Al centro un vaso di gigli bianchi, in alto dei Cherubini con la colomba dello Spirito Santo. Lo sfondo rappresenta il Sacro, il Divino, una realtà superiore da Adorare…

 

LETTERA DI VAN GOGH AL FRATELLO

Caro Theo, ho passeggiato una notte… Il cielo, di un azzurro profondo, era punteggiato di nuvole di un azzurro più profondo del blu cobalto, e di altre nuvole di un azzurro più chiaro del lattiginoso biancore della via lattea… Sul fondo azzurro scintillavano delle stelle chiare, verdi, gialle,bianche, rosa, più luminose delle pietre preziose che vediamo anche a Parigi…”

 

FESTA DELL’IMMACOLATA … AVE MARIA

“La pensosa fanciulla siciliana si avvolge come un’araba nell’ampio mantello che ombreggia la fronte e inquadra il viso che pare scolpito, gli occhi vellutati di un nero profondo, le palpebre percorse da un guizzo di luce…folte le sopracciglia, carnose le labbra.. Col volto stretto tra le falde della mantellina, Maria pare chiusa in un’armatura che sa di chiostro e di ovile… É il copricapo delle donne dei paesi all’interno della Sicilia. Un tempo si portavano di colore diverso a seconda della condizione sociale: bianco era quello delle donne dell’aristocrazia, nero delle donne del popolo, azzurro il copricapo delle ragazze. E azzurra é la mantellina dell’ANNUNCIATA di Antonello da Messina..”  Leonardo Sciascia, scrittore siciliano…

Il suo volto ovale ha lo sguardo abbassato, sereno, intenso e pensoso. La mano sinistra sul petto, Maria stava leggendo ed è stata interrotta da qualcuno…da un angelo che non si vede, ma la sua presenza è facilmente riconoscibile dalle pagine sollevate dal libro…un battito d’ali…

 

Il Quarto Stato Giuseppe Pellizza da Volpedo 1868/1902

” Con quest’opera vorrei esplicare il mio sentire tendente a stabilire che la forza vera sta nei lavoratori intelligenti, i quali con la tenacia nei loro ideali, obbligano gli altri uomini a seguirli i a sgombrare il passo perché non è potere retrogrado che possa arrestarli.” (Pelizza da Volpedo).

Prima di entrare a pieno titolo nel suo ambiente, il Museo del Novecento a Milano, l’ opera entrò nella Sala delle Cariatidi ferita dai bombardamenti della guerra e qui trova il suo ambiente naturale…

niente palchi, niente altarini…ma solo posata a terra. Contadini e lavoratori che occupano il Palazzo, uomini e donne decisi a non patire più ingiustizie… Il brusio del popolo in marcia che conquista un Palazzo che fu Reale…ma che ora è del Popolo!

I lavoratori di Volpedo sono in cammino verso un futuro che appare loro radioso, noi siamo davanti a loro, non possiamo non chiederci se siamo stati capaci, oltre cento anni dopo, di costruirlo!.

“Il Cinema” di Giulio Fedeli e Maurizio Fantini

Giovedì 25 febbraio 2021  –  ore 21:10 –  TV2000 – Canale 28

NOTORIOUS,  L’AMANTE  PERDUTA (NOTORIOUS – 1946)   

di  Alfred  Hitchcock  (con  Ingrid  Bergman,  Cary  Grant,  Claude  Rains

 

I film di Hitchcock costituiscono una summa da vedere e rivedere in continuazione per tutta la vita: essi infatti – oltre a un piacere della visione sempre rinnovato – offrono in permanenza spunti di riflessione intorno anche ai più piccoli particolari che costantemente si offrono all’attenzione dello spettatore. Il quale non impiega molto a capire un dato che, nel corso dei nostri incontri, abbiamo avuto modo di sottolineare più volte: il brivido, la suspense, la detection, sono l’accattivante superficie di tante storie d’amore. Hitchcock soddisfa l’innato, permanente bisogno di sicurezza e di ordine morale dello spettatore quando fa sì che i colpevoli siano puniti, ma poi supera questo sentimento (un po’ troppo ‘terreno’…) con la descrizione, non priva di peripezie volta a volta ironico-umoristiche o drammatiche, del trionfo del rapporto amoroso.

Perché Notorious è uno dei risultati più alti di Sir Alfred? Perché la tensione (affascinante, ammaliante) del film, nasce in sostanza dall’abilità con la quale la suspense senza aggettivi, si trasforma in suspense sentimentale: Cary Grant ama Ingrid Bergman o no?

Una delle analisi migliori di Notorious, è riportata nel bel libro Delitto per delitto (ed. Lindau), dove gli autori sostengono: «L’ambiguità raggiunge il culmine nel famoso bacio (un falso finto bacio), ma tutto il film è come pervaso da una sensualità su cui i protagonisti mantengono il segreto, come sulla missione che stanno svolgendo. Il clima di minaccia e pericolo quasi onnipresente, rende più rarefatta l’azione e più intenso l’erotismo, spingendo tutto il film verso un’astrazione irreale: è il film che si apre nella maniera più allusiva e informale, e si chiude nel modo più aperto di quanto accada in tutta l’opera di Hitchcock. Le immancabili sequenze d’antologia (come il lungo carrello che pesca il dettaglio nelle mani della Bergman, in un party in cui compare anche il regista), si alternano a luminosi primi piani e a una concentrazione quasi onirica sugli oggetti: bicchieri, tazze, chiavi.»

Nella coppia Bergman-Grant, è lei la più esposta e la più vulnerabile, dunque la più commovente. Il suo itinerario morale, che la porta a voler come ‘redimere’ l’errore di suo padre – e dunque ottenere la stima di Grant – coincide esattamente con l’itinerario amoroso.

Superbo l’Alexander Sebastian di Claude Rains e la M.me Sebastian di Leopoldine Konstantin (Brno 1886 – Vienna 1965), ennesima versione del rapporto malato tra madre e figlio che troverà nel Norman Bates di Psycho il suo esempio più noto. 

 

 

 

Lunedì 22 febbraio 2021  –  ore 15:45 –  RaiMovie – Canale 24

CUORE  DI  TENEBRA  (HEART  OF  DARKNESS – 1993)   

di  Nicolas  Roeg  (con  Tim  Roth,  John  Malkovich)

 

A scene from Nicolas Roeg’s film version of Heart of Darkness (1994) starring John Malkovich as Kurtz and Tim Roth as Marlow. The book Heart of Darkness by Joseph Conrad.

La discussione è fra le più praticate nell’ambito della critica cinematografica: il confronto cinema-letteratura quando il testo filmico derivi in linea retta da un’opera, appunto, letteraria. Il percorso che proponiamo però, è questa volta l’esatto contrario di ciò che si fa abitualmente: proviamo a partire dal film per giungere poi al romanzo che sta ‘a monte’. Ci spinge a questo suggerimento la grandezza dello scrittore che – con Cuore di tenebra – abbiamo davanti: il massimo del periodo 1890-1920. Avendo tutti visto Lord Jim e Apocalypse Now (che proprio a Cuore di tenebra fa riferimento), sappiamo bene che per Joseph Conrad (1857-1924), il momento della verità giunge quando l’uomo si trova di fronte a una situazione morale in cui il normale codice di comportamento al quale egli si è fino allora affidato, non è più applicabile; non ha più significato né valore. Di qui la necessità di ricorrere alle qualità, se ci sono, sepolte nel profondo (la celebre “seconda occasione” conradiana…), pena il naufragio nel cuore della tenebra.

Proviamo a guardare “questo” Heart of Darkness: incontreremo Marlow (Tim Roth) che risale in battello il grande fiume africano per vedere che ne è di Kurtz (John Malkovich), il responsabile di una stazione commerciale. Ebbene, in primo luogo chiediamoci: le immagini create dal regista inglese Roeg, quanto sono efficaci nel ricreare un universo? Quanto coincidono con quelle che ciascuno di noi ha tratteggiato dentro di sé in rapporto alla vicenda data? Il viaggio reale di Marlow, è anche (è soprattutto!…) percorso simbolico alla scoperta dell’Io più nascosto, oscuro, nel cuore della tenebra (o nella tenebra del cuore!…)?

A questo punto siamo pronti per tornare al romanzo: non per stabilire una (inutile) scala di valori (il romanzo è meglio del film, o viceversa). Ma per costruire un confronto fra tre immaginari: il nostro personale, quello del film, quello del romanzo.

Con un invito: Conrad – la cui lingua-madre non era l’inglese – è l’autore ideale per chi voglia lanciarsi nella lettura in lingua originale. Forza, proviamo a compitare insieme:

(…) I  raised  my  head.  The  offing  was  barred  by  a  black  bank  of  clouds,  and  the  tranquil  waterway  leading  out  to  the  uttermost  ends  of  the  earth  flowed  somber  under  an  overcast  sky  –  seemed  to  lead  into  the  heart  of  and  immense  darkness.

(…)  Rialzai  la  testa.  Il  largo  era  accerchiato  da  un  banco  di  nuvole  scure,  e  la  quieta  via  d’acqua  che  andava  verso  i  confini  estremi  della  terra,  scorreva  cupa  sotto  un  cielo  coperto  –  sembrava  condurre  nel  cuore  di  una  tenebra  immensa. 

E allora, come sempre: buona visione; buona lettura.

A scene from Nicolas Roeg’s film version of Heart of Darkness (1994) starring John Malkovich as Kurtz and Tim Roth as Marlow. The book Heart of Darkness by Joseph Conrad.

 

 

 

Giovedì 18 febbraio 2021  –  ore 21:10 –  TV2000 – Canale 28

LA  PAROLA  AI  GIURATI  (12  ANGRY  MEN 1957 – di  Sidney  Lumet)   

con  Henry  Fonda,  Lee J.  Cobb,  Ed  Begley,  Martin  Balsam

 

Una giuria si riunisce in camera di consiglio per decidere il verdetto da emettere nei confronti di un giovane diciottenne accusato di aver ucciso il padre con un coltello a serramanico. Su dodici giurati, undici votano colpevole, ma – rischiando l’imputato la pena di morte – è indispensabile l’unanimità. Il giurato n° 8 (Henry Fonda), con il rigore delle argomentazioni riuscirà gradualmente a seminare il dubbio presso i colleghi, un significativo ‘campione’ – nella sua varietà – della classe media americana.

Il film d’esordio di Sidney Lumet (1924-2011), allora 33enne regista televisivo, non ha preso una ruga – né oltreoceano, né presso di noi – nel porsi come campione assoluto di quel cinema d’impegno civile fondato sulla fede nei valori democratici destinata a raccogliere la convinta adesione del pubblico. Il richiamo vigoroso contro il pericolo dell’errore giudiziario, è stilato attraverso una partitura drammatica che comincia a interessare lo spettatore, poi a catturarlo, infine a ‘inchiodarlo’ alla poltrona con la sola forza della parola. Che poi sia un virtuoso tour de force registico, è provato dalla quasi totale unità di tempo, luogo e azione; dal forte senso della progressione nel distribuire cronologicamente gli effetti drammatici; dai movimenti di macchina in uno spazio così ristretto. Fin troppo facile individuare nella direzione degli attori una delle linee di forza del film. Henry Fonda può aspirare al ruolo di co-autore dei questo “12 uomini in collera” (ma una volta tanto diremo che il titolo italiano è forse migliore…), tuttavia la sua bravura non risalterebbe così tanto se non ci fossero i ‘cattivi’ Ed Begley, prepotente, irascibile, razzista; e Lee J. Cobb (il don Mariano Arena del Giorno della civetta). Il campionario umano costituito dai giurati – tutti con stati d’animo e mentalità differenti, ben sottolineati dalla ricchezza della loro descrizione psicologica – lungi dal conferire alla storia una patina di artificio, ne fa invece, come dicevamo, uno specimen della classe media americana, con l’esposizione di pregiudizi e difetti che le sono propri.

Si noterà l’efficacia della tensione che sale, associandola all’andamento del temporale in corso all’esterno del tribunale.

La parola ai giurati è uno splendido dramma carico di potenza. Ebbe l’Orso d’Oro al Festival di Berlino 1957, e – in Italia – il Nastro d’Argento come Miglior Film Straniero nel 1958.

 

 

 

Mercoledì 10 febbraio 2021  –  ore 16:35 –  Retequattro

IVANHOE  (1952)  di  Richard  Thorpe   

con  Robert  Taylor,  Joan  Fontaine,  George  Sanders,  Liz  Taylor

Ci sono film – è bene ripeterlo, e ricordarlo – che valgono più di quello che valgono, in ragione del ‘valore aggiunto’ di particolari (non importa se interni o esterni ad essi) i quali agiscono da potenti moltiplicatori del piacere della visione. Ivanhoe è un appassionato e appassionante specimen anni 50 dei lussureggianti film d’avventure a colori della Metro-Goldwyn-Mayer, molti dei quali diretti proprio dal nostro super-prolifico Richard Thorpe (1896-1991) e interpretati da Robert Taylor (1911-1969): Il prigioniero di Zenda, I cavalieri della Tavola Rotonda, L’arciere del re… .

Siamo nell’Inghilterra del XII secolo. I guerrieri galoppano l’uno contro l’altro maneggiando lunghe lance, mulinando asce e mazzafrusti; pietre vengono scagliate dai parapetti delle fortezze; ponti levatoi si abbassano e si alzano sui fossati, precipitando uomini e cavalli nell’acqua sottostante. Castelli, foreste, costumi e armature (e davvero poco importa sapere se ci siano o no delle incongruenze cronologiche…). È l’avventura medievale così come ci è stata tramandata proprio dal cinema. Certo, per la riflessione profonda esiste (figuriamoci se saremo proprio noi a sminuirlo o a dimenticarcene…) il Lancillotto e Ginevra di Bresson. Ma come ci insegna la cara, compianta, geniale Pauline Kael (1919-2001), «nessuno può dire che Ivanhoe non sia un film travolgente, romantico, impetuoso, commerciale, brillante, alla grande maniera della MGM di Pandro S. Berman».     

Il conflitto vede contrapposti i Normanni, che hanno giurato fedeltà al principe John (Giovanni Senza Terra), e i Sassoni, il cui eroe Wilfred di Ivanhoe sta cercando di raccogliere i soldi  onde pagare il riscatto ai rapitori stranieri di re Riccardo Cuor di Leone. C’è, naturalmente, anche l’amore, con Ivanhoe diviso tra Rowena (Joan Fontaine), e l’oscura, sensibile, emarginata ebrea Rebecca (Elizabeth Taylor).

Il film si vuole al servizio del celebre, omonimo romanzo (1819) di Walter Scott. E proprio qui sta una bella porzione del citato ‘valore aggiunto’ del film. Il dibattito sul romanzo storico – e sulla storia al cinema – sono ancora apertissimi. Ivanhoe è un personaggio nato dalla fantasia di Scott (1771-1832), ma questo non deve impedire di andare a rivedere, a riscoprire, a ristudiare i termini autentici delle vicende dei sovrani Plantageneti, della Terza Crociata, della “Medieval Britain”. Oltreché, ovviamente, di rileggere il libro. Buona visione. Buona lettura.

 

 

 

 

 

Giovedì 4 febbraio 2021,  ore 16: 45 – Retequattro

NICK  MANO  FREDDA  (Cool  Hand  Luke1967) 

di  Stuart  Rosenberg

Anche il semplice seguire i titoli giusti che passano sugli schermi televisivi può costituire una base di partenza per ‘fabbricarsi’ conoscenze in campo cinematografico. La cura più importante da porre – soprattutto nel caso del cinema americano – è quella relativa alla ‘esplorazione’ delle cosiddette “seconde linee”: registi i quali, pur non essendo sempre sfiorati dal genio, professionisti e artigiani abili conoscitori del mestiere quali sono, permettono tuttavia di rendersi conto passo dopo passo, film dopo film, della ‘grammatica’ del racconto cinematografico, così come delle tematiche ricorrenti (che sono tali proprio perché in numero finito).

Stuart Rosenberg (1928-2007) ha diretto questo Luke mano fredda dal nome del protagonista Luke Jackson, voltato in Nick nell’edizione italiana. Si tratta di un prison movie, genere popolare sempre in auge presso i registi liberal, nella misura in cui consente la messa in scena di ‘parabole’ che affermano quanto le prigioni, le catene, gli spazi angusti, le sbarre, i divisori, le gabbie, rappresentino la massima incompatibilità rispetto all’insopprimibile maggior istinto dell’uomo: la libertà. Il film carcerario: ci sono passati in tanti, e mai hanno deluso. Da Jules Dassin (Forza bruta, 1947), a Don Siegel (Rivolta al blocco 11, 1954; Fuga da Alcatraz, 1979), al Sam Peckinpah di Getaway!, 1972.

Qui Paul Newman (che composizione il suo Nick insieme simpatico e disturbato…), si prende due anni di campo di lavoro in uno Stato del Sud (come è ‘cinematografico’ il Sud degli Stati Uniti…) per aver danneggiato una serie di parchimetri. La sua forte personalità non può piegarsi alle regole del campo, e a più riprese tenta l’evasione. Finirà male, naturalmente, ma intanto noi avremo di che riflettere su quel suo essere diventato un eroe per i compagni.

Non finiremo mai di avvertire che queste parabole cinematografiche non vanno lette sotto una luce realistica: perciò lasciatevi pure sfuggire una piccola lacrima sul destino di “Nick mano fredda”; e soprattutto quando canta accompagnandosi alla chitarra la ballata della “Virgin Mary”.

E cercate notizie intorno a Stuart Rosenberg. Scoprirete che nel 1980 dirigerà un altro ottimo film carcerario: Brubaker, con Robert Redford al posto di Paul Newman. Come vedete, i conti tornano…!         

 

 

 

 

Lunedì 1 febbraio 2021,  ore 21:30  –RaiMovie  canale 24

ALVAREZ KELLY  (anno 1966 )

di  Edward  Dmytryk

Uno dei modi per trascorrere queste serate invernali buie e fredde – che avrebbe altresì il merito di distrarci un poco mettendo in moto il meccanismo del piacere della visione – è certamente quello di vedersi un buon film di genere. L’occasione offerta dal western americano Alvarez Kelly farebbe in questo senso proprio al caso nostro. Guerra tra Nordisti e Sudisti, con entrambi che necessitano di carne per nutrire le truppe. L’allevatore Alvarez Kelly (William Holden) deve fornire ai primi una mandria, ma verso la fine del viaggio i secondi – capeggiati dal colonnello Richard Widmark – lo intercettano e lo ‘persuadono’ a cambiare destinatario. Kelly in qualche modo si vendicherà aiutando la poco convinta promessa sposa dell’ufficiale, a fuggire con il comandante della nave che ha forzato il blocco stretto dai Nordisti intorno alla città di Richmond.

Certo non potremo cogliere lo splendore del Panavision né la magica voce da contralto dell’attrice Janice Rule (1931-2003,avrebbe meritato lo status di star riconosciuta), bella e brava nella parte di Liz Pickering, ma il film – pur non essendo di grana troppo raffinata – si lascia vedere volentieri, con quei totali sulla mandria in viaggio; con quegli attori che sembrano nati a cavallo (c’è anche il caratterista fordiano Harry Carey Jr. a impersonare il caporale Peterson); con quel bel contrasto tra Kelly e l’ufficiale Rossiter, vale a dire tra Holden e Widmark, due grandi attori (benché quest’ultimo con la benda nera sull’occhio non abbia il fascino dei grandi guerci di Hollywood).

Alvarez Kelly ha tuttavia altri meriti. Innanzitutto quello di portare l’attenzione dello spettatore comune sulla figura del regista Edward Dmytryk (1908-1999), qui abile professional, ma che in carriera firmò titoli più che notevoli, come L’ombra del passato (1944); Anime ferite (1946); Odio implacabile (1947); Ultima notte a Warlock (1959). Provate a cercare in Rete sue notizie: ne troverete di interessanti soprattutto riguardo alle vicende relative alla cosiddetta “caccia alla streghe” del periodo maccartista. E poi potrete farvi un’idea personale sull’evoluzione (o involuzione?) del genere western: il 1966 è l’anno in cui esce anche The Good, the Bad and the Ugly (sì, avete indovinato, è Il buono, il brutto e il cattivo, dove l’ormai fortissimo Sergio Leone può firmare con il suo nome e non più con lo pseudonimo di Bob Robertson).    

 

 

 

Mercoledì 27/1,  ore  21:00 – Iris  can. 22

THE  MILLIONAIRE  (“Slumdog  Millionaire”- 2008) 

di  Danny  Boyle,  Loveleen  Tandan

A chi dare in sostanza ascolto: ad Alberto Castellano, ottimo cinefilo partenopeo, socio d’onore della confraternita dei sirkiani (nel senso che ha scritto un prezioso libro dedicato a Douglas Sirk), oppure al meritatamente celebre critico Paolo Mereghetti, senza il cui “Dizionario dei Film” noi spettatori saremmo un po’ tutti come naufraghi privi di sestante?

Castellano: «In un mondo segnato dall’ossessione per il quiz televisivo, il “quarto d’ora di celebrità”, il desiderio di apparire, Danny Boyle racconta la paradossale storia indiana di un giovane fenomeno mediatico discriminato per le sue umili origini. La drammatica odissea di Jamal con annessa descrizione dei quartieri poveri e degradati di Mumbai, è narrata con uno stile euforico ed energetico, che realizza il miracolo di far incontrare Bollywood con il grande cinema indiano degli anni 50.»

Mereghetti: «Il film è la tipica produzione occidentale sulla ‘povertà’ degli altri (qui l’India), dove dolore e disperazione non sono mai esacerbati e la simpatia dei piccoli protagonisti riesce sempre a bilanciare la descrizione delle loro sfortune. Il balletto sui titoli di coda sottolinea che tutto dev’essere preso come una specie di sogno favolistico.»

È il film tipico da cineforum, che invita all’intervento, al dibattito, in virtù della sua natura di inno alla vita, toccante e coinvolgente (sincero o furbo?). Intanto diciamo che The Millionaire ha incassato ben 8 Oscar (mai dimenticare, o sottovalutare, o guardare dall’alto in basso…), e la prima reazione che ci permettiamo di suggerire è quella di procurarsi (edizioni Guanda) il romanzo di partenza, Le 12 domande, il cui autore – Vikas Swarup (n. 1963) – è un distinto diplomatico indiano. Quanto al regista, l’inglese Danny Boyle (n. 1956), ha subito fatto parlare di sé con Piccoli omicidi tra amici, 1994 e  Trainspotting, 1996. Più recentemente ha diretto Steve Jobs, 2015, e Yesterday (2019). Che sia abilissimo nell’incrociare i gusti del pubblico, è un dato di fatto incontestabile e prova quanto sia professionalmente apprezzabile: sono molti i registi d’oggi di cui si possa dire altrettanto? Molto più discutibile è la presenza del ‘contorno’ (e non ci riferiamo alla gastronomia…), ebbro di seguitare a imporre – per esempio – la stupida moda dei titoli in lingua: qui sarebbe andata benissimo la traduzione alla lettera dell’originale (Il Povero Milionario), e invece. Come ci piacerebbe imporre al/i colpevole/i, di tenere una conferenza in inglese intorno all’esotismo di Lafcadio Hearn o al lessico poetico di Philip Larkin!    

 

 

 

 

Giovedì 21/1,  ore  17: 20,  Iris  can. 22

FANDANGO  (1985)  di  Kevin  Reynolds

Uno dei film che rappresentano al meglio quello che è poi diventato una sorta di sottogenere del cinema USA dopo Hollywood. La tela di fondo narrativa è, naturalmente, quella ‘eterna’ del viaggio, cui però si sovrappongono i temi nuovi della nostalgia, del malinconico passaggio dalla spensieratezza della gioventù alla maturità e ai conseguenti ‘obblighi’. La macchina del cinema si sovrappone – in un gioco continuo di rimandi – al trascorrere della quotidianità del reale, nel senso che la perdita dell’innocenza giovanile si accompagna a una rivisitazione di miti e generi cinematografici. Si veda, per esempio, l’episodio ambientato nel luogo dove venne girato Il gigante, con James Dean mito generazionale anni 50, vissuto da giovani anni 70 in partenza per il Vietnam. Eccolo qui l’incubo di una generazione di americani (di una società…)! Fandango inizia con la contestuale consegna dei diplomi e delle cartoline-precetto per due dei protagonisti. In cinque poi partiranno in auto – ed ecco il “rito di passaggio”… – alla volta del confine messicano, in una zona sperduta del deserto dove anni prima avevano dato vita al gruppo. Peripezie surreali e divertenti, che culminano nella sequenza del paracadutismo, dove il “no go” viene letto al contrario “go on”, e alla fine gli ex-ragazzi dovranno accettare l’ineluttabilità del reciproco allontanamento.

È un film generazionale e struggente. Inevitabile che i due estensori di questa scheda lo segnalassero ai loro omologhi, visto che negli Stati Uniti Maurizio ha vissuto in prima persona la traversata del deserto su un’automobile presa a noleggio, e Giulio, rimasto in panne con l’auto (no, in Italia…), ne vide ‘partir via’ una parte della carrozzeria anteriore per un traino sbagliato da parte degli amici chiamati in soccorso. Nel film l’idea è quella di far trascinare il mezzo da un treno merci di passaggio, ma insomma, siamo lì!

Attenzione: il sorriso – in Fandango – è sempre venato di amarezza. Facile scorgere presentimenti bellici nella scena del cimitero, dove gli effetti pirotecnici provocati dai petardi e la lapide di un caduto preannunciano la ‘guerra vera’ che attende i protagonisti. Come il cinema ci ha insegnato, la colonna sonora in questo tipo di film (L’ultimo spettacolo, American Graffiti, Un mercoledì da leoni…) è fondamentale: dunque se Carole King, Keith Jarrett, Pat Metheny, gli Steppenwolf vi dicono qualcosa, no, vedete di non perdere questo toccante, appassionato, un filo doloroso Fandango.

 

 

 

Il  dittico  epico  di  MICHAEL  CIMINO

Domenica  17/1,  ore  21.00,  Iris  can. 22:  IL  CACCIATORE  (1978)

Lunedì  18/1,  ore  21.10,  RaiMovie  can. 24:  I  CANCELLI  DEL  CIELO  (1980

Dopo potrete essere soddisfatti o no, affascinati o freddi, ma una cosa non potrete con onestà negare a voi stessi: ogni appassionato di cinema non può non fare i conti con l’incredibile figura di Cimino (1939-2016), il Cecil De Mille del cinema moderno, l’Orson Welles della Hollywood anni 70-90. Questa nostra segnalazione è un caldo invito a esplorare in Rete quanto potrete trovare – tantissimo, e spesso illuminante… – su M.C., a cominciare dal mai spiegato cambiamento di aspetto fisico (un po’ come uno dei suoi divi, Mickey Rourke).

Il cacciatore (The Deer Hunter), un autentico “film ad affresco”, trova il giusto equilibrio tra commozione e crudeltà nel rendere conto con forza del trauma vietnamita e delle sue conseguenze negli USA: orrori della guerra, sequenze bucoliche (il matrimonio ortodosso, la caccia al cervo), la chiusa sconvolgente sull’inno di speranza God Bless America. Per molti, per noi, un mito assoluto.

 

 

 

I cancelli del cielo (Heaven’s Gate), indubbiamente un capitolo a parte della storia del cinema, kolossal prima massacrato dalla critica e disertato dal pubblico, poi rivalutato e diventato un “film di culto”, pone in modo acuto un problema filologico (la corrispondenza tra il testo filmico pensato dal regista e ciò che effettivamente è giunto sugli schermi). Vi sottoponiamo i pareri di due critici: il compianto esponente della vecchia generazione, e quello di un fan più giovane ed entusiasta. Aiuteranno per una prima, personale costruzione di un parere.

Tullio Kezich: «Nel 1892, i baroni del bestiame della Contea di Johnson – nel nord del Wyoming – assoldarono un esercito di mercenari per spargere il terrore fra i coloni. La “Johnson County War” è un tipico episodio di capitalismo selvaggio che Cimino rievoca con grossolana brutalità, senza le mezze tinte e le affascinanti ambiguità del suo film sul Vietnam. Ridotto di un’ora rispetto all’originaria versione di tre ore e mezza, detestato dai critici e condannato dal pubblico negli USA,  I cancelli del cielo contiene pagine bellissime, ma non convince né come evocazione storica, né come racconto.»

Mauro Gervasini: «Il flop più celebre della storia del cinema, che secondo la leggenda causò il fallimento della United Artists, e una sorta di esilio per Michael Cimino. Costò 44 mln di $, venne maciullato al montaggio, ma questa è la versione definitiva di 216 minuti restaurata nel 2012. Un’opera immane, con un lavoro impressionante sull’immagine (luce quasi sempre naturale, un’ossessione per Cimino), una troupe standard di 600 persone, 220 ore di girato, un andamento narrativo poderoso con due ellissi temporali (la prima di 20 anni; la seconda di 13), movimenti di macchina di stupefacente respiro, un controllo dello spazio che trova nel ‘totale’, ma anche nel vento, nella polvere o nel fango, la sua epica. Una resa dei conti con il sogno americano che lascerà disilluso l’unico superstite. Un capolavoro assoluto.»    E Voi che ne dite?

 

LA MALEDIZIONE  DELLO  SCORPIONE DI GIADA 

Titolo originale: THE  CURSE  OF  THE  JADE  SCORPION – 2001

regia  di  WOODY  ALLEN

Lunedì 11  gennaio  2021,  ore  16:00 –  Iris  canale 22

New York, 1940: una donna energica e indipendente (Helen Hunt), viene assunta per modernizzare una compagnia assicurativa. Subito si scontra con il miglior investigatore della casa (W.A.), un attempato signore misogino e fanfarone, dai metodi tanto efficaci quanto obsoleti. I due – a una festa tra colleghi – sono ipnotizzati dal mago Voltan per mezzo di uno scorpione di giada: sarà l’inizio di una serie di rocambolesche avventure (le quali termineranno come devono terminare le commedie).

Debitore nella sua idea-chiave a un molto più drammatico film di Don Siegel (Telefon, 1977), La maledizione si presenta come un divertissement brillantemente congegnato, in cui l’autore si riallaccia agli inizi della propria carriera. Nostalgia e amore per il cinema degli anni Quaranta, per le commedie poliziesche, le pellicole con Bob Hope e i fratelli Marx, si impongono con evidenza fin da una prima visione, ma tutta ‘moderna’ è l’atmosfera e la ricercata fotografia a colori. Il motivo dell’ipnosi, che si individua come centrale in La maledizione, dà al film un sapore fantasmatico, nella misura in cui non poche azioni censurabili sono commesse in stato di trance. Come spesso accade con Woody Allen, ci scontriamo col tema della fuga dalla realtà (qui in modo involontario) sotto il potere di un ipnotizzatore imbroglione. Ma la presenza della ‘magia’ (tornerà anche in Scoop, del 2006) non è tale da velare alcune sue ‘fisse’: la battaglia dei sessi, il gusto delle battute sparate a cadenza da mitragliatrice con ‘tornei’ dialettici esilaranti tra lui ed Helen Hunt.

Il film è tutt’altro che avaro di gag, sorprese e situazioni stravaganti. Enrico Magrelli, specialista alleniano riconosciuto, ha scritto: «Allen attore è quasi più in forma di Allen regista e si regala gesti, facce e giri verbali notevoli. I duetti-scontri feroci tra l’investigatore e l’ottimizzatrice, si ispirano – con rispetto e senza presunzione – a quelli straordinari, frizzanti e insuperabili tra Katharine Hepburn e Spencer Tracy. Il cast, come sempre, mette insieme attori che sembrano già appagati di avere il proprio nome nei titoli di testa, senza pensare al peso del ruolo (Charlize Theron è una boccoluta apparizione di secondo piano).

Mentre ovunque impazza il restauro delle vecchie copie, Woody Allen mette a stagionare i suoi film».

 

TERRA LONTANA   

Titolo originale: THE  FAR  COUNTRY – 1954

regia  di  ANTHONY  MANN

Martedì 12  gennaio  2021,  ore  16: 45 – Retequattro

Attenzione, ché il genere western ha una storia abbastanza diversificata. Dalla “horse opera” è passato al “western maggiorenne” (fu l’ottimo Tullio Kezich a coniare la fortunata definizione) della coppia Ford-Wayne, ma un ulteriore – e più importante – passo avanti giunse con un’altra coppia davvero mitica, quella formata da Anthony Mann e James Stewart, che tra il 1950 e il 1955 girarono insieme i cinque film fondativi del “western moderno”: nell’ordine Winchester 73, Là dove scende il fiume, Lo sperone nudo, L’uomo di Laramie e, appunto, questo splendido Terra lontana. Stewart incarna perfettamente gli eroi di Anthony Mann (1906-1967: dunque quasi una generazione dopo Walsh, Ford, Hawks), uomini tutt’altro che riconciliati, i quali sovente hanno alle spalle un passato pesante di segreti, e un presente che tende alla redenzione ma dove la violenza e una sorta di volontaria ‘selvatichezza’ ne sigillano un carattere bisognoso di liberarsi dalla brutalità che distingue, che segna, la dura vita della Frontiera. Di contro è impossibile non soggiacere al fascino immenso dei totali, dei campi lunghi sui paesaggi naturali che scendono direttamente dai pittori della “Hudson River School”: e quando si parla di american wilderness, è ad Anthony Mann che si dovrebbe in primo luogo pensare. La sostanza narrativa di Terra lontana è complessa, e naturalmente si identifica in un doppio itinerario.

Quello interiore di Jeff Webster (J.S.), allevatore che scopre in sé un senso di responsabilità, una solidarietà verso gli altri, la constatazione che non essendo soli in questo mondo, a un certo punto bisogna pur fare i conti col prossimo senza armi in mano. Vogliamo dire che Jeff scopre la necessità della morale? E poi quello geografico: Wyoming, Seattle, Skagway, Dawson. Ciascuna “sede di tappa” è da ricordare perché di una chiarezza cristallina nel far capire allo spettatore come si costruisce drammaturgicamente un film western (un film western “moderno”, appunto…!).

Obbligatorio però citare l’importanza dei secondi ruoli, senza i quali la performance di James Stewart non avrebbe risalto: Walter Brennan (Ben) e Jack Elam (Frank) of course; John McIntire (Gannon); Jay Flippen (Rube); Royal Dano (Luke). Brilla come oro la presenza della franco-americana Corinne Calvet (Renée Vallon). Quanto a Ruth Roman (Ronda Castle), ancora una volta ci dice a voce alta che le attrici hollywoodiane univano alla perfezione capacità di recitare e fascino (tutti i westernofili e  i westernologi possiedono una copia della sua fotografia abbracciata a Gary Cooper ne Il colonnello Hollister).  

 

LE MIE  DUE  MOGLI 

Titolo originale: MY  FAVORITE  WIFE (1940)

regia: GARSON  KANIN

  • Domenica 3 gennaio  2021,  ore  21:10,  Rai  Movie  canale 24

 

Appuntamento obbligato con una delle migliori riuscite nel genere commedia della Hollywood età d’oro, quando ogni titolo che l’officina dei sogni allestiva, era una pepita d’oro (“golden nugget”…) grossa così.

La spedizione scientifica di cui è parte Irene Dunne fa naufragio, e la donna viene data per dispersa. Trascorsi sette anni, il marito Cary Grant ne chiede la scomparsa legale al fine di sposare Gail Patrick. Proprio il giorno del nuovo matrimonio tuttavia, la donna ricompare, e il meccanismo perfetto della commedia si mette in moto: non solo i due ‘vecchi’ coniugi sono ancora innamorati, ma si viene a sapere che lei – durante i sette anni – è certo stata su un’isola deserta, ma in compagnia del bello e aitante Randolph Scott…!

Come è noto, non si dà commedia di successo senza interpretazione ‘giusta’: e qui – capeggiate dallo specialista Cary Grant – anche le partner fanno scintille, a cominciare da Irene Dunne e Gail Patrick (1911-1980), curiosamente poco note nonostante la bravura e la venustà. Perfetto anche Randolph Scott (1903-1987), il quale interpretò più western di John Wayne, ma la cui recitazione ‘calma’, l’alta statura e l’aspetto di uomo integro ne fanno anche qui una ‘spalla’ ideale: il “momento della verità” (ovvero il primo incontro tra Grant e Scott) ha luogo accanto alla piscina di un albergo di lusso dove Scott sta ‘intrattenendo’ due splendide bellezze al bagno. Quanto a Cary Grant, si pensi, per esempio, all’inquadratura in cui è in ascensore e scorge all’improvviso Irene Dunne: occhi spalancati, gambe ferme, l’attore sposta il tronco in sincronia con la porta dell’ascensore che si sta chiudendo. Impagabile!

Ma non è finita qui, figuriamoci. Fra il molto che rimarrebbe ancora da dire, noteremo che il soggetto del film è invece di una serietà (di una ‘lacrimosità’) incredibili: si tratta nientemeno che dei 911 splendidi versi del poemetto Enoch Arden (1864), uno dei capolavori di Alfred Lord Tennyson, il maggior poeta dell’età vittoriana. Enoch Arden diede origine a una pièce teatrale, a un’opera musicale, a due film muti (uno dei quali diretto da D.W. Griffith). Pensate poi a che cosa è diventato qui nelle mani di Leo McCarey e di Garson Kanin!

Lo conoscete già? Bene, è il momento di ripescarlo prima di vedere il film. Non lo conoscete? Bene, è il momento di utilizzare  Amazon!     

“Le rubriche” di Fulvio Bella

“Sabato con Dante”

La parola di oggi 27 febbraio 2021

grasso

[…] esto pianeto, o, sì come comparte
lo grasso e ‘l magro un corpo, così questo
nel suo volume cangerebbe carte.
(Paradiso II, 77)

La parola ricorre nella Commedia tre volte, due in senso metaforico (aere grasso = denso; fanno grassi = si arricchiscono), una sola in senso proprio, in riferimento agli strati di grasso e magro presenti in un corpo fisico: il paragone è utilizzato, sorprendentemente, per discutere, niente meno, di una dibattuta questione astronomica, un problema che sarà ancora al centro dell’attenzione di Galileo, cioè la causa delle macchie lunari. (Accademia della Crusca – C.M.)

Noi siamo abituati a concepire la poesia come uno strumento per parlare d’amore, di bellezza, di gioia, di dolore, di morte addirittura ma la cosa sorprendente in Dante è come sappia usare la poesia (quella metricamente perfetta fatta di rime ed endecasillabi) per parlare di tutto: teologia, storia, geografia, filosofia e, come in questo caso, di astronomia. La cultura di Dante era di straordinaria ampiezza, non c’era un ramo dello scibile del tempo che non gli appartenesse e tutto sapeva esporre in poesia. Certo poi io, ma tutti credo, preferisco Dante quando parla d’amore. Quasi tutto il canto affronta la questione delle macchie della luna, con Beatrice che confuta le tesi che Dante aveva scritto nel Convivio. Ma anche a rieleggere tutta la dimostrazione, come faccio ora, più di tanto non capisco, del resto Dante mi aveva avvertito proprio all’inizio del canto:

O voi che siete in piccioletta barca,
desiderosi d’ascoltar, seguiti
dietro al mio legno che cantando varca,
tornate a riveder li vostri liti:
non vi mettete in pelago, ché forse,
perdendo me, rimarreste smarriti.
L’acqua che io prendo già mai non si corse;

….ed io sono, lo so, “su piccioletta barca”

 

 

 

 

“Sabato con Dante”

La parola di oggi 20 febbraio 2021

Bieco

[…] onde cessar le sue opere biece
sotto la mazza d’Ercule, che forse
gliene diè cento, e non sentì le diece.
(Inferno XXV, 31)

Detto dello sguardo vale “minaccioso, malevolo”, ma Dante usa l’aggettivo in senso morale per definire le azioni “scellerate” di Caco, represse da Ercole con violenza. Nel verso “opere biece” il plurale dell’aggettivo si presenta come in altri casi danteschi o di autori antichi, con la palatalizzazione del tema; la forma può alternare con quella di uso odierno (“biechi”, “bieche”). (Accademia della Crusca -A.N.)

Che Ercole non andasse tanto per il sottile si sa, è qui Dante ci ricorda che colpi con la sua mazza Caco, il Centauro che gli aveva rubato quattro buoi e quattro giovenche dalla mandria, con cento bastonate, anche se 90 furono inutili dal momento che, come ci racconta Dante sulla scorta di quanto scrive Ovidio, “non sentì le diece “perché già al decimo colpo era morto. Ma un altro collegamento è scattato in me, ed è con Tex Willer (si lo so a molti può sembrare irriguardoso questo affiancamento, ma in realtà il bello  è proprio vivere i grandi del passato, come accompagnatori del nostro vivere quotidiano). C’è infatti un episodio in cui Tex, come fece Caco che per non far capire la direzione presa trascinò le bestie rubate per la coda, cavalcò all’indietro per qualche miglio..Già che ci sono, voglio ricordare che Tex è pieno di trucchi, presi dalla storia, penso all’episodio in cui alcuni banditi legano paglia incendiata alla coda dei cavalli che lanciano poi nella pianura; i cavalli continuano a galoppare senza fermarsi, terrorizzati dal fuoco che gli brucia la coda e in questo modo incendiano le sterpaglie secche dei prati i e fermano gli inseguitori;  trucco questo, come ci racconta Sallustio, usato  realmente in Spagna da Quinto Sertorio generale romano del primo secolo avanti Cristo ; un altro trucco è quello usato da Laskarina Bouboulina, patriota greca nella lotta per l’indipendenza dai turchi, che nell’isola di Zante, mise centinaia di sagome di legno di uomini armati tra gli alberi dei boschi per far creder che l’isola era così difesa che non poteva essere attaccata. La cosa bella e incredibile è che il trucco funzionò per lei, ma anche nel forte dove Tex con pochi uomini era assediato (fb)

 

 

 

“Sabato con Dante”

La parola di oggi 13 febbraio 2021

lonza

Ed ecco, quasi al cominciar de l’erta,
una lonza leggera e presta molto,
che di pel macolato era coverta […]
(Inferno I, 32)

Dante nella Commedia indica con questo termine la terza fiera che gli va incontro nella selva oscura, considerata simbolo del vizio della lussuria e identificata dai commentatori di volta in volta con la lince, il ghepardo o il leopardo, come pare più probabile data la pelle coperta di macchie. Anche la lonza che indica il taglio di carne che compriamo oggi dal macellaio o dal salumiere è parola usata da Dante, non nella Commedia, ma in una delle Rime (“ma peggio fia la lonza del castrone”).
(Accadelia della Crusca – P.D’A.)

Devo confessare che quando mi è capitato di comprare la lonza non mi ha mai sfiorato il fatto di pensare a Dante Alghieri; nella mia mente la lonza dantesca è sempre stato un leopardo ed è raro che la velocità di chi mi servisse mi facesse pensare ad un leopardo. Forse sarebbe andato meglio se avesse prevalso il piano allegorico, tutto sommato lussuria e macellaio è pur sempre un paradigma erotico tant’è vero che su questo Alina Reyes ha scritto un libro (intitolato appunto “il macellaio”) dal quale il regista Aurelio Grimaldi ha tratto un film con Alba Parietti.

Ma oggi il commentatore dell’Accademia della Crusca mi ha aperto un mondo, da oggi posso benissimo immaginarmi che a servirmi al supermercato sia Forese Donati e chiedergli, in bello stile, ““se meglio fia la lonza del castrone”. Dai Dante, scusa, si scherza! (fb)

 

 

 

“Sabato con Dante”

La parola di oggi 6 febbraio 2021

marra

Non è nuova a li orecchi miei tal arra:
però giri Fortuna la sua rota
come le piace, e ‘l villan la sua marra.
(Inferno XV, 96)

Attrezzo da muratore, o anche (come lo nomina Dante) da contadino, la zappa, aggeggio necessario nel ciclo agricolo dell’anno; ma il Poeta lo nomina con un certo disprezzo, come cosa rozza e manuale di cui non intende curarsi, affaccendato in più alti disegni, pur nell’avversa fortuna. (Accademia della Crusca C.M.)

Si ognuno di noi dovrebbe essere, come Dante sostiene di esserlo stato, pronto ai colpi della Fortuna, sapendo che essa, indipendentemente da noi, dai nostri meriti o demeriti, gira come meglio crede. Ma Dante due versi prima aveva detto una cosa in più, “pur che mia coscienza non mi garra”, purché non mi rimorda la coscienza.

La parola “marra” che per Dante è poca cosa, diventa però una parola centrale in una magnifica poesia di Giovanni Pascoli; allora proseguendo nel “miscuglio poetico” che sempre mi piace fare,  e pensando inoltre al corso che all’Acu abbiamo tenuto su  Giovanni Pascoli , abbandono le fiamme dell’Inferno per passare “al mattinal fumare” dei campi dove i contadini sono intenti ad arare, sotto lo sguardo “saputo” del passero che aspetta gioioso la fine del lavoro , per lanciarsi su qualche seme

 

Arano

Al campo, dove roggio nel filare
qualche pampano brilla, e dalle fratte
sembra la nebbia mattinal fumare,

arano: a lente grida, uno le lente
vacche spinge; altri semina; un ribatte
le porche con sua marra paziente;

ché il passero saputo in cor già gode,
e il tutto spia dai rami irti del moro;
e il pettirosso: nelle siepi s’ode
il suo sottil tintinnio come d’oro
(Myricae 1891)

 

 

“Sabato con Dante”

La parola di oggi 30 gennaio 2021

inmillarsi

L‘incendio suo seguiva ogne scintilla;
ed eran tante, che ‘l numero loro
più che ’l doppiar de li scacchi s’inmilla

(Paradiso XXVIII, 93 )

Neologismo dantesco formato sul numerale mille, riferito alla moltiplicazione vertiginosa del numero degli angeli, che la mente umana non è in grado di contenere. Il verbo fu ripreso da Boccaccio e, in epoca moderna, da Pascoli, D’Annunzio, Gozzano, Saba e Montale. (Accadenia della Crusca C.G.)

Parafrasando: “Ogni angelo (scintilla) continuava a girare (seguiva) insieme al suo cerchio infuocato (L’incendio suo); e il loro numero era così alto (eran tante) che si moltiplicava (s’inmilla) più che la progressiva duplicazione (più che ’l doppiar) degli scacchi.

Questo è un altro canto che piace molto a chi si interessa di angeologia, e vuole conoscere l’assetto delle schiere degli angeli, e inoltrarsi tra le diverse tesi di Dionigi Aeropagita (l’intellettuale greco convertito al Cristianesimo dalle prediche di San Paolo ad Atene)  e di Gregorio Magno (importante Papa del VI secolo e dottore della Chiesa) circa la loro disposizione in cielo, discussioni che nel periodo di Dante avvenivano, nelle botteghe, nelle vie e tra la gente così comunemente, con ognuno che diceva la propria, come noi oggi discutiamo dell’assetto delle squadre di calcio, ma qui Beatrice dice chiaramente che aveva ragione Dionigi, che si rifece a quanto aveva visto San Paolo durante il suo rapimento in cielo descritta nella seconda epistola ai Corinzi. Ma io non sono per nulla interessato alle gerarchie angeliche, (e neppure all’assetto delle squadre di calcio a dire il vero) ma approfitto della terzina sopra riportata per ricordare a cosa si riferisce quel verso “più che ’l doppiar de li scacchi s’inmilla”

Vuole la leggenda che l’imperatore dell’India per ricompensare l’inventore del gioco degli scacchi che lo aveva fatto uscire dalla noia gli chiedesse di dire cosa volesse in cambio.

L’uomo, con aria dimessa, chiese un chicco di grano per la prima casella della scacchiera, due chicchi per la seconda, quattro chicchi per la terza, e via a raddoppiare fino all’ultima casella. Stupito da tanta modestia, il Principe diede ordine affinché la richiesta del mercante venisse subito esaudita. Gli scribi di corte si apprestarono a fare i conti, ma dopo qualche calcolo la meraviglia si stampò sui loro volti. Il risultato finale, infatti, era uguale alla quantità di grano ottenibile coltivando una superficie più grande della stessa Terra!

Non potendo materialmente esaudire la richiesta dell’esoso mercante e non potendo neppure sottrarsi alla parola data, il Principe diede ordine di giustiziare immediatamente l’inventore degli scacchi. E questo la dice lunga, a mio modo di vedere, sul modo che hanno i potenti per risolvere le situazioni quando hanno torto. (fb)

 

 

“Sabato con Dante”

La parola di oggi 22 gennaio 2021

 

inforsarsi

[…] ma dimmi se tu l’hai ne la tua borsa”.
Ond’io: “Sì ho, sì lucida e sì tonda,
che nel suo conio nulla mi s’inforsa”
(Paradiso XXIV, 87)

Neologismo dantesco formato sull’avverbio forse, significa ‘essere in dubbio’. Il verbo, usato anche come intransitivo non pronominale, ebbe un certo successo e fu ripreso, tra gli altri, da Petrarca, Boccaccio, Tasso, Alfieri. (Accademia della Crusca C.G.)

Insomma, Dante interrogato da San Pietro circa la qualità della sua fede risponde senza “inforsarsi”, non ha nessun dubbio: “ho nella borsa – risponde – una moneta così lucente (quindi di buona lega) e così rotonda (non consumata ai bordi, quindi integra nel suo peso) che riguardo al suo conio non c’è nulla che possa costituire per me motivo di dubbio.” Alla domanda precedente su cosa fosse per lui la fede Dante riesce a costruire una splendida terzina pur riportando testualmente le parole di San Paolo contenute nella “lettera agli ebrei” (XI,1) e chiosata da San Tommaso nella “Summa theolgica”

“fede è sustanza di cose sperate
E argomento de li non parventi,
questa pare a me sua quiditate”

L’interrogazione di San Pietro va avanti, ma Dante risponde sempre in modo perfetto (potevamo mai “inforsarci”?)

Detto questo su Dante, andiamo avanti sulla parola; visto che la Crusca dice che questo verbo è stato utilizzato anche da altri autori mi sono messo alla ricerca di altri esempi.

Eccone alcuni:

“e col suo operar sì mi convengo, / che parte alcuna di quel non s’inforsa / in me
Boccaccio, Ninfale d’Ameto

“Mi rota si ch’ogni mio stato inforsa
Francesco Petrarca, Il Canzoniere, sonetto 119

“Inforsa ogni mio stato
Torquato Tasso, Gerusalemme liberata 4,92

“Divido il tema: ed anco il dir m’inforsa.”
Vittorio Alfieri, satira nona

 

 

 

Inizio da questo sabato una rubrica che intitolo
“sabato con Dante”.

 

La rubrica prende spunto da una bellissima iniziativa dell’Accademia della Crusca che pubblica e commenta ogni giorno, dal primo gennaio 2021, una parola di Dante. Ciò come contributo alle iniziative per commemorare i 700 anni della sua morte avvenuta il 14 settembre de 1321. Parola di Dante fresca di giornata, così han chiamato la loro rubrica .

Io partirò ogni settimana (il sabato appunto) da una delle loro parole per poi trarre qualche considerazione personale da condividere con i lettori di questa pagina.

Mi sembra un’occasione davvero importante ma allo stesso tempo semplice e alla portata di tutti, per ricordare, rileggere ma anche semplicemente scoprire la grande eredità linguistica lasciata da Dante.

Cominciamo:

 trasumanar

Trasumanar significar per verba
non si poria; però l’essemplo basti
a cui esperienza grazia serba
(Paradiso, I, 70)

Neologismo dantesco per indicare un’esperienza che va oltre l’umano. Dante lo usa per indicare l’avvicinamento a Dio, ma il termine può essere esteso ad ogni condizione che vada al di là dell’esprimibile, dove le parole non bastano più.

Pensateci un attimo com’è davvero bella, originale e al contempo precisa questa parola inventata.

Lo sguardo dell’Arte di Elisabetta Sangalli

DOMENICA 21 FEBBRAIO ALLE ORE 14.30

ELIMELEKH -Video incontri di Lode e Ringraziamento

Elimelekh – Dio Re

Questa iniziativa nasce dall’aver avvertito in persone amiche il bisogno di ritrovare momenti di Fede condivisi.
Oltre ai “percorsi” e ai libri di Arte, questo luogo vuole offrire a chi lo desideri, o nutra una semplice curiosità, spazi di meditazione centrati sulla regalità di Gesù Cristo, unico Signore della vita. Gli incontri prevedono una preghiera di lode accompagnata da meditazioni d’arte.
Un’esperienza nuova per ritrovare il nostro “Centro di gravità” e stare alla presenza di Dio in tutta serenità.
La partecipazione è totalmente libera e non occorre alcuna iscrizione…!

Vu0i partecipare? Scrivimi a: losguardodellarte@gmail.com

QUANDO? Ogni terza domenica del mese dalle ore 14.30 alle ore 15.15

TI ASPETTO !

 

 

 

LEONARDO – TECNICA PITTORICA 003.

Leonardo rappresenta nei suoi disegni e nei dipinti tutti gli elementi: l’acqua (es. lo Studio del diluvio conservato alla Windsor Royal Library); la terra (es. nella Sant’Anna  e Madonna con Bambino del Louvre); l’aria e il fuoco (disegni conservati alla Royal Library). Raffigura il corpo nei suoi vari atteggiamenti, posizioni e il volto nei stati d’animo, raffigura paesaggi, flora e fauna. Ogni aspetto della realtà attira il Genio universale.

Nelle opere pittoriche il suo processo di conoscenza è affidato alla capacità della sua mano esperta. L’opera pittorica ci restituisce la sua conoscenza della realtà, perché per Leonardo la pittura non solo raffigurazione, ma anche via alla conoscenza. Pertanto, il pittore manifesta la sua discendenza da Dio. Scrive il Genio di Vinci: la pittura è nipote della natura, che è parente di Dio, i pittori sono nipoti a Dio”. La pittura è per l’artista-scienziato un bene universale, ed è composta essenzialmente di due parti articolate: disegno e prospettiva; colore e ombra.

La prospettiva appare intermedia tra queste due parti, essendo la propsettiva lineare propria del disegno, mentre la prospettiva cromatica appartiene al colore e all’ombra.

 

 

LEONARDO – TECNICA PITTORICA 002.

Nel libro di pittura di Leonardo leggiamo più volte la necessità di combinare la teoria e la pratica: “Studia prima la scienza e poi seguita la pratica nata da essa scienza” e anche quelli che s’innamorano di pratica senza scienza, sono come  quelli che entrano in Naviglio senza timone o bussola che mai hanno certezza dove si vadano. Sempre la pratica dev’essere edificata sopra la bona teorica”.

Per Leonardo La conoscenza e la rappresentazione della realtà costituiscono un binomio indissolubile; questo rapporto tra teoria e tecnica permette alla pittura di conformarsi alla realtà:

“La pittura è capace di considerare sia le opere umane che quelle divine, purché siano corporee. Ma la deità della Scienzia della pittura considera l’opere così umane come divine, le quali sono terminate dalle loro superfizie, cioè linee de’ termini de’ corpi”.

Il pittore deve essere in grado di dipingere ogni cosa e “Non può essere un bravo pittore se si limita alla rappresentazione di un solo genere di realtà: quello pittore non fia universale che non ama equamente tutte le cose che si contengono nella pittura” e conoscendo noi che la pittura braccia e contiene in sé tutte le cose che produce la natura, e che conduce l’accidentale operazione degli omini, et in ultimo ciò che si può comprendere con gli occhi, mi pare un tristo maestro quello che con solo una figura fa bene”.

Leonardo, Trattato della Pittura

 

 

LEONARDO – TECNICA PITTORICA 001.

“Il pittore con grand’agio siede dinanzi alla sua opera ben vestito, e move il levissimo pennello con li vaghi colori, et ornato di vestimenti come a lui piace; e l’abitazione sua piena di vaghe pitture, et pulita, et accompagnata spesse volte di musiche, o lettori di varie e belle opere, a quale, senza strepito di martelli od altri rumori misto, sono con gran piacere udite”. (Leonardo da Vinci, Libro di pittura cap. I, 36).

Per Leonardo la “Scienza della pittura”, come ogni tecnica, implica una profonda conoscenza e poi una conseguente applicazione in una conoscenza virtuosa di rappresentazione dove sono costantemente coinvolti mente-occhi-mani.

Lo stretto legame tra teoria e pratica è, infatti, l’aspetto ricorrente dell’attività artistica leonardiana, riscontrabile nella trattatistica, nei disegni, nell’opera pittorica, e nella stessa immagine che egli ama dare del pittore mentre dipinge  “elegantemente vestito, nell’armonia della musica”.

Per analizzare la tecnica pittorica di Leonardo occorre pertanto tener sempre insieme la teoria e la pratica, analizzando le sue opere alla luce di quella miniera di conoscenza che è il Genio di Vinci.

La vera scienza secondo Leonardo, coinvolge sia la teoria che la pratica; implica sia le dimostrazioni matematiche che l’esperienza; “la vera scienza si identifica proprio con la scienza della pittura la quale è prima nella mente del suo speculatore, e non poter venire alla sua perfezione senza la manuale operazione”.

Scrive inoltre Leonardo: “La scelta della pittura con l’invenzione della prospettiva, rende vedente la geometria: perché il pittore quello che per necessità della sua arte ha partorito essa prospettiva, e non si può fare per sè sanza linee, dentro alle quali linee si chiude tutte le varie figure dei corpi generati dalla natura, è sanza di quale l’arte del geometra è orba”.

Dunque la scienza della pittura è per Leonardo “vera” scienza, coinvolgendo il discorso mentale, la razionalità matematica. L’esperienza e l’operazione manuale coinvolge  occhi, mente, mani.

Come la scienza, così anche la pittura, è universale.

Il pittore può, e deve, conoscere e rappresentare tutto, “ed in effetti ciò che nell’universo per essenzia, presenzia o immaginazione, ecco il pittore l’ha prima nella mente, e poi nelle mani. L’occhio che si dice finestra dell’anima è la principale via donde il comune senso po’ più copiosa e magnificamente considerare le infinite opere de natura” e ancora “l’opere che l’occhio comanda alle mani sono infinite”.

 

 

 

 

Lo sguardo dell’arte
ha il piacere di invitarla alla presentazione del libro:

RAFFAELLO
La Divina Bellezza

Venerdì 29 gennaio 2021 alle ore 17:00

Partecipazione libera

Posti limitati a n. 25 partecipanti prenotazione obbligatoria entro Mercoledì 27 Gennaio 2021 scrivendo a:

losguardodellarte@ gmail.com

 

 

Lo Sguardo dell’ Arte

 

ha il piacere di invitarLa all’incontro

I gioielli di Leonardo

 

Mercoledì 20 Gennaio 2021 alle ore 17

la partecipazione è libera, prenotazione obbligatoria entro 
lunedì 11  gennaio scrivendo a:
losguardodellarte@gmail.com
indicando nome e cognome e n. di partecipanti

POSTI LIMITATI A N. 28 PRENOTAZIONI
L’evento si terrà sulla piattaforma iorestoacasa.work

 

“Gli articoli” di Katia Bortoletto

100 ANNI DI  STORIA

5° parte

ANNI 60

Il Decennio è ricco di innovazioni come il primo videogioco per computer inel 1962 che si chiama Spacewar!, il Dual-tone multi-frequency per i telefoni, Sketchpad uno dei primi programmi utilizzati di grafica per computer, il mouse, i primi registratori a cassette e videoregistratori, i primi sportelli automatici per il prelievo di contanti nelle banche e molto altro.

 

1960

  • Inaugurazione della XVII olimpiade a Roma

1961

  • Il 20 gennaio John Fitzgerald Kennedy diviene il 35º presidente statunitense. Con i suoi 43 anni è il secondo più giovane inquilino della Casa Bianca e propone le ambiziose sfide della “nuova frontiera” che conquistano gli americani.
  • Il 12 aprile l’astronauta sovietico Jurij Gagarin è il primo uomo a compiere un volo spaziale
  • Ad agosto i sovietici iniziano la costruzione del muro di Berlino.

1962

  • Viene pubblicato il primo 45 giri dei Beatles: Love Me Do

  • Marilyn Monroe il 4 agosto viene trovata morta nella camera da letto della sua casa di Brentwood, a Los Angeles, all’età di trentasei anni a causa di un’overdose di barbiturici.

 

 

 

1963

  • Martin Luther King marcia pacificamente su Washington, chiedendo insieme ad altre 200.000 persone, l’integrazione razziale. Il 28 agosto tiene lo storico discorso “I have a dream”
  • Il 22 marzo Esce Please Please Me, il primo album dei Beatles
  • Il 3 giugno muore papa Giovanni XXIII, che nonostante la breve durata del suo pontificato è stato uno dei pontefici più amati. Gli succede Giovanni Battista Montini che assume il nome di Paolo VI
  • Giulio Natta nel 1963 riceve il nobel per la chimica per aver inventato la plastica
  • Il 9 ottobre, un’enorme frana fa traboccare il bacino della diga del Vajont, la cui enorme ondata distrugge Longarone e altri paesi della valle. Muoiono 2.000 persone. Si parlerà di disastro annunciato, in quanto la pericolosità geologica della zona era a conoscenza della ditta costruttrice
  • Il 22 novembre a Dallas, Texas (Stati Uniti d’America) viene ucciso John Fitzgerald Kennedy, 35º presidente degli Stati Uniti d’America

1964

  • Viene incarcerato in Sudafrica Nelson Mandela
  • L’inglese Mary Quant inventa la minigonna, che suscita scandalo ma conquista subito le nuove generazioni
  • Inaugurazione della diga di Assuan

 

 

1965

  • Nell’ottobre viene inventato il primo “personal computer”, dalla Olivetti.
  • Viene inaugurato il traforo del Monte Bianco. # Viene assassinato Malcolm X, mentre viene arrestato Martin Luther King.

 1966

  • L’ Inghilterra vince il mondiale del 1966.
  • In Cina, Mao Tse-tung crea il movimento delle guardie rosse a sostegno della grande rivoluzione culturale
  • Inizia in Bolivia la guerriglia contro la dittatura di Barrientos. La rivolta è capeggiata dal cubano di origine argentina Ernesto Guevara, detto Che
  • La signora Indira Gandhi diventa il primo ministro dell’India
  • Il 4 novembre 1966 l’Arno straripa su Firenze

1967

  • 1º giugno esce Pepper’s Lonely Hearts Club Band, 8º album dei Beatles, che diventò il più famoso album della storia del rock nonché il primo concept album della storia.
  • Ernesto Guevara più noto come Che Guevara, El Che, Il Che o più semplicemente Che, viene ucciso il 9 ottobre dall’esercito boliviano. È stato un rivoluzionarioe guerrigliero argentino.

1968

  • Il 4 aprile viene assassinato Martin Luther King. Pochi mesi dopo, il 6 giugno 1968, a Los Angeles, viene ucciso anche Robert Kennedy, candidato alle presidenziali
  • Il 6 novembre, Richard Nixon viene eletto presidente degli Stati Uniti
  • Negli Stati Uniti, esplode il “fenomeno hippy”: gruppi di giovani, animati da ideali pacifisti e anarchici, propongono il ritorno alla natura e protestano contro la guerra del Vietnam.
  •  La contestazione studentesca dilaga in tutt’Europa: a Parigi, esplode il “maggio francese”, accanto agli studenti, protestano gli operai. Charles de Gaulle usa l’esercito per reprimere le manifestazioni, attirandosi l’accusa di “fascista”, ma alle successive elezioni è rieletto con una maggioranza schiacciante.
  • In tutt’Italia si susseguono le contestazioni studentesche ed operaie che poi prenderanno il nome di “Sessantotto”. Gli studenti occupano le principali università italiane e a Valle Giulia, Roma, presso la facoltà di architettura avvengono scontri durissimi fra gli studenti e la polizia. Nascono numerose organizzazioni alla sinistra del PCI, la cosiddetta “sinistra extraparlamentare” che accusano il partito comunista di aver abbandonato la strada della rivoluzione.
  • 24 dicembre Gli astronauti Frank Borman, Jim Lovell e Bill Anders diventano i primi esseri umani a raggiungere la Luna e ad orbitarci attorno

1969

  • Il 30 gennaio i Beatles si esibiscono per l’ultima volta sui tetti della Apple Corps
  • Il 21 luglio gli astronauti americani Neil Armstrong e Buzz Aldrin sono i primi uomini ad aver camminato sulla Luna
  • Iniziano ad Helsinki i primi colloqui fra Stati Uniti d’America e Unione Sovietica per la limitazione delle armi strategiche
  • A Woodstock, vicino a New York, si tiene un imponente raduno di hippy e vi si organizza per l’occasione un grande concerto che resterà nella storia della musica
  • In ambito televisivo il 13 settembre viene creato Scooby Doo uno dei cartoni animati più famosi ancora oggi
  • Costruzione del primo prototipo dell’aereo supersonico per il trasporto civile Concorde.

Cinema

Il cinema statunitense prevale in tutto il mondo. Il film di maggior successo nel questo decennio è Tutti insieme appassionatamente, del 1965; ma nello stesso periodo, in buona parte e fin verso la fine del decennio subirà una crisi per motivi di varia natura, soprattutto di pubblico. Si svilupperà poi la Nuova Hollywood, inaugurata nel 1967 con film come Il laureato e Easy Rider, di due anni dopo. Nel 1962 il musical West Side Story vince 10 premi oscar

 

 

100 ANNI DI  STORIA

4° parte

ANNI 50

Gli anni 50 sono stati un periodo di rinascita economica e industriale , l’America diventa un modello di sviluppo per i paesi europei e soprattutto per l’Italia ancora molto agricola.

L’industria divenne il settore trainante del decennio : automobili, telecomunicazioni e elettronica

E’ l’inizio delle grandi migrazioni dal Sud al Nord .

Sono anche gli anni bel ROCK N’ROLL , dei Blue jeans, delle Pin up: il cinema e la televisione influenzano la moda, gli usi e i costumi.

1950                                                                                                                                                                                  # guerra di Corea divisa tra USA E URSS

1951                                                                                                                                                                                  # prima trasmissione via radio del Festival di Sanremo

1952                                                                                                                                                                                  # Elisabetta II sale al trono del regno di Inghilterra . Incoronazione ufficiale  2giugno 1953

 

 

 

 

 

 

 

1953                                                                                                                                                                                    #  5 marzo morte di Stalin

1954                                                                                                                                                                                   #  3 gennaio la RAI inizia la trasmissione dei programmi televisivi in bianco e nero                              (rimarranno tali fino al 1977)

 

 

1955                                                                                                                                                                         

LOS ANGELES – 1955: Actor James Dean poses for a Warner Bros publicity shot for his film ‘Rebel Without A Cause’ in 1955 in Los Angeles, California. (Photo by Michael Ochs Archives/Getty Images)

#  Jeams Dean muore in un incidente stradale ,aveva appena ottenuto un enorme successo con il film  “ Gioventù bruciata”

 

 

 

 

 

 

 

1957
 #  inizio della  CORSA ALLO SPAZIO, il  4 ottobre l’URSS lancia lo  SPUTNIK 1. Seguito un mese dopo dallo SPUTNIK 2 con a bordo il primo essere vivente la cagnetta LAIKA

#  Federico Fellini vince l’Oscar con il film “La  strada”  con Giulietta Masina.

 

 

1958                                                                                                                                                                        

#  7 dicembre  inaugurazione del primo tratto di AUTOSTRADA DEL SOLE da Milano  a Parma

1959    

#  esce il film BEN –HUR   vincitore di 11 Oscar

#  Albert  Sabin scopre il vaccino antipolio

#  Fidel Castro conquista l’Avana  instaurando un regima socialista e nazionalizzando tutte le industrie e le proprietà straniere. Che Guevara diventa l’idolo delle folle , simbolo della rivolta degli umili contro l’imperialismo americano.

#  nascono i primi  videogioco

 

 

100 ANNI DI  STORIA

3° parte

ANNI 40

Le numerose battaglie e occupazioni lasciano distruzione e disperazione. In questi momenti pesanti e difficili la musica diventa simbolo di speranza e libertà.

Negli Stati Uniti lo SWING si impone come stile musicale più popolare e le Big Band fanno tour in tutto il paese.

Stelle del momento Glenn Miller, Frank Sinatra , Ella Fitzgerald, Louis Armstrong  .

Popolarissimi i balli  swing come il BOOGIE WOOGIE o il ROCK’N’ROll che fanno ballare tutti.

 

 

 

 

Viste però le condizioni economiche difficili e le limitazioni poste dalla guerra il look e la vita di questi anni si caratterizza soprattutto per la semplicità e l’utilizzo di materiali poco costosi .

 

1940  
# Siglato Patto TRIPARTITO tra Germania Italia e Giappone

#  10 giugno  l’Italia dichiara guerra a Francia e Inghilterra.

1941                                                                                                                                                                        #luglio in Europa cominciano le deportazioni degli ebrei nei campi di concentramento.

#  7 dicembre  i Giapponesi bombardano a sorpresa il porto americano di Pearl Harbor

 

 

 

 

 

 

#  dichiarazione di guerra degli Stati uniti.

#  Korand Zuse inventa il primo computer lo Z3

 # Percy Spencer costruisce il primo forno a microonde, era alto  m.1,80 e pesava 340 kg.

1942
# lo sviluppo della tecnologia nucleare come fonte di energia porterà alla creazione della BOMBA ATOMICA

#Glenn Miller vince il disco d’oro per la canzone “Chattanooga choo choo”.

1943                                                                                                                                                                                   # negli Stati Uniti viene assemblato l’ENIAC il primo computer multiuso della storia.

#19 aprile i tedeschi su ordine di Himmler iniziano la barbara distruzione del ghetto di Varsavia. L’operazione che avrebbe dovuto durare tre giorni si protrasse per quattro settimane . Le vittime furono oltre 400.000.

#10 luglio sbarco in Sicilia degli Americani al comando del Generale Patton e degli inglesi al comando del Generale Montgomery.

1944                                                                                                                                                                                   #  6 giugno le truppe Alleate sbarcano in Normandia è il D DAY

1945                                                                                                                                                                                  # 25 aprile  Italia liberata dal  nazifascismo

# 6  e 9 agosto ATOMICHE su HIROSHIMA E NAGASAKI  il 2 settembre il Giappone si arrende è la FINE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE.

1946                                                                                                                                                                                    # REFERENDUM in Italia vince la Repubblica

1947                                                                                                                                                                                    # Viene realizzato il primo  transistor predecessore del microchip

#27 dicembre firma della COSTITUZIONE che entrerà in vigore il 1° gennaio 1948

 1948                                                                                                                                                                                   # il Presidente Luigi Einaudi firma la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo.

 

 

 

 

 

 

 

100 ANNI DI  STORIA

2° parte

ANNI 30

Tra il 1930 e il 1940 una serie di avvenimenti e mutamenti sociali, politici, e tecnologici, intrecciandosi fra loro, crearono, e in alcuni casi completarono, le basi di un assetto mondiale di cui ancora oggi risentiamo gli effetti. Il consolidamento del fascismo, e la diffusione della sua idea di uomo, l’ascesa del regime nazista con la sua religione, e la sua filosofia razziale, facevano da sfondo alle innumerevoli scoperte in campo scientifico.

Mai nella storia  avvennero fatti tanto sconvolgenti quanto quelli sotto il periodo nazi-fascista. Mai in così poco tempo, la tecnologia e la scienza produssero un quantitativo innumerevole di scoperte e applicazioni, ma ciò che più conta, e che mai prima d’ora, le scienze e le tecnologie andarono di pari passo con le esigenze delle ideologie e furono così applicate nella guerra.

1930                                                                                                                                                             #  L’Uruguay vince il primo Mondiale di calcio della storia                                                                                                        #  Viene prodotto il lungometraggio “il re del Jazz “ primo musical a colori                                                        #  Scoperta del pianeta Plutone

 

1931                                                                                                                                                                                      #  1° maggio inaugurazione dell’Empire State Building a New York il grattacielo più alto del mondo con 443 metri                                                                                                                                                                #  Ernst Ruska mette a punto il microscopio elettronico

 

1932                                                                                                                                                                                 #  Amelia Earhart  è la prima donna a trasvolare l’Atlantico

#  La Walt Disney utilizza per la prima volta una pellicol a in Technicolor

 

 

 

 

1933                                                                                                                                                                                   # # 30 gennaio Adolf Hitler viene eletto Cancelliere tedesco 30 gennaio. Iniziodel regime nazista in Germania che porterà alla Seconda guerra mondiale; vengono costruiti i primi campi di sterminio e l’antisemitismo diventa sempre più marcato.

#  Negli Stati Uniti viene abolito il Proibizionismo

#  Diventa di moda la maglia bianca con il coccodrillo usata dal tennista Lacost

 

1934                                                                                                                                                                                      #  Pirandello riceve il premio Nobel per la Letteratura

# Nasce a Hollywood la 20th Century Fox

#  10 giugno L’Italia vince i Mondiali di calcio

#  Wallace Carothers inventa il NYLON

1935                                                                                                                                                                        #  Lo swing si afferma come componente definitiva del jazz e inizia a diffondersi in tutto il mondo  #   Inizia l’era delle Big band

#   Inizia la Guerra d’Etiopia

#  Il fisico Watson –Watt dimostra l’impiego del RADAR per localizzare oggetti , navi e aerei molto al di là della portata dei  normali strumenti.

 

1936   

#  5 maggio il maresciallo Pietro Badoglio entra ad Addis Abeba  mettendo fine alla guerra  d’Etiopia.

# Un fallito colpo di stato contro il governo repubblicano  da parte di gruppi nazionalisti spagnoli di estrema destra , sfocia in una guerra civile. Scoppia la Guerra Civile Spagnola.

#   Alle Olimpiadi di Berlino il nero Jesse Owens vince quattro medaglie d’oro nell’atletica davanti ad Hitler che, per non stringergli la mano, abbandona lo stadio.

#  L’11 dicembre re Edoardo VIII del Regno Unito abdica per sposare l’americana Wallis Simpson, gli succede il fratello col nome di Giorgio VI.

 

1937    

#  Enrico Fermi vince il Nobel per la fisica

#  presentazione in anteprima mondiale del film disneyano “Biancaneve e i sette nani “.

 

1938      

# giugno l’Italia vince per la seconda volta i mondiali di calcio.

# 27 ottobre la DU PONT annuncia la realizzazione di quello che ancora oggi può considerarsi il materiale sintetico più versatile e diffuso , in grado di assumere grazie a semplice riscaldamento tutte le forme possibili il NYLON .     

#  In Germania, le persecuzioni contro gli ebrei raggiungono il culmine in novembre nella Notte dei cristalli.

#  Promulgati i Decreti Razziali

# Dopo diversi tentativi, i fratelli Bíró,  brevettano in Ungheria e nel Regno Unito la loro penna. La piccolissima sfera su cui scorreva l’inchiostro, fatta di acciaio, era messa in una cavità alla fine dello stretto tubo che conteneva l’inchiostro.

 

1939    

# Si conclude in Spagna la Guerra Civile con la vittoria del generale Franco e l’instaurazione di un regime dittatoriale  .

#  Primi fumetti con Supereroi :Superman e Batman

# 1° settembre  La Germania invade la Polonia , atto che segna l’inizio della SECONDA GUERRA MONDIALE

#  Frank Sinatra diventa l’idolo dei giovani con la canzone “ All or nothing at  all”

# 15 dicembre  ad Atlanta 1° mondiale del film VIA COL VENTO vincitore di 10 Oscar

#  Ernst Heinkel costruisce il primo aereo a reazione.

 

 

 

1° parte

ANNI 20

Definiti gli ANNI RUGGENTI ,gli anni venti sono un periodo di grande cambiamento. Favorito da un fenomeno di grande espansione industriale  è anche il decennio in cui la donna cambia il suo ruolo nella società, essendosi trovata , durante la 1° guerra mondiale, a dover sostituire gli uomini nei lavori più disparati ,sconvolgendo così la tradizionale divisione tra i sessi .Negli Stati Uniti esplode l’età del jazz . All’art nouveau succede l’art decò.

In America il ballo del Charleston e la sua musica è l’incarnazione dalla gioia di vivere e della frenesia che pervade tutto il decennio fino alla Grande Depressione.

Nome famoso come cantante e ballerina , anche per i suoi particolari costumi di scena fu Josephine Baker.

Famosa stilista dell’epoca Coco Chanel lancia il nuovo stile dei capelli corti a caschetto e la gonna al ginocchio (le inglesi suffragette e le americane plapper in Italia chiamate Maschiette)

 

1920
# 16 gennaio entra in vigore negli Stati Uniti il Proibizionismo che mette al bando la produzione ,la  vendita e l’importazione di alcolici

# il 28 agosto il 19° emendamento della Costituzione degli Stati Uniti concede per la prima volta il voto alle donne

1921
#  nasce il partito comunista cinese tra i dirigenti Mao Tse Tung

1922
# 28-29 ottobre Marcia su Roma dei fascisti. Benito MUSSOLINI assume il potere come capo del governo italiano

1923                                                                                                                                                                          #  1 1 settembre un catastrofico terremoto seguito da incendio distrugge Tokio e Yokohama, causando quasi 100.000 vittime                                                                                                                                        # Viene avviata la costruzione dell’Autostrada dei Laghi, la 1° autostrada del mondo, che  collega Milano  con Como e Varese  e le zone del Lago Maggiore. Verrà inaugurata nell’anno 1925. Il pedaggio costava per una macchina media 17 lire

1924   

#  10 giugno rapimento e assassinio di Giacomo Matteotti ordinato da Mussolini.

#   6 ottobre prima trasmissione radiofonica italiana

 

1925   

#    Stalin diventa presidente dell’URSS dopo una lotta di potere con Trotsky

#   Adolf Hitler espone il suo programma politico nel libro “MEIN KAMPF ( La mia battaglia)

#  Viene costruito il primo prototipo di televisione

 

1927    

#   1° film parlato “Il cantante di jazz”

#  Charles Lindbergh compie la prima trasvolata atlantica a bordo dell’aereo Spirit of Saint Louis da New York a Parigi, impiegando 33 ore e 30 minuti

#  si corre la prima edizione della  Millemiglia

 

1928   

#  La Kodak lancia la prima pellicola cinematografica a colori

#   Walt Disney debutta con il primo cortometraggio di TOPOLINO intitolato “ Streamboat Willie”

#   Richard Drew inventa il nastro adesivo, dopo aver constatato le difficoltà che avevano gli operai di una fabbrica di automobili nel dipingere le auto di due colori diversi .

#   Alexander Fleming scopre la PENICILLINA

#  Partenza del dirigibile ITALIA progettato e guidato da Umberto Nobile.

1929   

#  11 febbraio firma dei PATTI LATERANENSI , concordato tra Stato della Chiesa e Stato Italiano.

#  Dal 1° agosto al 4 settembre il dirigibile tedesco ZEPPELIN compie il giro del mondo.

#  24 ottobre disastroso CROLLO FINANZIARIO  DELLA BORSA DI WALL STREET .

 

E’ la fine di un periodo in cui tutti erano convinti che tutto fosse possibile.

La crisi economica divenne mondiale  causando povertà e disoccupazione e criminalità.

“Gli articoli” di Claudio Pollastri

AUGURI!!!

Penblwydd Hapus a Mal (ex Primitives), nome d’arte del cantante e attore gallese naturalizzato italiano Paul Bradley Couling che festeggia 77 anni. E’ nato a Llanfrechfa, Galles, il 27 febbraio 1944. Sempre disponibile alle interviste dove ricorda l’incontro con Lucio Battisti e i film con Giacomo Agostini e Silvia Dionisio.

 

 

 

 

 

 

219 anni fa, il 26 febbraio 1802

 Nasceva a Parigi Victyor-Marie Hugo. Tra le sue opere più conosciute NOTRE-DAME DE PARIS (1831) e I MISERABILI (LES MISERABLE, 1862). “Sono affezionata a Hugo perché il suo capolavoro è stato il mio primo lavoro importante in televisione…”, mi ha spiegato Loretta Goggi che aveva interpretato Cosetta-bambina accanto a un bravissimo Gastone Moschin nel ruolo di Jean Valijean nella serie-tv I MISERABILI trasmesso in 10 puntate da Raiuno dal 1963 al 1964.

 

 

 

 

 

20 febbraio … Auguri a:

di cuore a Johnny Dorelli, nome d’arte di Giorgio Domenico Guidi, che festeggia 84 anni. E’ nato a Milano il 20 febbraio 1937. “Dopo avere partecipato a 9 Festival e averne vinti 2, nel 1958 e 1959, ho provato l’esperienza di presentarlo…”, mi aveva dichiarato al Mercato dei Fiori di Sanremo il 27 marzo 1990 dove conduceva la 40^ edizione insieme con Gabriella Carlucci.

Happy Birthday a Cynthia Ann, detta Cindy, Crawford che festeggia 55 anni. E’ nata a Dekalb, Illinois, Usa, il 20 febbraio 1966. “Tornare in Italia mi emoziona sempre perché mi ricorda Gianni Versace e il film BODY GUARD…”, mi aveva detto a Roma il 28 maggio nelle pause di uno spot.

 

 

 

131 anni fa, il 10 febbraio 1890, nasceva a Mosca Boris Leonidovic Pasternak. “Mio padre mi aveva spiegato il ruolo di Olga diventata Lara nel suo capolavoro…”, mi aveva detto il figlio Evgenij giovedì 22 novembre 2007 a Milano in occasione dei 50 anni dalla pubblicazione de IL DOTTOR ZIVAGO.

 

   

 

 

 

 

 

 

La vera storia della Lituania

Kotrina Buono  (pronipote del quarto Presidente Lituano) che  si occupa di far conoscere la storia del suo paese e Jurga Po Alessi, filologa lituana, fotografia ed esperta di tè, che si occupa di arte e filologia. Lituane di origine e ambedue sposate con italiani, hanno  ricordato il non certo semplice percorso e le le varie lotte sostenute dal popolo prima di arrivare alla sospirata indipendenza nel 1990, per poi entrare nell’ONU nel 1991 e nell’ Unione Europea nel 2003.

La  Lituana, la più grande delle tre repubbliche del blocco sovietico con 2.900.000 abitanti, con la più alta percentuale di cattolici, paese delle piogge, cieli grigi e inverni che durano sei mesi e dove una mug fumante di tè è un momento di time-out dall’austera realtà,  è sicuramente una nazione ricca di storia che meriterebbe essere conosciuta anche grazie alle varie testimonianze del suo travagliato passato .

 

 

 

8 FEBBAIO 2020 DANIELE RUBBOLI

LIETI CALICI: UN VIAGGIO NELLA MUSICA DAL LAMBRUSCO ALLO CHAMPAGNE
Giornalista professionista e musicologo modenese, membro dell’Accademia italiana della cucina, affronta l’argomento del connubio musica vino, assunto come testimonial. Lo scorrere del vino e la musica sono da sempre presenti nella storia, popolare e non, trovando rappresentazione nel teatro lirico, nel melodramma ma anche nella musica leggera come nelle canzoni d’autore. Ovunque c’è musica le persone non solo ballano, ma sognano e … brindano!
In una parrocchia è stato ritrovato un inno al vino che così si esprime:
“Già si dice nel Vangelo che chi non beve non va i cielo, come disse il Padre Eterno chi non beve va all’inferno, lassù in ciel Gesù Bambino beve sempre e solo vino ed il vecchio Abramo gran patriarca con il vino andava in barca, San Giuseppe il putativo se beveva era giulivo e Giovanni il Battista era sempre il primo in lista, e quell’altro San Giovanni lo bevette per cent’anni; San Gregorio detto il Magno con il vin faceva il bagno e nel vino San Tommaso ci metteva pure il naso, l’immortale Celestino sol beveva il Grignolino e da piccolo San Lucio lo succhiava con il ciuccio, Sant’Ambrogio di Milano predicò col fiasco in mano e con un sol bicchier di vino convertì Sant’Agostino, Sant’Antonio del porcello lo beveva dal mastello, San Giacomo il maggiore lo beveva a tutte le ore, e a quell’altro Giacomino piaceva tanto tanto il vino; Anna e le suore di clausura avean il fiasco alla cintura, mentre le cottolenghine se la fan con le cantine… ma anche noi un quartiletto lo beviam al divin banchetto perché inebria tutti quanti e ci fa diventar santi ed in cielo tra i beati noi berremo vino chianti andando a spasso in compagnia con Gesù e con Maria”.
Il libro “LIETI CALICI” è una documentata esposizione storica di quanto unisce il grande piacere della musica a quello altrettanto piacevole della musica. Si dice che il vino ben fatto sia una “poesia” ma si potrà scoprire come in realtà abbia influenzato intere generazioni di musicisti di ogni dove ed appartenenti ai più svariati generi.

 

 

64 anni fa, il 3 febbraio 1957

Nasceva Carosello che per 20 anni, fino al 1° gennaio 1977, sarebbe stato l’ultimo spettacolo per i bambini prima di andare a nanna. Nel 1985 anche un anti-pubblicità come Federico Fellini si lasciava sedurre e girava lo spot-cult dei “rigatoni” Barilla. “E’ stata un’esperienza indimenticabile essere diretta, dopo Pupi Avati e Dino Risi, da Fellini anche se solo per uno spot pubblicitario…”, mi aveva detto Greta Vaillant a Roma il 7 marzo 1986.

 

 

 

 

 

2 febbraio 1925 – ilsiberian husky

2 febbraio 1925, Nome, Alaska. Balto entra in città con l’antitossina contro la difterite. E’ il siberian husky di 6 anni che compie l’ultimo tratto di un percorso lungo 674 miglia in circa 127 ore e mezzo con una temperatura di 40 gradi sotto zero. New York gli ha dedicato una statua a Central Park. L’ho visitata in un raccoglimento quasi religioso

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

26 gennaio  2019 

Serena e Stefano, due dei quattro figli (gli altri sono Marilena e Lamberto) di Giulio Andreotti hanno presentato  in questa incontro  l’ultimo libro dell’ex senatore “Il buono cattivo” pubblicato postumo in occasione del centenario dalla nascita.                                                                            Il libro – come ricorda Serena – è stato da lei ritrovato mentre stava sistemando le carte del famoso e documentatissimo archivio del padre. Tra i documenti aveva trovato gli appunti scritti nel 1973 e che facevano parte di un libro impostato sullo stile narrativo, non saggistico e nemmeno politico, ma che tuttavia contiene i commenti su persone e fatti di quel periodo, trattati con l’abituale arguzia e ironia che lo avevano caratterizzato nella vita pubblica.

L’incontro con i due figli di Andreotti è stata l’occasione per scoprire alcuni particolari inediti della vita privata dell’uomo politico più temuto, celebrato, controverso del secolo scorso, alcuni  aspetti conosciuti da tutti come la fede che lo portava ad andare a Messa tutte le mattine e l’altra incrollabile fede, quella calcistica per la Roma. Meno nota la passione per le corse dei cavalli sui quali scommetteva regolarmente e per il cinema americano in particolare, quand’era studente, per l’attrice Carol  Lombard  perché “gli uomini, anche politici, preferiscono le bionde”. Un occasione da parte del pubblico per farsi raccontare dai due figli anche i retroscena familiari dei drammi che hanno segnato la vita italiana e quella di Andreotti in particolare come l’assassinio di Aldo Moro.

 

 

 

19  GENNAIO 2019  GIUSEPPE  GHINI
Docente Università di Urbino uno dei massimi slavisti italiani

La Russia da Rasputin a Putin passando per l’Arcipelago Gulag di Solgenistn.. L’incontro ha permesso  di cooscere le verità nascoste dietro l’internamento di Solgenistin, il potere occulto nella personalità magnetica e carismatica del monaco Rasputin e la libertà vigilata dell’attuale presidenza di Putin. Ghini. che conosce come pochi tutte le pieghe del potere sovietico,   viene chiamato spesso da registi di cinema e di fiction per sovrintendere le produzioni che riguardano la storia della Russia e ha spiegato in modo dettagliato le peripezie, le mezze verità e la leggenda che circondano “Il dottor Zivago” il capolavoro di Pasternak,  che ha fatto sognare i romantici della storia russa e innamorare eserciti di fan di Omar Sharif

 

 

13 GENNAIO 2018: SCOPRIAMO ADRIANO CELENTANO
con CLAUDIO POLLASTRI
BRUNO  PERINI  nipote diretto (figlio sorella) Celentano 80 anni

BRUNO PERINI, giornalista economista e giudiziario, interviene come ospite in occasione degli 80 anni di Celentano quale nipote intellettuale, figlio della sorella Maria, e presenta il suo libro “Memorie di zio Adriano” di cui ne racconta la vita dopo averla vissuta di persona. Non la solita biografia centrata solo sul personaggio, ma svolta in parallelo con il contesto socio politico, come per esempio il riferimento iniziale al 1938 con emissione delle leggi razziali in coincidenza con l’anno della sua nascita.

Gli episodi sono notizie inedite con episodi sconosciuti, tratti alcuni dal racconto diretto della madre ed altri dallo stesso Adriano, visto come artista ma anche come zio giocherellone. Emerge la figura di una generosità totale e senza interessi nei confronti della famiglia, con un grande senso dell’amicizia, anche se talvolta non ricambiata e anzi proprio tradita utilizzando il suo nome e la sua carriera per interessi personali. Caratteristica delle sue apparizioni in televisione nei vari spettacoli è sempre stata la regola di una massima libertà di espressione e assenza di un copione prestabilito autorizzato. La sua storia, raccontata così da vicino, diventa così la nostra storia e l’ eccezionale grandiosità di questo mostro sacro della musica italiana assume un gusto piacevolmente familiare, così come con la stessa familiarità lo abbiamo conosciuto meglio grazie alla descrizione in diretta di questo amato, anche se talvolta contestato, nipote.

 

 

 

40 anni fa, l’8 dicembre 1980 …

40 anni fa, l’8 dicembre 1980, alle 22,51 local time John Winston Lennon veniva ucciso nella 72^ Strada nell’Upper West Side di New York. L’ex Beatles era stato colpito da 5 proiettili di pistola sparate alle spalle da Mark David Chapman. Lennon aveva 40 anni. Con lui c’era la moglie Yoko Ono, che il 29 settembre 2007 mi raccontava la tragedia mentre inaugurava la Mostra SOGNARE al Museo Santa Caterina di Treviso. “Ricordo ogni istante di quella sera – mi diceva Yoko accanto all’allora Sindaco-Sceriffo della Lega di Treviso Giancarlo Gentilini – ho ancora fisso nella mente lo sguardo e le ultime parole di John che se ne andava per sempre ma non è mai uscito dal mio cuore…”

 

 

2 DICEMBRE 2017 CLAUDIO POLLASTRI CON MASSIMILIANO  GUTTADURO   e  ROBY  RONZA

Incontro centrato sulla figura di Madre Teresa di Calcutta, presentata nel suo aspetto familiare da Massimiliano, la cui mamma è la nipote diretta quale figlia del fratello minore di Madre Teresa da tutti universalmente conosciuta nel suo ruolo di assistenza sociale rivolta all’ultimo degli ultimi. Meno noto il forte legame mantenuto con la sua famiglia in particolare con il fratello con cui spiccava anche una notevole identificazione fisica: occhi penetranti, naso prominente, viso molto rugoso in età avanzata… unica differenza la statura (il fratello era alto 1,81 m). Li accomunava anche la sofferenza per la lontananza dall’Albania, terra natale e per Lei anche il senso di colpa di aver abbandonato per diventare suora la madre in quel paese che viveva sotto una stretta e terribile dittatura comunista. Testimonia l’attaccamento alla famiglia anche il fatto che da ammalata aveva preferito l’assistenza della cognata in quella struttura all’avanguardia a cui l’avevano costretta le consorelle, contrariamente al suo desiderio che l’avrebbe voluta uguale ai suoi poveri. Massimiliano ha ricordato con intensa commozione il loro ultimo incontro quando,  spinto  da un inspiegabile desiderio di vederla dopo tanti anni  nel maggio del 1997 l’ha raggiunta a Roma, pochi mesi prima che morisse. Altro particolare che attribuisce alla Provvidenza che sente da sempre presente nella sua vita, il fatto che le foto scattate in questa occasione gli sono state recapitate il 5 settembre, giorno in cui Madre Teresa si è spenta a Calcutta. Tutto questo anche se tra loro non vi era uno strettissimo rapporto e ne ha percepito e avverte ancora oggi la grandiosità attraverso le persone che le sono state vicine e che, attraverso loro, continua a diffondere la sua fiamma.

Roby Ronza, giornalista e scrittore, l’ha incontrata per un’intervista del settimanale  “Il sabato” in occasione della consegna del premio nobel  per la pace nel 1979. La attende a Calcutta dove riesce ad avere un incontro, più lungo e più completo di quanto si era preparato, facendone emergere la semplicità e l’umiltà

 Che effetto le fa aver ricevuto il premio Nobel?

Un mucchio di grattacapi, un mucchio di gente che viene a trovarmi da ogni parte del mondo, un gran superlavoro: questo è l’effetto finora”

La incontrerà poi in occasione del MEETING DI Rimini nel 1987 e resterà nuovamente affascinato da questa figura che viveva con il Rosario in mano in perenne preghiera che interrompeva per rispondere alle domande senza però distrarsi, che dava grande importanza all’amore, all’amicizia, capace di farsi capire da tutti, cristiani, musulmani, ebrei, quale “matita del Signore” come Lei stessa amava definirsi.  

 

Happy Birthday a Kimila Ann

Happy Birthday a Kimila Ann, semplicemente Kim, Basinger che compie 67 anni. E’ nata ad Athens l’8 dicembre 1953. “Ho sempre lottato in difesa degli animali e contro l’uso delle pelliccia nella moda”, mi aveva dichiarato il 31 ottobre 1990 a Castiglione delle Stiviere nelle sede della Golden Lady di cui era testimonial

 

“Gli articoli” di Don Ivano Colombo

RIFLESSIONE

A 50 ANNI DALLA MORTE DI GIUSEPPE UNGARETTI

A 100 ANNI DALLA “SPAGNOLA”

LA POESIA CI SALVA ANCORA

 

Introduzione – (a seguire l’analisi di singole opere)

In questa forzata pausa che ci costringe tutti a casa, ma soprattutto ci vede isolati, non c’è spazio se non per la parola, la nostra e la sua, quella di Dio. E’ la parola semplice e ricca della poesia, quella di sempre e quella che si rinnova in presenza di realtà che impongono di non perdersi, di non lasciarsi andare, di non rinunciare ad essere, ad esistere. E l’uomo c’è, soprattutto per la parola, quella che l’ha creato e quella che lui stesso crea, quella che l’ha salvato e quella che lo continua a salvare. Questa parola può e deve diventare comunicazione di vita, come lo fu anche in altri tempi.e se sembrava morta la parola ci rimane la parola scritta, che risveglia la speranza, fa risorgere la vita, ridona l’alito dello Spirito, purché sia una parola creatrice, come quella di Dio; purché sia una parola salvatrice, come quella del Signore risorto che fa risorgere. E questa parola, proprio perché crea, produce, rivitalizza è la parola della poiesis con cui si indica il fare che procede dal cuore, lo stesso fare che appartiene a Dio e che Dio partecipa all’uomo. E’ la parola della poesia, quella innata in ciascuno, perché ognuno di noi, anche senza tecniche particolari, può generare da sé la parola con cui è stato generato e con cui può continuare a generare.

1
In tempi di morte, o, meglio, di una vita sempre più flebile, perché la morte vorrebbe trionfare, facciamo venir fuori la parola ricreatrice, rivelatrice, rigeneratrice, perché anche così possiamo vincere silenzio e caos che vorrebbero travolgerci e spegnerci. Si è parlato nel secolo scorso della morte della poesia, perché nessuno poteva cantare, in presenza di un disastro che aveva annientato la vita di tanti  e la speranza di tutti. Si è aggiunta poi la constatazione che si era pure spento il poeta, come dava ad intendere nel suo film, “La tigre e la neve”, Roberto Benigni, quando l’amore appare calpestato e, con esso, il senso della giustizia, che è prima di tutto rispetto e onore verso ogni persona, soprattutto chi è  più debole. E, se pure il poeta si appende “ai salici di quelle terre” insieme con la sua cetra, allora non resta più chi possa elevare la voce creativa e quindi operativa. Ma la poesia non è mai del tutto spenta, perché alberga nel cuore di chiunque conserva lo spirito vitale e anche in tempi oscuri è capace di far parlare la voce del cuore. Ed è questa poesia, così “naturale”, che dobbiamo far emergere perché questa comunicazione è ancora possibile, proprio mentre ci è richiesto l’isolamento. Ci resta la parola. E non è cosa da poco. Soprattutto quando pensiamo che in principio a tutto ci deve essere sempre la parola; anzi, la Parola, quella che facendosi carne assume la fisionomia di ciascuno di noi e ci viene a dire che la Parola, cioè la vita, cioè la persona vivente, va conservata, sempre, anche quando, spegnendosi, non avendo più respiro, verrebbe negato di esserci. Ma la Parola che ha creato l’essere vivente è la stessa Parola che lo fa rivivere, o comunque sentire sempre vivo. E noi così vogliamo sentire anche coloro che in queste ore ci sono stati portati via, davvero strappati anche nella lacerazione già dolorosa di una morte che non consente più nessun saluto, in quella fisicità che per noi è tanto importante, è davvero di valore.

Recuperiamo allora la Parola e anche la nostra parola, quella che ci esce spontanea dal cuore e che può essere poesia, non come artificiosità, ma come espressività profonda, che le attuali circostanze possono far affiorare.

2
Ci fa da guida un grande poeta, Giuseppe Ungaretti (1888-1970), che aveva a cuore proprio la parola, mentre aveva sull’orizzonte del suo tempo uno sfacelo, un dissolvimento, una consumazione dell’essere umano. Eppure, anche sul fronte di una guerra insensata, proprio davanti alla carneficina trovava le parole, semplici e pure per reclamare un sussulto di umanesimo nella totale disumanizzazione di una guerra spietata. Proprio quelle sue poesie, dove le parole non sono puro suono, ma un suono puro, fanno risorgere quella fisionomia umana che sembrava morire insieme con la gioventù mandata al macello. Lui su quel fronte, anche a dover combattere con i fucili, diveniva di giorno in giorno la sentinella per il sorgere di un nuovo mondo, grazie alla poesia. Le liriche composte in trincea diventano dopo la fine del conflitto, la raccolta “Allegria di naufragi”, dove la sua voce e la sua parola infondono speranza a cui aggrapparsi come ad un relitto, ciò che rimane, insomma, perché un naufrago si salvi, per riprendere poi il suo cammino. Così in effetti troviamo scritto in una sua poesia che apre la sezione de “I Naufragi”.

 

RIFLESSIONE (parte 2)

ALLEGRIA DI NAUFRAGI (Versa 14 febbraio 1917)

E subito riprende
il viaggio
come
dopo il naufragio
un superstite
lupo di mare

Con lui vogliamo tentare di stare a galla in questo “naufragio” a cui siamo sottoposti da un nemico invisibile e temibile che ha già messo a dura prova tutta la nostra ostentata sicurezza di poter dominare ogni cosa, senza limiti, senza timori, senza freni, senza inibizioni. E invece ci ritroviamo quanto mai sprovveduti, anche a crederci “lupi di mare”, e quindi ben navigati. Non è così. Ci dobbiamo ricredere. Anche oggi, come già allora il poeta, dobbiamo ritrovare le giuste dimensioni e le vere ragioni del vivere. Lo possiamo fare. Lo dobbiamo fare. Lo facciamo seguendo questo magistero che riaffiora a 50 anni dalla scomparsa del poeta.

E ne parliamo a 100 anni da quella grande tragedia che fu la prima guerra mondiale e la vasta epidemia della “spagnola”  che ne accelerò la fine, aggravando ancor di più il tragico computo dei morti.

Poesie a confronto
Avrei l’audacia, quasi la sfrontatezza, di emulare il grande poeta, scrivendo, accanto ai suoi versi, ciò che potremmo oggi dire in presenza di questa pandemia che sta mietendo vittime e sta mettendo a dura prova il nostro vivere, la nostra convivenza, la nostra speranza nel futuro. Ci possono essere d’aiuto le sue parole, scaturite sul fronte della guerra e ancora oggi di valore, e soprattutto vorrei che divenissero stimolo a cercare parole analoghe, sentimenti dello stesso genere, per essere aiutati a riprendere anche noi il viaggio, pur sentendoci superstiti di un naufragio, magari perché ci riteniamo esperti lupi di mare. Ma così non è!

Qui vengono proposte alcune sue poesie, come una specie di diario sofferto, che si accompagna ai giorni più terribili dei combattimenti, quando la guerra si trascinava senza soluzioni e con la prospettiva di un naufragio generale. Collocate nel loro contesto e offrendo di esse un saggio di lettura, per meglio comprenderle, possono costituire lo spunto per elaborare qualcosa di analogo, tentativo qui offerto perché poi il suggerimento favorisca parole dello stesso tenore, in modo tale che ciascuno, in questo ritrovarsi solo sul fronte di una lotta impari, faccia emergere il meglio di sé, quanto lo spirito può suggerire, perché il viaggio continui …

 

RIFLESSIONE    (parte 3)

 TRAMONTO (Versa, 20 maggio 1916)
Il carnato del cielo
sveglia oasi
al nomade d’amore

Nel pieno della guerra il poeta conosce pause di serenità che gli proven-gono da una natura incantevole. Anche un tramonto con il cielo rosato richiama una sorta di carezza che lo sfiora e lo risveglia in uno spazio incantato, come può essere un’oasi nel deserto che gli è familiare. In quei momenti di pace, in quelle isole temporanee di serenità, lui si sente ricercatore d’amore

Sono ammirevoli questi suoni di lettere che si susseguono all’inizio, quasi dilatandosi per lo spazio, avvertito come un volto intenerito, per poi indugiare in una sillabazione che sembra rincorrere colui che invece fugge, ansimante e anelante d’amore.

Ricerco un abbraccio
che mi risvegli alla vita.
Ma il cielo è lontano …

Oggi, rinchiusi fra quattro mura, ci sembra negato persino l’abbraccio della natura. Ogni alito è avvertito come pestilenziale ed ha in sé germi di morte, che non sono più in grado di risvegliare alla vita. In quella carezza del cielo rosato si avvertiva la vicinanza dello spazio infinito. Ora, invece, questo cielo appare sempre più lontano e magari fino all’estremo di non farci più avvertire neppure la mano carezzevole di Dio. La poesia dice che la ricerca non può mancare, anche ad avvertire la lontananza di Dio. Ma Lui è più vicino di quanto immaginiamo!

 

RIFLESSIONE    (parte 4)

STASERA (Versa, 22 maggio 1916)

Balaustrata di brezza
per appoggiare stasera
la mia malinconia

La medesima situazione di spazio e di tempo, che sono per il poeta coordinate fondamentali della vita, in cui, a discapito di tutto, compresa la crudeltà della guerra, si può gustare qualcosa di indicibilmente bello: la brezza d’aria che si respira, angolo riposante, invoglia a cercare lì un appoggio per depositarvi la propria tristezza. Il ricorrere delle “a” sembra creare una dilatazione all’infinito di questa sensazione di pace e di riposante serenità, anche a sapere che attorno c’è aria di morte. Come pure i suoni sibilanti e le nasali invogliano ad avvertire e a respirare quell’aria serena, che non fa dimenticare comunque la tristezza del momento.

Non trovo nessuno
per avere quest’oggi
un soffio di vita.

 Ma ora mancano gli appoggi, manca quella balaustra su cui trovare sostegno, perché sostegno non c’è nell’isolamento totale. Neppure l’alito della brezza vien voglia d’inspirare: c’è in giro l’aria che porta la morte con sé; c’è in giro, sospeso, un virus letale.

 

RIFLESSIONE    (parte 5)

DANNAZIONE
Mariano 29 giugno 1916

 

 

 

 

Chiuso fra cose mortali
(anche il cielo stellato finirà)
Perché bramo Dio?

Più ci si inoltra, nella tragedia di una guerra sanguinosa, nel carnaio del fronte e più ci si rende conto della propria mortalità. In effetti non si può che essere condannati ad essa, perché essa continua a dominare e a restar sospesa come spada di Damocle. A questo punto anche la bellezza di un cielo stellato, che prima avvertiva in modo sensibile come una carezza, come un sostegno, ora si rivela in tutta la sua “dannata” inesorabilità nel finire. Che senso ha continuare a sperare, continuare a desiderare qualcosa, qualcuno? Eppure il poeta dice di desiderare Dio, anche a non sa-pere perché …

Viene a mancare la vita,
vengono a mancare in tanti:
Dio, dove sei?
Anch’io ti bramo!

Non è sullo stesso orizzonte della poesia di riferimento, ma questa vuol sottolineare la mancanza, l’assenza, la privazione. È la vita che manca, e non è solo quella come principio o come bene concettuale. Manca la vita quando mancano le persone e qui ne vengono a mancare tante. Sembra che manchi con loro Dio stesso! Dov’è mai questo Dio, che noi ci ricordiamo di invocare quando siamo fra le tempeste e in mezzo ai guai, travolti nella nostra mortalità? Dio è comunque dove uno vive, dove ciascuno vive anche il suo ultimo atto, l’attimo estremo della sua esistenza. Non resta a noi altro se non desiderarlo. Il poeta si domanda per-ché lo brami. Noi diciamo semplicemente di bramarlo, proprio quando meno lo avvertiamo presente o ne sentiamo la mancanza.

 

 

“Gli articoli” di Lucia Perfetti

Ma cos’è l’Arteterapia? Quando è nata?

L’Arte terapia è nata nel secondo dopoguerra.

La necessità era di curare i soldati rimasti traumatizzati dalle brutture vissute in guerra alle quali non riuscivano più a dare un nome, un significato, un suono.

Solo l’uso dei colori e dei segni li aveva poi portati a riconquistare la realtà del qui e ora, a dare un senso, un nome alle cose.

Attraverso i colori e i segni, potevano raccontare gli orrori che avevano vissuto in guerra, e che non riuscivano a urlare al mondo intero, se non attraverso le loro tracce, fatte di ricordi e sangue.

Così il rosso poteva diventare un tramonto. Un segno, una porta da dove poter uscire.

Un giallo, un sole, dove poter intravedere la luce.

I Love Arteterapia, da sempre.

L’Arteterapia l’ho trovata un pomeriggio di autunno, nel lontano 1995.

Stavo tenendo un laboratorio artistico presso la UILDM di Monza con il Maestro Andrea Sala.

Mi è arrivata la scintilla, ho pensato che l’Arte avrebbe potuto salvare quei ragazzi!!

Così è iniziato il mio viaggio nell’Arte come Terapia, che non si è più fermato, e ringrazio quella Scintilla che mi ha aperto un Universo e permesso di conoscere tante bellissime Persone.

Il mio Viaggio nell’Arteterapia dura da ventisei anni, ed è appena iniziato

 

 

“Bisogna, alle cose,                                                                                                                     lasciare la propria quieta, indisturbata evoluzione                                                             che viene dal loro interno                                                                                                          e che da niente può essere forzata o accelerata.

Tutto è: portare a compimento la gestazione – e poi dare alla luce…
Maturare come un albero                                                                                                        che non forza i suoi succhi                                                                                                      e tranquillo se ne sta nelle tempeste                                                                                      di primavera, e non teme che non possa arrivare l’estate.

Eccome se arriva!
Ma arriva soltanto per chi è paziente                                                                                                                             e vive come se davanti avesse l’eternità,                                                                                                               spensierato, tranquillo e aperto…

Bisogna avere pazienza                                                                                                                                                     verso le irresolutezze del cuore                                                                                                                                       e cercare di amare le domande stesse                                                                                                                        come stanze chiuse a chiave e come libri                                                                                                                      che sono scritti in una lingua che proprio non sappiamo.

Si tratta di vivere ogni cosa.

Quando si vivono le domande,                                                                                                                                        forse, piano piano, si finisce,                                                                                                                                            senza accorgersene,                                                                                                                                                            col vivere dentro alle risposte                                                                                                                                        celate in un giorno che non sappiamo”.

Rainer Maria Rilke

Arteterapia (Zaira Ruberto)

Equilibri dinamici  – Movimento – ArteterapiaPsicodinamica

Quando perdiamo l’equilibrio….possiamo scegliere cosa fare.

È possibile “usare” le nostre azioni per affermare la nostra vera natura, per stare vicini ai nostri bisogni prendercene cura ed essere chiari con noi stessi. Così affrontiamo ciò che ci spaventa e ci fa sentire fragili e vulnerabili trovando in noi il potere di ricostituire un nuovo equilibrio.

Ma è anche possibile “usare le azioni” o omettere il nostro potere personale, per sfuggire a delusioni, rabbia e situazioni che non ci piacciono. Così facendo ci allontaniamo dall essere autentici e chiari con noi stessi, rinunciamo al nostro potenziale di determinazione e autoaffermazione. Inevitabilmente restiamo stagnanti in vecchi schemi di comportamento, convinti di non poter cambiare le situazioni invece di costruire nuovi equilibri più consoni ai nostri bisogni e coltivare in noi la speranza di raggiungere i nostri obiettivi, restando flessibili durante il processo.

“Gli articoli” di Matteo Nigro

ESERCIZI ENERGETICI PRIMO CHAKRA: GROUNDING

Grounding vuol dire stare connessi con la terra, con il corpo, il momento presente, il qui e ora. è un termine utilizzato in bioenergetica, terapia ad orientamento corporeo che oltre al lavoro di verbalizzazione associa un lavoro fatto di esercizi e posizioni.

Il grounding è l’abilità di sentire una connessione di tutto il corpo con la terra, partendo dai piedi. Possiamo immaginare questa connessione come fisica – mi connetto con la terra, ma anche come una connessione di energia che parte dalla terra e va su per tutto il corpo.

Durante l’esecuzione dell’esercizio potremmo ad un certo punto avvertire che le nostre gambe vibrano, ma non dobbiamo prendere paura, semplicemente i nostri muscoli sono stanchi, perché messi sotto stress e la vibrazione è la risposta che danno. Possiamo continuare per un pochino e poi pian piano ci alziamo e, sempre respirando e con gli occhi aperti, ci concediamo un momento per ascoltarci, il nostro respiro, i nostri occhi, le nostre spalle e così tutto il corpo.

L’esercizio di grounding si esegue tenendo i piedi alla larghezza del bacino, le ginocchia leggermente piegate, i piedi paralleli con le punte leggermente in dentro. Il tronco è flesso in avanti e le mani toccano terra con i polpastrelli. Il peso del corpo sta nella parte anteriore del piede, però il tallone non si alza. Le mani non sorreggono il peso, sono solamente a contatto con la terra attraverso i polpastrelli. Il capo è in basso, molto morbido e rilassato. Da questa posizione si piegano leggermente le ginocchia e si raddrizzano, seguendo il ritmo della respirazione: inspiro e piego leggermente le gambe, espiro e ritorno a distenderle leggermente. È importante non raddrizzare mai completamente le gambe, perché altrimenti l’energia non scorre libera nel corpo.

Nella posizione di grounding i piedi e le gambe hanno un contatto di scambio con la terra, prendono energia, e scaricano le tensioni, ci si sente quindi sostenuti. Il nostro corpo, si appropria di una postura solida e radicata nella propria interiorità e nella terra.

Questo radicamento permette di percepire una maggiore unità tra corpo e mente.

fonte: ginnasticanaturale.wordpress.com

#esercizi #energia #chakra #radice #radicamento #benessere #salute

 

“Io chiudo gli occhi per poter vedere.” (Paul Gauguin)

Io chiudo gli occhi per vedere proprio come Gauguin. Solo così è possibile andare oltre l’esteriorita’ e cogliere anche l’anima di una persona. Ci sono tanti belli involucri in giro ma la differenza la fa la ricchezza interiore,  ormai cosa rara in un mondo sempre più pieno di persone vuote dentro.

Non fermiamoci al corpo ma tocchiamo il cuore e l’ anima degli altri.

#crescitapersonale #benessere #salute

 

Volti e parole di donne (Irene Carossia)

“CARMEN: unica legge la libertà”

In streaming

DOMENICA 7 MARZO ORE 20.00

 

Il mese di marzo del Centro di Ricerca e Sperimentazione Teatrale Villa Mariani è dedicato alla lirica potente e piena di due grandi autori francesi: Georges Bizet e Camille Saint Saens.

In scena due opere meravigliose che hanno per protagoniste due celebri esempi di donna demone, donne tentatrici capaci di trasportare il pubblico dentro un importante capitolo della storia del teatro e della lirica, attraverso emozioni e musica.

CARMEN e DALILA si fronteggiano, in questo mese, nel racconto della loro dimensione di donne simbolo, immagini create per consolidare la regola della sovrapposizione fra ribellione femminile e perversione.

 

 

 

Si incomincia Domenica 7 Marzo con “CARMEN: unica legge la libertà”, portata in scena dalla COMPAGNIA STABILE CAROSSIA.

Testo e regia di Irene Carossia, cavallo di battaglia della Compagnia Stabile, lo spettacolo propone una lettura travolgente dell’opera attraverso gli occhi dell’autore stesso, Georges Bizet: il quale nella sua fatica creativa, nella disperata affermazione del suo bisogno di libertà è destinato a scontrarsi con una Società inclemente, che non ammette spazi per la libera espressione di sé.

Le regole esistono per essere rispettate, afferma la Società ed il teatro deve consolidare quelle regole stesse, ma l’Arte di Bizet esplode come una danza sfrenata nel corpo, nell’anima e nella voce di Carmen.

Donna libera, ribelle, incapace di piegarsi a compromessi, che non ammette di essere oggetto nella vita di nessuno.

Identità faticosa da accettare per il mondo che la circonda che vorrebbe a forza imbrigliarla dentro a pregiudizi e vincoli imposti, creatura “altra” destinata a soccombere per mano di un uomo Don Josè, analfabeta del sentire, fragile castello di carte e, tuttavia, strumento perfetto fra le mani di una società che nutre l’ignoranza per gestire il potere.

In scena Irene Carossia nel ruolo di Carmen, voce, corpo e anima, artista dai molti talenti si offre generosamente al personaggio per far vibrare tutta la sua forza.

Una Carmen determinata e selvaggia, la cui voce potente e piena si impone sulla scena trascinando il pubblico in una emozione costante.

Una donna ribelle nel profondo in duello costante con la Società interpretata da una imponente Luisa Caglio, bravissima nel rendere la solennità del personaggio e, al tempo stesso, la malcelata rabbia difronte al dissenso palese della protagonista.

Sul palcoscenico vive e soffre il Bizet di Elia Monti, attore raffinato e pieno nella sua capacità di lasciarsi andare nel racconto dei travagli più profondi, perfetto nel ruolo dell’artista indomito e geniale.

Andrea Bellani è Don Josè in tutta la sua fragile essenza di uomo deprivato nella vita degli strumenti per scegliere autonomamente.

Un personaggio faticoso e, tuttavia, dalle molte sfaccettature perfettamente dipinto dalla sensibilità di Bellani.

Il mondo delle compagne di Carmen è affidato alle splendide Alessia Sala e Giulia Scaccabarozzi, bravissime nel passare dall’ironia alla tragedia, dalla giocosità quasi infantile alla disperazione difronte all’epilogo.

 

 

 

La musica si offre al pubblico attraverso le mani della pianista Annalisa Ferrario, straordinaria musicista che magistralmente interpreta ogni sfumatura celata fra quei pentagrammi e si fa perfetta compagna di viaggio della voce di Carmen/Carossia.

Lo spettacolo è un vortice che conduce il pubblico a capofitto dentro alle emozioni potenti della vita dei protagonisti, emozioni irrinunciabili che solamente il Teatro è in grado di offrire.

Lo spettacolo verrà proposto in diretta online sulla pagina Facebook del Centro di Ricerca e Sperimentazione Teatrale Villa Mariani ed è inserito anche nella Rassegna IMPRONTA DONNA organizzata e patrocinata dal Comune di Lissone.

Nella speranza di poter riaprire finalmente il teatro al pubblico il 27 Marzo con SANSONE E DALILA, non perdete questa Carmen, perché l’anima deve essere nutrita dalla bellezza e, questo, è il compito dell’Arte e del Teatro.

 

Musica

GEORGE BIZET

 

Testo e regia

IRENE CAROSSIA

 

COMPAGNIA STABILE CAROSSIA

 

Personaggi ed interpreti:

Carmen – IRENE CAROSSIA

Georges Bizet – ELIA MONTI

La Società – LUISA CAGLIO

Don José – ANDRE BELLANI

Le donne – ALESSIA SALA e GIULIA SCACCABAROZZI

 

Pianoforte

ANNALISA FERRARIO

 

Costumi

ANNA MARIA MAZZONI

 

Audio: Lorenzo Rivolta

Luci: Valerio Villano

Regia Video: Paola Manzoni

 

 

 

 

Appuntamento quindi per:

 

DOMENICA 7 MARZO ORE 20.00

IN DIRETTA STREAMING

pagina Facebook

Centro di Ricerca e Sperimentazione Teatrale Villa Mariani

 

Canale YOUTUBE

centro teatrale villa mariani casatenovo

 

 

 

promozione@centroteatralevillamariani.eu
339 1624727/ 039 5988698/ 340 4652962

www.centroteatralevillamariani.eu

 

Centro di Ricerca e Sperimentazione Teatrale Villa Mariani

Polo Teatrale ed Espositivo

Parco delle Sculture

Via Don Carlo Buttafava, 54

Casatenovo (LC)

 

“Sostanza umana”
un nuovo spettacolo in streaming a Villa Mariani

La pièce verrà trasmessa in diretta il 13 febbraio – ore 20:00

 

 

 

 

“Volti e parole di donne”
un nuovo spettacolo in streaming a Villa Mariani

La pièce verrà trasmessa in diretta il 6 febbraio

 

EVENTI Casatese, 30 Gennaio 2021 ore 10:52 Prosegue la programmazione del Centro di Sperimentazione Teatrale Villa Mariani di Casatenovo con lo spettacolo “Volti e parole di donne”. La pièce verrà trasmessa in diretta streaming alle 20 del 6 febbraio 2021 sulla pagina Facebook e sul canale Youtube del polo teatrale.

 

 

“Volti e parole di donne”: un nuovo spettacolo in streaming a Villa Mariani

“Il mese di febbraio si apre, per il Centro di Ricerca e Sperimentazione Teatrale Villa Mariani, con uno spettacolo dedicato al sentire profondo delle donne, alle battaglie ed ai bisogni inascoltati – recita il comunicato promozionale dell’evento –  In realtà lo spettacolo, che va in streaming la sera del 6 Febbraio, è un tassello importante di Storia delle donne attraverso il racconto, le parole di tante donne, i loro volti, la musica e la voce cantata il cui ruolo è, più che mai, quello di strumento dell’anima. In scena Irene Carossia da sola, con la sua esperienza e la competenza di docente di Storia delle donne sovrapposta alla sua grandezza di interprete”.

Le tematiche della pièce

“La direttrice esprime in quest’opera la sua abitudine a dare corpo, voce ed anima alle storie taciute; in scena con lei il suo pianoforte, non uno strumento, ma una creatura con la quale duetta in una perfetta e magica sinergia, fatta di amore per la Cultura, la Musica, il Teatro, la Vita – prosegue il comunicato –  VOLTI E PAROLE DI DONNE è tutto questo ma anche molto altro, un percorso che scorre lungo le lettere dell’alfabeto, dalla A alla Z. Ad ogni lettera una parola, ad ogni parola la riscoperta di un prezioso tassello dell’essere donna, nel passato come nell’oggi. Parole, passioni, sentimenti, paure, musica, verità umana che non deve essere taciuta poiché la voce delle donne costituisce un patrimonio non sacrificabile. Dal palcoscenico emerge la forza delle scelte ma anche la fatica e la sofferenza di fronte ai vincoli imposti da una società che, nell’arco della storia, non ha certo sostenuto le donne nella difficile impresa di esprimere se stesse. Legacci e limiti, canoni e pregiudizi, ma anche e soprattutto determinazione e coraggio nella volontà di scardinare regole ingiuste per affermare il diritto ad esistere e l’anelito alla libertà. Uno spettacolo dolce e potente, nel quale la musica ed il canto non sono contorno e abbellimento, ma piuttosto divengono una preziosa porta attraverso la quale accedere alla pienezza dell’essere donna”.

“Gli articoli di Rossana Domenici

In una tazza di tè: due piante, tanta qualità

Da sole due piante si ottengono oltre 300 varierà di tè, grazie  a diversi fattori quali clima, altitudine, lavorazione, terreno di provenienza, stagione di raccolta, età e dimensioni della foglia, caratteristiche organolettiche. La pianta più diffusa è la Camelia Sinensis   con raccolti apprezzabili a partire dai 3-5 anni e di cui si utilizzano le foglie apicali e le gemme per una migliore qualità. E’  originaria dell’India settentrionale e della cina meridionale; l’alto arbusto viene mantenuto basso per agevolare la raccolta delle foglie di forma ovale-oblunga con margini dentati ed acuminati, mentre i fiori di un colore bianco crema ed il frutto è una capsula globosa. Per i meno pregiati si utilizzano anche le quattro foglioline sottostanti ancora tenere. Mediamente da quatto chili di foglie si ottiene un chilo di tè e si possono effettuare fino a 10 raccolti all’anno anche se il risultato migliore si ottiene con il raccolto di primavera. Gli effetti della bevanda si differenziano grazie al tipo di tè, la temperatura dell’acqua, la durata dell’infusione

TE’NERO  
In Occidente quando si parla di tè si intende il tè nero, la cui lavorazione è suddivisa in appassimento: le foglie vengono messe ad appassire a temperature tra i 20 e i 25 gradi, per un periodo di tempo che  varia dalle 8 alle 24 ore; arrotolamento: ancora morbide vengono arrotolate o rullate, senza spezzarle; le foglie si aprono e perdono liquidi; fermentazione: il liquido delle foglie a contatto con l’ossigeno dell’aria provoca una ossidazione chiamata fermentazione; essicazione: attraverso il calore si blocca il processo di decomposizione, procedendo poi alla selezione in base alla grandezza delle foglie, che determina la differenza della qualità. Le foglie piccole sono le più pregiate mentre quelle sminuzzate di qualità inferiore sono utilizzate prevalentemente per le bustine filtro.

LE  TANTE  PROPRIETA’
La presenza della caffeina rende il tè uno stimolante encefalico,  cardiorespiratorio e per la stanchezza mentale. Ricco di flavonoidi, antiossidante, viene riconosciuto come anti-invecchiante ed utile  come prodotto dimagrante, mentre la caffeina potrebbe aiutare ad eliminare il mal di testa. I tannini sono astringenti intestinali con azione antimicrobica e utilizzati nei trattamenti di gastroenteriti acute e per contrastare gli effetti della dissenteria batterica con una infusione di 10 minuti in un litro con molto succo di limone. Grazie alla presenza del fluoro protegge i denti dalla carie. Secondo le ultime ricerche  2 o più tazze al giorno diminuiscono del 44% la possibilità di infarto ed abbasserebbe il rischio di tumore al colon. Le foglie poste in infusione o in litro di possono applicare sugli occhi segnati da occhiaie o borse, lasciando agire 10/15 minuti, mentre risciacqui con l’infuso possono accelerare la guarigione delle afte.     

Tè come stimolante                                                                                                                                        Lasciare in infusione 2 minuti pe estrarre dalle foglie soprattutto la caffeina

Tè rilassante                                                                                                                                                          Se l’infusione vien prolungata per 3-5 minuti si estrae anche l’acido tannico capace di legarsi alla teina frenando ed attenuando l’effetto stimolante. L’acido tannico è anche responsabile del sapore amaro.

Tè con latte                                                                                                                                                                      Se si aggiunge il latte si riduce la quantità di tannini e di acido clorogenico, quindi si limitano le irritazioni gastro intestinali.

 

 

In una tazza di tè

Il tè è un infuso ricavato da una pianta legnosa, la Camelia sinensis e la Camelia assamica, coltivate in Cina, India, Sri Lanka, Giappone, Kenia , Turchia, Russia, …. e dopo l’acqua è la bevanda più diffusa al mondo.

Il Tè ebbe la sua culla in Cina e  qui sono state inventate le regole  e l’arte di servirlo. La più famosa leggenda cinese narra che il primo a bere il the fu nel lontano 2737 a.C. l’imperatore Shen Nung che, seduto ai piedi dell’ albero del tè era in attesa che l’acqua bollisse quando cadde qualche fogliolina nel recipiente, assaggiò l’infuso e subito si sentì rinvigorito. In passato le foglie del tè valevano anche come moneta e pagamento dei tributi imperiali, tanto che nella città di Pu  veniva compresso per essere meglio maneggiato e trasportato. Sotto la dinastia Tang il commercio divenne monopolio dello stato ed influenzò moltissimo  l’economia.

Il Tè in Giappone diffuso a partire dall’ottavo sec. d.C. dai  monaci buddisti che lo usavano per intensificare lo stato di allerta e veglia durante le meditazioni, conquistò rapidamente la corte imperiale e si crearono le prime diffuse coltivazioni.

Il Tè in Europa: le prime notizie si ebbero grazie a Marco Polo con il suo Milione.       Gli europei ne conobbero l’esistenza molto più tardi nel 1610 per opera degli olandesi con la Compagnia delle Indie Orientali. Il suo prezzo era molto elevato  e  in Portogallo, Francia, Italia era utilizzato unicamente  come medicinale.                                                                       Nel 1706 Thomas Twining aprì a Londra una caffetteria dove serviva anche l’esotica bevanda, di cui  divenne poi fornitore ufficiale della Regina Vittoria. In Olanda ed in Inghilterra il tè è divenuto bevanda nazionale e assaporato con particolari riti.

Il tè proveniente dall’India: a causa della guerra dell’oppio che coinvolse la Cina per  tre anni, dal 1839 sul mercato europeo giunse il tè coltivato in India e Cylon. Dopo il 1870 gli inglesi sostituirono le piantagioni di caffè, distrutte da una grave malattia, con le coltivazioni di tè  e fu il modo per far loro apprezzare  un sapore più deciso ed un’azione tonica più marcata. Fu anche una opportunità economica rilevane per chi ebbe il fiuto di credere  in un buon raccolto di tè indiano. Thomas Lipton con queste trasformazioni costruì la sua fortuna.

“Gli articoli” di Christian Alberto Polli

Poesia:

E’ UN GIRONE ERMETICO

È un girone ermetico,
Il reparto di psichiatria,
di viva e lucida follia
si tinge l’oscura mente
di chi crede il nulla, assente.

È un vagare salmodiante,
che puzza di EN,
ciondolante in un perenne 
meriggio, cinereo:
la scarsa luce filtra,
opaca divinità,
sui visi smunti di chi vagheggia, falsità.

È un riso di chimera,
il delirio sonnolente
di chi barcolla, demente
avanti indietro-indietro avanti:
urlo alle coscienze,
e sono così nitide
a loro stessi,
moderni reietti!

Ma a loro si negano
Le segrete sinapsi,
critici rapsòdi
ai più ignoti;
è un inferno scostumato,
timido e celato,
bagnato d’asciutti
silenzi, stremati.

È un ermetismo
(si può dire) falso;
vociano dolori a noi
noti, carnosi di vita;
solo agli altri paion ignoti,
queste maschere d’infermità
afone blasfemie:
ma parliamo di vita.

Tratto da ARITMIE SPIRITUALI                                                                                   
Edizioni Circonvalle 2019    

 

 

 

UN RE MATTO IN INGHILTERRA: GEORGE  III

Riprendo, con questo titolo (il primo di una trilogia di biografie)  quello elaborato da Dario Fo nel 2015 per il suo romanzo “C’è un re pazzo in Danimarca”. Eh sì, perché il XVIII secolo fu un secolo abbastanza nefasto per i reali d’Europa. Oltre al povero “re di Danimarca” Christian VII (1766-1808) e alla regina di Portogallo Maria I (1777-1816), l’uno schizofrenico e l’altra affetta da porfiria – una malattia genetica del sangue che procura sintomi psichiatrici – v’era nel Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda un sovrano che fu ben più famoso dei suoi due colleghi danesi e portoghesi: George III di Hannover. Il primo motivo era dovuto all’importanza dell’Inghilterra nel panorama politico, militare ed economico del Secolo dei Lumi; il secondo motivo per il gran numero di saggi e di film (ricordo in questa sede La pazzia di Re Giorgio, lungometraggio del 1994 con Nigel Hawtorne e Helen Mirren che ottenne un’ottima critica da parte dei giudici al Festival di Cannes). Ma torniamo a Giorgio III. Sovrano per ben sessant’anni dal 1760 al 1820, padre di quindici figli e sovrano attento alle novità culturali, industriali e sociali del proprio Paese, George III fu il sovrano “delle rivoluzioni”: quella americana, quella industriale e quella francese. Fu durante il suo regno, quindi, che la Gran Bretagna vide sconfitte decisive (la nascita degli USA), ma anche vittorie strabilianti, come quelle su Napoleone e l’estensione del dominio marittimo, industriale e commerciale di Londra su tutto il mondo, anticipando la gloria del regno della nipote, la famosa regina Vittoria. Ma torniamo al nostro re “matto”: non era una malattia propriamente psichiatrica ma, come nel caso di Maria I del Portogallo, di una malattia genetica, la porfiria. I sintomi? Psichiatrici (allucinazioni, deliri, incapacità di stare in silenzio, aggressività, etc…), neurologici, gastrointestinali e…urinari (le urine, durante il periodo di infermità, erano di colore blu). Insomma, un vero calvario, specialmente per la moglie del sovrano, la buona regina Charlotte, che soffriva terribilmente nel vedere il marito in quelle condizioni. La prima crisi avvenne nel 1763, ma si risolse nell’arco di poche settimane; ben più grave fu quella del 1788-89, crisi che determinò lo stallo del governo (guidato dall’abilissimo primo ministro William Pitt il Giovane) e la possibilità di una reggenza da parte del pigro e ambizioso principe di Galles George. A curare il malato sovrano fu chiamato un “prototipo” di psicoterapeuta, un membro della Chiesa Anglicana che lasciò la cura d’anime per dedicarsi alle malattie mentali: il dr. Francis Willis. Le sue terapie (lavoro nei campi, il controllo del malato tramite il fissarlo negli occhi costantemente, una rudimentale sedia a cui il paziente veniva legato durante le manifestazioni psicotiche) furono determinanti nell’arginare le manifestazioni psicotiche del sovrano, ma non a risolverne la causa, visto che la porfiria era allora sconosciuta. Infatti, il sovrano ebbe delle altre recidive del suo male nel corso degli anni a venire fino al tracollo totale che avvenne nel 1810 quando seppe della morte della sua figlia preferita, la principessa Amelia. Da quel momento non recuperò più la lucidità mentale e (finalmente) il principe di Galles George divenne principe reggente per i restanti anni di vita del padre, che morì nel castello di Windsor dieci anni dopo. Gli succederà al trono col nome di George IV.

 

 

Brugherio, 9 dicembre 1866. La nascita di un Comune

Brugherio, 9 dicembre 1866. La nascita di un Comune, la fine di un risorgimento locale che ha comportato numerosi sacrifici da parte dei possidenti terrieri, in primo luogo Giovanni Noseda, e da parte del parroco del paese, il reverendo don Gian Andrea Nova. Eh sì, perché Brugherio doveva già nascere nel 1721, quando il governo austriaco intendeva, sulla base del catasto censitario, fondare una nuova comunità. Questo però avrebbe comportato per la famiglia Dubini di Monza, che aveva numerose pertiche di terreno sul nostro territorio, la perdita di grossi possedimenti. E non si fece nulla. Non si fece nulla neanche nel 1819 quando questa volta furono gli austriaci, ritornati dopo l’epopea napoleonica in Lombardia, che decisero di non complicare ulteriormente il frammentatissimo territorio amministrativo, politico e finanziario che divideva le varie comunità, ossia le cascine e i primi nuclei territoriali di case che si stavano lentamente formando intorno alla parrocchiale di San Bartolomeo. Questa rimaneva l’unico punto fisso, l’unico riferimento per Brughé. Soltanto con l’arrivo dei piemontesi nel 1859 e la nascita del Regno d’Italia, le cose cominciarono a cambiare anche per la nostra futura città. I proprietari terrieri (i Sormani Andreani, i Noseda, i Pestagalli, i Tizzoni) e il parroco Nova scrissero più volte al governo centrale la richiesta di fondare un’unica comunità che permettesse ai brugheresi di sentirsi “legalmente” tali. Era interesse dei grandi proprietari terrieri, infatti, avere un Comune con un proprio consiglio comunale dove sedersi e poter gestire le realtà locali senza far riferimento a Monza, a Cernusco o a Vimercate per le decisioni politiche. Alla fine, grazie alle insistenze, il governo sabaudo decise di dare il proprio placet, da tenersi dietro ad un referendum. La parte forte la face il sindaco di Cassina Baraggia Giovanni Noseda, il quale non ebbe grosse difficoltà a far accettare alla cittadinanza questa scelta se non alla comunità di San Damiano, corteggiata da Monza che non aveva intenzione di vedere quel territorio unito al futuro Comune. Gli scontri non si fecero attendere da ambo le parti ma alla fine il Consiglio Comunale sandamianese, allettato dalle promesse elettorale del Noseda, decise di scegliere per la via unionista. Si giunse così al fatidico 9 dicembre, data in cui fu eletto come sindaco Giovanni Noseda. La storia di Brugherio come entità politica ebbe finalmente inizio ..

“Gli articoli” di Giorgio Callegari

Viaggio in India

In occasione di uno dei miei  primi viaggi in India, mi capitò di contattare diverse società sconosciute sia a me che alla mia azienda per aprire  un dialogo che portasse a intavolare e poi a consolidare significativi rapporti commerciali e umani. Normalmente – soprattutto con le grosse aziende – si era fortunati se si riusciva a parlare con il direttore degli acquisti o dell’import-export, anche perché telefonare era complicato e costoso, il fax era appena agli inizi del suo utilizzo in tutto il mondo, le email non esistevano e il telex era chiaro quanto un rebus per esperti.

Con mia sorpresa , quando scrissi ad una importante   società  farmaceutica, mi rispose la segretaria del presidente, dicendomi che egli mi avrebbe accolto con piacere, precisando giorno e ora dell’incontro e informandomi che, se avessi fornito i dettagli  del mio volo di arrivo, avrebbe provveduto a inviare un auto in aeroporto per il mio trasferimento alla sua azienda. Son trascorsi più di trent’anni, ma ricordo ancora quanto piacere provai di fronte a tanta empatica disponibilità, da parte di un personaggio che non è normalmente avvezzo ad incontrare l’ultimo arrivato, come ero io per i top manager -non solo Indiani – a quell’epoca.  L’aereo arrivò in ritardo di oltre un’ora, ma trovai comunque l’autista ad aspettarmi, con un grosso foglio di cartone su cui risaltava il mio nome . Il percorso non fu breve e mi chiesi come mai il presidente fosse stato così cortese con una persona che non conosceva affatto .

L’auto si fermò davanti a una breve scalinata, su cui campeggiava un tappeto rosso (scoprii poi che non era stato messo in quel luogo solo  per me , ma accoglieva ogni giorno  tutti gli ospiti) e diverse persone mi accolsero con un inchino quando iniziai a salire le scale. La segretaria, nel suo splendido sari multicolore , mi salutò con le mani giunte, come si usa da quelle parti, e mi disse che il presidente mi aspettava nel suo ufficio.

M’introdusse attraverso la porta d’entrata che richiuse alle mie spalle e, con mia grande sorpresa,  il presidente mi invitò a sedermi esprimendosi  in Italiano: “Benvenuto, signor Callegari, si accomodi. Gradisce una tazza di the ?” Quando a mia volta risposi in Italiano, mi fermò dicendomi in Inglese: “ Mi scusi, ho usato con sommo piacere metà delle parole che conosco della sua lingua così bella, ma non riesco ad andare oltre”

Così scoprii che amava l’Italia, la nostra lingua, il nostro cibo (aveva   gustato con piacere  anche il risotto alla milanese…) e i nostri vini  e che nella sua vita aveva visitato il nostro paese 21 volte, dalle Dolomiti alle isole, Elba compresa.

Non ci incontrammo più né avemmo mai business negli anni a seguire ma, quando lasciai il suo ufficio, mi disse “ Ricevo personalmente tutti gli italiani, per aiutarmi a ricordare quello che ritengo il più bel paese del mondo e in cui purtroppo, per problemi di salute, non mi reco  più da quasi dieci anni. Tuttavia , sono convinto di sapere perché la sua Italia  è così bella: secondo me  Dio, quando creò il mondo, si fermò su di essa 5 minuti in più e rese  così più facile per chi ci vive, aumentarne la bellezza anno dopo anno, secolo dopo secolo, come avete fatto voi.”

 

Apologia di Beethoven

250 fa nasceva Ludwig Van Beethoven. Per me che ho sempre amato  le persone  che si son fatte da sole, grazie alle proprie qualità , alla forza d’animo e alla capacità di non fermarsi mai di fronte alle inevitabili difficoltà , un mito.

Un mito sin da quando ascoltai una sua opera per la prima volta (la famosa bagatella “per Elisa”) e poi, iscrittomi alla “Gioventù Musicale”, ebbi la ventura di assistere,  dal vivo e  in rapida sequenza,  all’esecuzione delle sue nove sinfonie , con terza , quinta e settima in testa alle mie preferenze.

Scoprii meglio la nona , la sua apoteosi , grazie a un film di Kubrick, “Arancia Meccanica” e amai ancor più la sua musica quando   scoprii   che   l’aveva   composta   quand’era completamente sordo.

Allora compresi che non bastano talento e fortuna per superare le avversità, ma serve qualcosa che pochi hanno dentro di loro e che li aiuta a non cadere nell’abbandono : la volontà di non cedere mai all’alternanza degli eventi, alle inevitabili sfortune che si profilano quando tutto appare promettente   e su una facile  discesa.

Pensare a lui, come a tanti grandi personaggi della storia e dell’arte, cresciuti poveri e spesso  menomati nel corpo  o nello spirito , ma capaci di creare opere indimenticabili, dovrebbe darci conforto in quest’anno così diverso e così disastroso, sotto molti aspetti.

Se, come diceva Qualcuno , si può cadere dall’altare nella polvere, credo ci sia ancora abbastanza spazio per risalire dalla polvere al paradiso di una quotidianità che pare persa , ma che tornerà migliore, se solo lo vorremo.

“Gli articoli” di Susanna Chicco

 

Nel 1985 il Nobel per la letteratura Gabriel Garcia Marquez scrisse “L’amore ai tempi del Colera”, uno dei suoi molti lavori. Personalmente, preferisco di gran lunga la sua opera maggiore ‘Cent’anni di solitudine’ del 1962, con cui è diventato famoso in tutto il mondo, tuttavia il titolo del romanzo del 1985 evoca istantaneamente la nostra attuale situazione…quindi, “Stiamo assieme ai tempi del Covid”.

Infatti, come dicevano i Latini…”Mala tempora currunt”, cioè siamo in un brutto periodo. E per alleggerirlo un po’ noi dell’ACU abbiamo pensato come stare vicini agli affezionati frequentatori dei nostri Corsi a cui non possiamo ancora offrire la possibilità di trovarci assieme fisicamente.

In questa rubrica, ed in Facebookpubblicheremo piccoli articoli dei nostri docenti, molti dei quali hanno già pronti i Corsi che avrebbero dovuto iniziare quest’anno.

Non è molto, ma l’obiettivo è sempre quello di offrire occasioni di pensare, stimolare curiosità, creare condivisione di conoscenze.

Speriamo così di mantenere i contatti e di intrattenere tutti coloro che ci hanno seguito finora in ACU, e soprattutto di smentire la pessima versione ulteriore del detto latino precedentemente citato: “Mala tempora  currunt  sed  peiora  parentur”, cioè corrono brutti tempi, ma se ne preparano di peggiori.

 

 

IL MIO PICCOLO ELZEVIRO

Tempo fa ho letto un libro, ‘Il pollice del Panda’, dell’evoluzionista Stephen Jay Gould, in cui lui sostiene la Teoria degli Equilibri punteggiati. Detta in modo semplificato, la teoria dice che in Natura la selezione di nuove specie di Viventi è stata causata da eventi ‘puntiformi’, cioè globali, veloci (relativamente ai tempi geologici) ed improvvisi, nei quali sopravviveva chi aveva maturato le capacità necessarie per la nuova situazione.

Ora siamo di fronte ad un evento, la pandemia virale che causa il Covid 19, che non ha sicuramente la portata e la grandezza di uno degli eventi elencati da Gould (per esempio una aridità climatica globale o una carestia totale) ma che per la sua velocità nel cambiare la vita dell’Uomo ha oggi una notevole somiglianza. E quindi, per uscirne, dovremmo avere sviluppato nel tempo le qualità che ci consentano di superare questo periodo. E non mi riferisco alla creazione di un vaccino che ci protegga, né alle disposizioni governative che proteggano la nostra economia.

Dovremmo avere sviluppato quelle caratteristiche che l’Evoluzione ha sempre premiato, e cioè la Flessibilità, la Resilienza e la Collaborazione, come quelle di un boschetto di Bambù che si piegano comprendendo ed adattandosi alla forza della tempesta per poi tornare a stare in piedi.

L’impressione, invece, è che le nostre caratteristiche non siano quelle giuste. Siamo come grandi superbe Querce isolate che urlano la loro forza e la loro opposizione alla tempesta che, ovviamente, le abbatterà. Parlo dell’aggressività con cui persone e gruppi si accaniscono cercando ‘colpevoli’ di scelte e decisioni, parlo della protervia e stupidità dei negazionisti, della miope competizione politica, ma soprattutto parlo della mancanza dello spirito critico, cioè di quella capacità culturale che ci consente di distinguere, in autonomia, il vero dal falso nella immensa paccottiglia mediatica di informazioni in cui ci hanno sommersi.

Purtroppo questa capacità si sviluppa solo con l’aumento delle nostre conoscenze (che non è l’aumento dei ‘dati’) soprattutto scientifiche che, per formazione scolastica o necessità lavorativa, tantissimi di noi non hanno. Speriamo, quindi, che presto ci siano le condizioni per tutti noi di riprendere il nostro percorso di ‘crescita’ con ACU per ottenerle e sopravvivere a questo e ad altri eventi uscendone migliorati.

 

Un Natale al tempo del Covid

La parola Natale mi evoca l’immagine di una di quelle grandi cattedrali gotiche erette nel Medioevo, come quella raccontata ne ‘I Pilastri della Terra’ di Ken Follett. Un edificio creato dall’Uomo per i bisogni dell’Uomo, un luogo di attività sacre con un contorno di attività profane lucrose per l’arrivo dei pellegrinaggi religiosi, un commercio di cose e attività che arricchiva le città sedi di queste grandi costruzioni. Per confronto, altre feste come Tutti i Santi o la Festa della Liberazione o Ferragosto mi evocano per analogia piccoli Santuari regionali con annessa Sagra popolare.

Una curiosa confusione tra un Tempo (il periodo temporale del Natale) un Oggetto (la Chiesa), ma anche una più che vistosa sovrapposizione della connotazione commerciale con quella sacrale: una sensazione che forse anche altre persone possono condividere emotivamente.

Abbiamo sentito raccontare che il lock down primaverile ha tarpato le ali alla produzione e vendita di Uova di Pasqua e Colombe e quant’altro, e l’impressione attuale è che le preoccupazioni mediatiche riguardo al Natale siano perlopiù legate alla sicura flessione dei consumi e dei regali, con conseguente peggioramento della nostra economia.

Mentre invece la nostra perdita è ancora una volta la mancanza dell’esercizio di quella socialità innata nella nostra specie che ci spinge a condividere fisicamente i passaggi grandi e piccoli della nostra vita, da un compleanno ad una conferenza, da un gioco di squadra a un rito religioso. Ed è questa perdita che dobbiamo accettare, almeno momentaneamente, esercitando una intelligenza superiore a quella di un virus che ha capito da tempo che proprio questa nostra esigenza, la socialità, è il suo punto di forza per espandersi e vincere.

Quindi pazienza, inutile arrabbiarsi o ‘forzare le regole’ del buon senso. Biologicamente so che se tutti, ma proprio tutti, potessimo stare immobili per soli 15 giorni, il virus sparirebbe in tutto il mondo di colpo. Spettacolare ed impossibile. Ma se vogliamo essere più furbi del Virus la storia è solo questa: se ci troviamo, ci abbracciamo, e seguiamo i noti passi delle festività, avremo perso contro un piccolo mucchio di nanocentimetri genetici che ci terrà ancora sotto scacco per molto tempo ancora.

 

Gli Eventi del Venti e Venti

Ho letto un libro, tempo fa, intitolato ‘Requiem per il Celacanto’, di Christine Adamo. Si tratta di un romanzo imperniato intorno ad una creatura, il Celacanto o Latimeria, un pesce oggi quasi estinto, anche a causa della ricerca che ne è stata fatta per vendere ad alto prezzo gli esigui esemplari trovati a studiosi di Evoluzionismo. Di questo pesce, infatti, erano stati trovati solo resti fossilizzati, e lo si riteneva l’elemento evolutivo intermedio tra Pesci ed Anfibi. Gli studi sui pochissimi e preziosi esemplari pescati vivi dal 1938 in poi hanno svelato che questi animali sono Pesci ‘diversi’, gloriosi fossili viventi risalenti a 400 milioni di anni fa. Una scoperta scientifica che ne ha quasi provocato la fine, da cui il ‘Requiem’.

Ma il 2020, l’anno che se ne va, non merita affatto un Requiem, ma l’oblio eterno. Di questo anno non riesco a trovare elementi positivi, un’annata che il termine duemila non se lo merita proprio: al massimo lo possiamo chiamare l’anno 20 e 20. Un anno che i profeti della ’Fine del Mondo’ avrebbero potuto scegliere: bastava osservare la posizione delle lancette dell’orologio sulle 20 e 20, che dividono lo spazio in tre ‘magici’ spicchi identici. Anche la Dottrina Pitagorica dei numeri, che valutava i numeri pari come ‘imperfetti’ , avrebbe potuto sicuramente segnalarcelo.

E invece ce lo siamo goduto tutto, con tutta la sua portata sanitaria, economica, sociale e personale. Sono sicura che tutti noi abbiamo attribuito allo sfortunato 20 e 20 anche tutte le piccole e medie sventure che di solito sono fisiologiche: una scottatura, una multa, un oggetto perso, etc. E con il terremoto lombardo di metà dicembre il 20 e 20 ci lascia col botto ad aspettare un 2021 che si prospetta ancora difficile.

Che fare? Proporrei di evitare Catastrofismo, Negazionismo, Complottismo: ricordiamo di questo anno quel che è stato bello, una nascita, una guarigione, la bella cometa Neowise e la congiunzione Giove Saturno. E prepariamoci ad accogliere con gratitudine il grande regalo di quest’anno, frutto di scienziati, finanziatori e studiosi capaci.

Farci somministrare il vaccino anti-Covid sarà per tutti non solo una tutela personale, ma un segnale che abbiamo capito che la contiguità con persone, parenti ed amici, che ci è tanto mancata, è mantenibile solo con una corretta scelta sociale nei confronti degli altri;  soprattutto di coloro che, affetti da patologie o da estrema giovinezza, non possono farlo.

 

 

Il ‘Farmaco’, un termine ricco di storie      

In questi tempi in cui la parola ‘Vaccino’ continua a rimbalzare, riflettevo sul fatto che questo vaccino antiCovid possa essere ritenuto un Farmaco. Ovviamente si, dal punto di vista del significato, visto che un farmaco è qualcosa che elimina uno stato di sofferenza/malattia o che stimola il sistema immunitario a difendersi. Anche se, più propriamente, il Vaccino previene soltanto la malattia, mentre il Farmaco la cura.

E mi sono ricordata la ricchezza di notizie che il termine Farmaco contiene, scoperta mentre preparavo alcune lezioni per il mio corso sui Miti degli Alberi: una storia molto intrigante.

Pare che nella antica Atene (e poi anche in altre zone della Grecia) esistessero delle ricorrenze religiose dette Targhelìe, in onore del Dio Apollo, durante le quali veniva eseguito un rito particolare. Due persone, scelte tra i condannati o volontari (sempre condannati, ma garantiti di buon mantenimento e vitto fino alla cerimonia) venivano denudati, adornati con collane di fichi secchi e portati in processione fino al mare, fustigandoli nel tragitto. Successivamente, venivano lapidati ed uccisi, bruciati e le loro ceneri sparse in mare (secondo altri autori del tempo semplicemente imbarcati ed espulsi dalla Grecia). I due malcapitati venivano detti PHARMAKÒI, ed erano lo strumento rituale per allontanare ed eliminare simbolicamente malattie contagiose presenti e future. Erano, quindi, capri espiatori, altro termine interessante che svela lo stesso rito svolto similmente altrove, ma con l’uso di animali invece che uomini.

L’origine della cerimonia è storicamente controversa. Per alcuni autori ricorda la storia del greco Pharmakos che aveva rubato dell’Olio sacro ad Apollo. Fu catturato da Achille e lapidato a morte, ovviamente per evitare le ire del Dio solare che avrebbe potuto inaridire col calore la Terra, causando malattie.

Secondo altri autori è la rievocazione di un evento mitologico: la storia di una pestilenza mandata ad Atene da Zeus per soddisfare il desiderio di vendetta del re cretese Minosse che pretese, per farla cessare, l’espulsione ed invio di giovani Ateniesi per nutrire il figlio Minotauro. Come dire, dei ‘Farmaci’ contro la pestilenza, in forma umana.

Quindi il PHARMAKOS è qualcosa che guarisce, che elimina malattie, in particolare le pestilenze. Quindi il Vaccino antiCovid si merita a tutto tondo l’appellativo di farmaco. Rimane il pensiero di quale ‘Farmaco’ potremmo aver bisogno per eliminare tutti i guai sociali ed economici che la pestilenza sta causando. Oltreoceano la democrazia americana ha cambiato direzione con l’espulsione di un Pharmakos dal ciuffo biondo. I recenti avvenimenti nostrani raccontano che nelle stanze del Potere qualcuno ha già tentato di identificare un altro Pharmakos da espellere per avere un governo migliore sulla Res Publica italiana.

Come diceva Alessandro Manzoni….’Ai posteri l’ardua sentenza’

Per non morire (Luigi Maria Brancato)

Per non morire ………..

Alle giovani generazioni duramente provate dal primo conflitto mondiale Hermann Hesse, nascosto sotto lo pseudonimo di Emil Sinclair, racconta con Demian ( 1919 ) la storia di una rigenerazione possibile e di una liberazione diversa, fuori dagli schemi del vecchi o umanesimo e soprattutto fuori dall’orizzonte culturale europeo incentrato sulle mitologie del progresso industriale e tecnologico.

Avevo paura della troppa solitudine, paura dei numerosi sensi di vergogna e di delicata intimità ai quali mi sentivo portato, paura dei teneri pensieri d’amore che spesso mi assalivano.

Ci sono sogni nel quali, andando in cerca della principessa, si rimane affondati in pozzanghere sporche, in vicoli sudici e male odoranti. Così capitò a me.

In questo modo poco garbato mi avvenne di isolarmi e di porre fra me e l’infanzia la porta chiusa d’un paradiso terrestre con custodi spietatamente luminosi.

Era un inizio, un ridestarsi della nostalgia di me stesso.

Io ero un parto della natura lanciato verso l’ignoto, forse verso qualcosa di nuovo o forse anche verso il nulla, e il mio compito consisteva unicamente nel lasciare che quel parto si evolvesse dal profondo, nel sentire dentro di me la sua volontà e nel farlo mio. Avevo già assaporato molta solitudine.

Ora ebbi l’impressione che ne esistesse una più profonda e fosse inevitabile.

Ci sarà la guerra. Vedrai quanti entusiasmi. Per la gente sarà una bazza. Già ora tutti si rallegrano all’idea di menar le mani.  Tanto noiosa è diventata per loro la vita !

Ma vedrai, Sinclair, questo è soltanto il principio.

Ci sarà forse una guerra grande, grandissima :

anch’essa però sarà soltanto il principio.  Incomincia un mondo nuovo, e questo sarà spaventevole per coloro che sono attaccati al vecchio.

Tu che farai ?

 ( Hermann Hesse – da, Demian 

Costruito sulla ricezione di Nietzsche, sulla discussione con la teoria psicanalitica junghiana e sulla simbologia biblica, incentrato – come pochi anni dopo Siddhartha – sulla rimozione della colpa e sul recupero di valori interiori, Demian indicava con straordinaria forza la direzione che i giovani attendevano : riprendere la via verso l’interiorità e verso l’autonomia della coscienza, scendere nelle profondità del proprio io, ricercare la verità che si nasconde nelle pieghe dell’inconscio.

Ecco ………. questo è quello che auguro alle nuove generazioni, ai nostri figli e a chiunque voglia guardarsi dentro : non è mai troppo tardi nè troppo presto.

Niente di più Tu che Farai ?  Sereno Anno Nuovo a Noi Tutti !!

Il 2020 solo un anno di guai? (Sergio Santilli)

Anche se la maggior parte di noi lo vede come “fumo negli occhi”, quest’anno ha portato qualche gradevole sorpresa in ambito scientifico. 

La più interessante è la scoperta di acqua sulla luna annunciata lo scorso ottobre dalla NASA, che gestisce SOFIA (Osservatorio Stratosferico per l’Astronomia Infrarossa), un telescopio montato su un jumbo jet.

Proprio questo peculiare strumento ha rilevato la presenza della radiofrequenza tipica delle molecole d’acqua sulla superficie lunare all’interno del cratere Clavius.

Caso vuole che Clavius sia il luogo scelto da Stanley Kubrick per collocare la base lunare statunitense nel film 2001 Odissea nello Spazio del 1968.

Dunque nel cratere “simbolo” di Kubrick c’è acqua, anche se non si capisce affatto come possa esserci, dato che l’acqua sulla superficie lunare – non essendo questa protetta da un’atmosfera – dovrebbe perdersi immediatamente nello spazio.

Chissà mai che gli USA non scelgano davvero quel posto per costruirci una base lunare nei prossimi anni? Almeno l’acqua c’è già.

La rivelazione delle onde gravitazionali (Sergio Papucci)

La rivelazione delle onde gravitazionali:

un grande passo in avanti verso la conoscenza delle origini dell’universo

Le onde meccaniche – come il suono e le onde sull’acqua- sono deformazioni di un mezzo (l’aria per il suono e l’acqua per le onde) che si propagano in esso grazie alla sua elasticità, cioè ai legami tra le molecole che lo compongono. Le onde elettromagnetiche sono invece campi che si spostano senza bisogno di un mezzo materiale di sostegno, nello spazio vuoto alla velocità della luce c, e nei mezzi a loro trasparenti con una velocità che dipende dall’interazione con le molecole del materiale.

lnfine, le onde gravitazionali sono deformazioni dello spazio-tempo, il reticolo che costituisce la trama dell’universo, e che, alla scala cosmica (104-109 anni luce), presenta la stessa geometria del minuscolo angolo di cosmo in cui viviamo: in esso valgono cioè i postulati di Euclide (per un punto esterno a una retta passa una sola parallela alla retta data, ecc., dai quali deriva che la somma degli angoli interni di un triangolo  è  180°,  e  che  il  rapporto  tra  circonferenza  e  diametro  vale  p) e  in  cui   gli  orologi    sono sincronizzati e camminano tutti con lo stesso ritmo: quando valgono queste condizioni si dice che   lo spazio è piatto e il tempo uniforme.

Alla scala cosmica la densità media dell’universo (massa/unità di volume) ha un valore detto critico, dedotto dalle soluzioni delle equazioni della Relatività Generale, uguale a 9·10 -27 kg/m3 e che corrisponde all’incirca a 5 atomi di idrogeno per metro cubo: il suo valore infinitesimo indica che lo spazio è prevalentemente vuoto, come evidenziano le mappe, seppur di estensione limitata, che rappresentano i dati della distribuzione delle galassie.

Tuttavia, in prossimità delle grandi masse (stelle, buchi neri), dove la densità supera immensamente quella critica, la forza della gravità cambia la geometria dello spazio-tempo, il cui reticolo acquista una curvatura positiva, come quella di una sfera, flettendosi in modo concavo attorno alla massa sorgente come nella figura. In questa situazione locale i percorsi di distanza minima tra due punti sono le linee
geodetiche (su una sfera corrispondono ai segmenti di arco di diametro massimo); attraversando queste regioni, la luce, per mantenere il suo moto inerziale a velocità c, non può far altro che seguirle, dato che esse rappresentano l’equivalente delle linee rette nello spazio piatto; in parole povere, la luce viene attratta dalle masse e il suo percorso viene momentaneamente curvato.
Fig.1 Traiettorie della luce nello spazio-tempo curvo

 Le evidenze di questo fenomeno sono comuni: per esempio, quando passa vicino a grandi concentrazioni di massa, la luce proveniente dalle galassie retrostanti viene spesso deviata in modo da formare un’immagine della sorgente davanti alle masse che la nascondono, spesso deformata come se fosse passata attraverso una lente: le galassie antistanti funzionano quindi come lenti gravitazionali.

Fig.2 Lensing gravitazionale

 Quella  delineata  è  una  visione  statica  della deformazione dello spazio-tempo; nella realtà,
le masse si muovono spesso in modo accelerato e turbolento, generando così dilatazioni e contrazioni locali nello spazio-tempo, cioè deformazioni che si propagano dalla sorgente verso l’esterno alla velocità della luce:      sono le onde gravitazionali, simili alle onde elettromagnetiche ma che, a differenza di

queste ultime, che si propagano nello spazio, sono perturbazioni dello spazio stesso; esse risultano particolarmente intense quando le masse subiscono violente accelerazioni,  per  esempio  quando esplode una supernova o quando due corpi celesti, che ruotano l’uno intorno all’altro in un sistema binario in fase avanzata di evoluzione (due buchi neri o due stelle di neutroni),  si scontrano fondendosi a causa della reciproca attrazione.

Si tratta di onde trasversali, cioè che oscillano nel piano perpendicolare alla loro direzione di propagazione, e in questo piano producono alternativamente l’allungamento dello spazio in una direzione e la sua contrazione nella direzione perpendicolare come è mostrato nella fig.3, che evidenzia le deformazioni di un ideale anello circolare di sferette posto nel piano X-Y al passaggio di un’onda gravitazionale che si propaga lungo l’asse Z.

Fig.3 Deformazione locale dello spazio-tempo al passaggio di un’onda gravitazionale: l’anello è fisso in una zona di spazio che si deforma al passaggio dell’onda.

 Tuttavia questo effetto, previsto da Einstein, è estremamente debole per la natura stessa del campo gravitazionale (per esempio, l’attrazione gravitazionale tra due particelle elementari cariche, come un protone e un elettrone, risulta 10-36 volte meno intensa di quella elettromagnetica tra le loro cariche); abbiamo a che fare, insomma, con perturbazioni della struttura dello spazio veramente irrisorie, e per renderne possibile la rivelazione sono stati necessari   decenni di perfezionamenti progettuali e una straordinaria evoluzione della tecnologia strumentale  che  cominciano solo ora a dare i loro frutti: dai primi rivelatori, costituiti da grandi masse sospese di cui si era sperato, ma senza alcun risultato,   di osservare  l’oscillazione  prodotta  dal  passaggio  di  un’onda  gravitazionale,  si  è  infine  arrivati  agli strumenti definitivi, gli interferometri, di cui ora vedremo le caratteristiche.

Lo strumento di misura: un grandioso interferometro di Michelson

Gli interferometri, inventati nel 19mo secolo per misurare le lunghezze d’onda della luce, sono strumenti in cui la luce prodotta da una singola sorgente monocromatica, cioè di colore e lunghezza d’onda ben definita, viene separata in due fasci che viaggiano su percorsi – bracci- differenti e vengono poi ricombinati per produrre una figura di interferenza dalla quale si deduce la lunghezza d’onda incognita oppure, se quest’ultima è nota, la differenza tra i percorsi della luce: quest’ultimo è il caso dell’ interferometro di

Michelson impiegato per rivelare le onde gravitazionali, rappresentato nello schema della fig.4. A differenza però degli strumenti da laboratorio, che hanno dimensioni dell’ordine del metro, quello usato per rivelare le onde gravitazionali è un dispositivo colossale, i cui bracci misurano fino a 4 km!

Lo strumento è essenzialmente costituito da una sorgente laser di lunghezza d’onda nota con estrema precisione, due bracci uguali disposti a 90° e un rivelatore di luce; il raggio laser viene inviato su uno specchio semiriflettente disposto a 45° (beam splitter) che lo divide in due fasci uguali inviandoli nei due bracci, alla fine di ognuno dei quali uno specchio riflettente li rimanda indietro sul beam splitter che li ricompone nella direzione del rivelatore (photodiode), dove si sovrappongono dando origine a una figura di interferenza.

Nella situazione iniziale (in assenza cioè di segnale esterno),  lo  strumento  viene  predisposto  in  modo  da

ottenere nel rivelatore un segnale di intensità nulla; questa condizione viene raggiunta regolando in modo fine la lunghezza dei bracci in modo da produrre una differenza di cammino Dl tra i fasci che li  porta   in opposizione di fase: quando uno ha la massima intensità positiva, l’altro ha la massima negativa, cosicché

sommandosi si elidono (interferenza totalmente negativa). A partire da questa condizione, se una causa esterna induce una ulteriore variazione Dl’ della differenza di lunghezza tra i bracci si produce un ulteriore sfasamento che determina nel fotorivelatore l’apparire di una figura di interferenza: esso registra così un segnale che dipende da Dl’, e che cambierà se la variazione indotta si modifica al passar del tempo.

Lo scopo di degli interferometri gravitazionali è quello di rivelare la variazione di lunghezza dei bracci dovuta alla dilatazione-contrazione dello spazio causata dal passaggio un’onda gravitazionale; abbiamo visto che se quest’ultima, per esempio, si propaga come un impulso sinusoidale nella direzione Z, sul piano X-Y perpendicolare a Z lo spazio alternativamente si dilata lungo un asse e si contrae su quello perpendicolare (fig.3). Dato che i bracci dell’interferometro sono disposti a 90°, il passaggio di un’onda gravitazionale ne varia quindi le  lunghezze sempre in senso opposto, cosicché le variazioni si sommano  (se i bracci variassero nello stesso senso Dl’ si ridurrebbe)  producendo un effetto d’interferenza più rilevante : nel fotorivelatore si dovrà quindi osservare un segnale oscillante per la durata del passaggio dell’impulso gravitazionale.

L’interferometro LIGO di Livingstone, Luisiana          L’interferometro Virfo di Cascina, Pisa

Gli interferometri utilizzati per rivelare le onde gravitazionali sono grandi dispositivi con bracci di lunghezza chilometrica che lavorano in modo coordinato, confrontandosi l’uno con gli altri in modo da evitare l’accidentale rivelazione di un segnale spurio; l’arrivo di un’onda gravitazionale viene registrata infatti contemporaneamente da tutti i rivelatori attivi, che attualmente sono:

  • i due interferometri del sistema statunitense LIGO, con bracci da 4 km posti a Hanford (stato di Washington) e a Livingston (Luisiana, nella foto);
  • il rivelatore Virgo, situato a Cascina (Pisa), con bracci da 3 km;
  • il rivelatore Geo600, presso Hannover, con bracci di 600

A breve entrerà in funzione anche il rivelatore sotterraneo giapponese KAGRA, con bracci da 3 km.

Tuttavia, la relativa semplicità del principio misura deve misurarsi con l’entità infinitesima delle variazioni prodotte dall’onda gravitazionale: si tratta di discriminare variazioni di lunghezza dei bracci inferiori a 10-18 m, cioè a un millesimo del diametro di un protone! Dato che ogni fenomeno circostante può causare nel dispositivo variazioni di intensità ben maggiore, la vera difficoltà del procedimento di misura è quindi quella di rendere lo strumento insensibile a ogni sollecitazione diversa da un’onda gravitazionale; devono essere quindi eliminati a livello esasperato tutti i rumori che possono influenzare lo strumento, come le oscillazioni sismiche, le vibrazioni meccaniche locali, le dilatazioni di origine termica e ogni altra influenza ambientale (si pensi che l’interferometro Virgo, situato circa 20 km dal mare, avverte normalmente il moto delle onde!). Inoltre ogni particolare della tecnologia dell’interferometro deve presentare una stabilità e una precisione tali da non produrre errori che potrebbe falsare la misura: il risultato è un apparato dotato di una sensibilità e di una stabilità superlative, rese possibili da materiali e soluzioni al limite dello attuali capacità tecnologiche.

Per ottenere questa incredibile performance sono stati utilizzati diversi accorgimenti, il più importante dei quali è l’uso delle cavità Fabry-Perot; si tratta di camere a vuoto disposte lungo i bracci – che in pratica costituiscono i bracci stessi- delimitate da sistemi di specchi di altissima qualità che intrappolano il raggio laser e lo riflettono moltissime volte prima che venga fatto uscire sul beam splitter, aumentando così la lunghezza del suo percorso, che è sensibile per intero alla variazione indotta dal passaggio di un’onda gravitazionale. In questo modo il percorso della luce viene allungato fino a 400 volte,  portandolo da 4  a

1600 km e incrementando quindi dello stesso fattore la sensibilità dello strumento. Ligo e Virgo adottano lo stesso sistema ottico, il cui schema di massima è mostrato nella figura accanto. Fig.6 Lo schema ottico di LIGO

Il secondo fondamentale accorgimento consiste nell’amplificazione del fascio laser; mentre l’uso delle cavità Fabry- Perot aumenta la sensibilità, l’incremento di potenza del fascio determina una maggiore nitidezza della figura di interferenza nel fotorivelatore, cioè aumenta la risoluzione dello strumento, permettendo di distinguere segnali proporzionalmente più deboli.

La sorgente usata in Ligo è un laser ad infrarossi della potenza di 2 W che viene amplificato in due fasi  fino a 200 W, che

è il limite di potenza costruttivo per queste sorgenti di luce: come si riesce allora a portarla a ben 750 kW, che è la potenza luminosa presente nelle cavità, ben 3750 volte maggiore di quella che entra nel sistema ottico?

Il “trucco” consiste nell’utilizzare uno specchio detto riciclatore (power recycling mirrors), con una faccia che trasmette la luce e l’altra che la riflette totalmente, posto tra la sorgente e il beam splitter: esso lascia passare tutta la luce verso il beam splitter che la suddivide nelle cavità, dove subisce le riflessioni multiple per tornare infine al beam splitter; questo la rinvia sullo specchio riciclatore che la riflette totalmente indietro sul beam splitter e nei bracci; poiché nel frattempo la sorgente ha continuato a inviare luce nel sistema, nelle cavità si accumula così progressivamente energia luminosa fino al limite descritto di 750 KW: la frazione di questo segnale trasmessa dal beam-splitter al rivelatore porta con sé le informazioni sulla misura nella forma di un segnale di interferenza.

 

Con questo superlativo sistema di misura il 14 settembre 2015 alle 10.51 (ora italiana) i due interferometri del sistema Ligo hanno rivelato il passaggio dell’onda gravitazionale prodotta dalla fusione di due buchi neri che orbitavano l’uno attorno all’altro in un sistema binario posto a 410 Mpc, cioè a circa 1,3 miliardi di anni luce da noi. I due oggetti celesti, della massa di 29 e 36 masse solari, si sono avvicinati con un moto a spirale per scontrarsi alla velocità di 150.000 km/s , metà di quella della luce,    formando   un   solo buco nero di 62 masse

solari e producendo un segnale gravitazionale il cui passaggio sulla Terra ha indotto negli strumenti la infinitesimale variazione di lunghezza che, a 100 anni esatti dalla previsione di Einstein, ne ha dimostrato l’esattezza. Fig.5 Il segnale prodotto dall’onda gravitazionale del 14 settembre 2015

 Questa attività di rivelazione del sistema LIGO, a cui si è affiancato dal 2017 quella di Virgo, che all’atto della prima rivelazione era in fase di revisione,    ha portato in breve alla individuazione di molti altri eventi di fusione in sistemi  binari di  buchi neri  e in un caso di stelle dineutroni. Si è così  definitivamente consolidato un nuovo campo di ricerca che produrrà uno straordinario passo in avanti della nostra conoscenza, permettendoci forse di indagare anche sulle fasi di evoluzione dell’universo comprese tra il Big-Bang e i primi 380.000 anni di vita, che ora possiamo solo ricostruire grazie ai modelli teorici e a prove indirette, ma la cui osservazione ci è  sostanzialmente preclusa perché  i segnali elettromagnetici, che costituiscono la nostra principale sorgente di informazione, hanno cominciato a propagarsi nell’universo solo dopo questo intervallo di tempo.

I grafici seguenti illustrano la  progressione  del numero degli eventi rivelati dal 2015 al 2019 e la loro distribuzione in massa e distanza, danno un’idea  precisa dell’eccezionale l’evoluzione di questa metodologia di ricerca, che ha riscosso i primi successi dopo ben 20 anni di continui perfezionamenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RIFERIMENTI WEB:

https://www.ligo.caltech.edu/page/gw-sources

https://en.wikipedia.org/wiki/Gravitational_wave

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RIFERIMENTI WEB

 

https://www.ligo.caltech.edu/page/gw-sources

 

https://en.wikipedia.org/wiki/Gravitational_wave

 

Alessandro Barbero: chi era costui? (Enrico Guazzoni)

Alessandro Barbero: chi era costui?    – di Enrico Guazzoni

Va bene, Storia non piace a molti. Un cumulo di date, di guerre, di trattati. Affari di gente morta e sepolta. Però oggi con quella che possiamo considerare una sorta di didattica a distanza c’è una possibilità di trovarla, viva, interessante, ricca di cose curiose che non sapevamo. Il mago in questione si chiama Alessandro Barbero. E’ un professore dell’Università del Piemonte orientale, dove insegna storia medioevale, nonché autore di decine di libri e romanzi. E già qui uno comincia a storcere il naso: roba vecchia, che non interessa a nessuno. Si tratta di un periodo triste, avvolto nelle nebbie della superstizione. E invece no. Barbero ti racconta la storia come non l’hai mai sentita e poi le sue storie (perché in fondo di storie si tratta) spaziano dall’antichità ai giorni nostri. Sono almeno una dozzina di anni che lui vaga da un convegno, ad una mostra, una fiera, in giro per l’Italia a raccontare le sue storie. E queste sono finite su You Tube, le potete riascoltare tutte in podcast, tranquillamente, quando volete, magari facendo da mangiare o pulendo la casa. Basta mettere il suo nome in un motore di ricerca sul PC o lo smartphone e vi compare tutto un mondo: decine e decine di conferenze su infiniti argomenti: il sesso nel medioevo, le fake news della storia, le grandi spie, le invasioni barbariche, le rivolte contadine, la rivoluzione francese e le guerre del novecento, le brigate rosse. E tutto raccontato in modo brillante, ammiccante. Barbero è soprattutto un ammaliatore: ti racconta la battaglia di Waterloo e ti sembra di esserci. Ti spiega i preparativi, le tattiche, i drammi come un attore professionista. Di solito i relatori anche capaci brillano per noiosità. Dicono delle cose anche interessanti, ma in maniera monotona, come se leggessero le estrazioni del lotto. Barbero invece si agita, saltella, varia la voce sottolineando i fatti. E i fatti che racconta sono appassionanti, ci parla della Storia come noi non la conosciamo, perché fondamentalmente parla delle persone e dei loro problemi. E allora le storie degli antichi romani, dei barbari, dei sultani turchi o dei banchieri ebrei sono storia di mondi di cui avevamo qualche notizia ma che ci erano realmente ignoti. Parchè a scuola ci hanno insegnato che la Rivoluzione Francese comincia il 14 luglio del 1789, ma non sappiamo bene perché proprio quella data è diventata importante. Quel giorno per la maggioranza dei parigini (e figurarsi per il resto delle Francia) non successe nulla. E di proclamarla festa nazionale ci penserà un nipote di Napoleone settant’anni dopo. Ma andando a vedere le condizioni dell’economia dello stato francese, le condizioni del popolo, a capire cosa voleva dire Monarchia Assoluta, il disastro dell’economia e allora, pian piano, si capisce il come e il perché. E qui devo dire che Barbero è insuperabile, piacevolissimo, affascinate e quando si comincia ad ascoltarlo non si smette più, quasi una fosse una droga, chiamata Storia.

Roberto Brivio (A.C.U.)

Abbiamo  appena appreso che questo maledetto covid ci ha portato via ROBERTO BRIVIO. il terzo dei grandi Gufi che ci lascia.

62 anni di carriera nel mondo del musical cabaret.

Da un paio di anni ci aveva allietato con la sua presenza e con i suoi aneddoti. Se avete piacere di vederlo sul nostro sito trovate un video di una lezione in cui abbiamo cantato tutti insieme. Ci mancherai Roberto con la tua umanità, la tua umiltà e la tua carica di competenza e simpatia.

un alto pezzo storico di Milano che non c’è più …

Nona di Beethoven (Luigi Palombi)

RotoclassicaPer chi volesse approfondire sulla “trascrizione d’ autore” di Franz Liszt della Nona Sinfonia di Ludwig van Beethoven e per ricordare la bella serata del 18 settembre in Sala della Cultura a Vedano al Lambro troverete in allegato il mio intervento – parlato e suonato – per il programma “Rotoclassica” di Radio Popolare trasmesso lo scorso 26 Novembre. 
Gli estratti pianistici del II e IV movimento e l’ intero III movimento provengono da quella “serata magica”… grazie come sempre per la Vostra attenzione e a presto!