“Gli articoli” di Christian Alberto Polli

“Gli articoli” di Christian Alberto Polli

Poesia:

E’ UN GIRONE ERMETICO

È un girone ermetico,
Il reparto di psichiatria,
di viva e lucida follia
si tinge l’oscura mente
di chi crede il nulla, assente.

È un vagare salmodiante,
che puzza di EN,
ciondolante in un perenne 
meriggio, cinereo:
la scarsa luce filtra,
opaca divinità,
sui visi smunti di chi vagheggia, falsità.

È un riso di chimera,
il delirio sonnolente
di chi barcolla, demente
avanti indietro-indietro avanti:
urlo alle coscienze,
e sono così nitide
a loro stessi,
moderni reietti!

Ma a loro si negano
Le segrete sinapsi,
critici rapsòdi
ai più ignoti;
è un inferno scostumato,
timido e celato,
bagnato d’asciutti
silenzi, stremati.

È un ermetismo
(si può dire) falso;
vociano dolori a noi
noti, carnosi di vita;
solo agli altri paion ignoti,
queste maschere d’infermità
afone blasfemie:
ma parliamo di vita.

Tratto da ARITMIE SPIRITUALI                                                                                   
Edizioni Circonvalle 2019    

 

 

 

UN RE MATTO IN INGHILTERRA: GEORGE  III

Riprendo, con questo titolo (il primo di una trilogia di biografie)  quello elaborato da Dario Fo nel 2015 per il suo romanzo “C’è un re pazzo in Danimarca”. Eh sì, perché il XVIII secolo fu un secolo abbastanza nefasto per i reali d’Europa. Oltre al povero “re di Danimarca” Christian VII (1766-1808) e alla regina di Portogallo Maria I (1777-1816), l’uno schizofrenico e l’altra affetta da porfiria – una malattia genetica del sangue che procura sintomi psichiatrici – v’era nel Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda un sovrano che fu ben più famoso dei suoi due colleghi danesi e portoghesi: George III di Hannover. Il primo motivo era dovuto all’importanza dell’Inghilterra nel panorama politico, militare ed economico del Secolo dei Lumi; il secondo motivo per il gran numero di saggi e di film (ricordo in questa sede La pazzia di Re Giorgio, lungometraggio del 1994 con Nigel Hawtorne e Helen Mirren che ottenne un’ottima critica da parte dei giudici al Festival di Cannes). Ma torniamo a Giorgio III. Sovrano per ben sessant’anni dal 1760 al 1820, padre di quindici figli e sovrano attento alle novità culturali, industriali e sociali del proprio Paese, George III fu il sovrano “delle rivoluzioni”: quella americana, quella industriale e quella francese. Fu durante il suo regno, quindi, che la Gran Bretagna vide sconfitte decisive (la nascita degli USA), ma anche vittorie strabilianti, come quelle su Napoleone e l’estensione del dominio marittimo, industriale e commerciale di Londra su tutto il mondo, anticipando la gloria del regno della nipote, la famosa regina Vittoria. Ma torniamo al nostro re “matto”: non era una malattia propriamente psichiatrica ma, come nel caso di Maria I del Portogallo, di una malattia genetica, la porfiria. I sintomi? Psichiatrici (allucinazioni, deliri, incapacità di stare in silenzio, aggressività, etc…), neurologici, gastrointestinali e…urinari (le urine, durante il periodo di infermità, erano di colore blu). Insomma, un vero calvario, specialmente per la moglie del sovrano, la buona regina Charlotte, che soffriva terribilmente nel vedere il marito in quelle condizioni. La prima crisi avvenne nel 1763, ma si risolse nell’arco di poche settimane; ben più grave fu quella del 1788-89, crisi che determinò lo stallo del governo (guidato dall’abilissimo primo ministro William Pitt il Giovane) e la possibilità di una reggenza da parte del pigro e ambizioso principe di Galles George. A curare il malato sovrano fu chiamato un “prototipo” di psicoterapeuta, un membro della Chiesa Anglicana che lasciò la cura d’anime per dedicarsi alle malattie mentali: il dr. Francis Willis. Le sue terapie (lavoro nei campi, il controllo del malato tramite il fissarlo negli occhi costantemente, una rudimentale sedia a cui il paziente veniva legato durante le manifestazioni psicotiche) furono determinanti nell’arginare le manifestazioni psicotiche del sovrano, ma non a risolverne la causa, visto che la porfiria era allora sconosciuta. Infatti, il sovrano ebbe delle altre recidive del suo male nel corso degli anni a venire fino al tracollo totale che avvenne nel 1810 quando seppe della morte della sua figlia preferita, la principessa Amelia. Da quel momento non recuperò più la lucidità mentale e (finalmente) il principe di Galles George divenne principe reggente per i restanti anni di vita del padre, che morì nel castello di Windsor dieci anni dopo. Gli succederà al trono col nome di George IV.

 

 

Brugherio, 9 dicembre 1866. La nascita di un Comune

Brugherio, 9 dicembre 1866. La nascita di un Comune, la fine di un risorgimento locale che ha comportato numerosi sacrifici da parte dei possidenti terrieri, in primo luogo Giovanni Noseda, e da parte del parroco del paese, il reverendo don Gian Andrea Nova. Eh sì, perché Brugherio doveva già nascere nel 1721, quando il governo austriaco intendeva, sulla base del catasto censitario, fondare una nuova comunità. Questo però avrebbe comportato per la famiglia Dubini di Monza, che aveva numerose pertiche di terreno sul nostro territorio, la perdita di grossi possedimenti. E non si fece nulla. Non si fece nulla neanche nel 1819 quando questa volta furono gli austriaci, ritornati dopo l’epopea napoleonica in Lombardia, che decisero di non complicare ulteriormente il frammentatissimo territorio amministrativo, politico e finanziario che divideva le varie comunità, ossia le cascine e i primi nuclei territoriali di case che si stavano lentamente formando intorno alla parrocchiale di San Bartolomeo. Questa rimaneva l’unico punto fisso, l’unico riferimento per Brughé. Soltanto con l’arrivo dei piemontesi nel 1859 e la nascita del Regno d’Italia, le cose cominciarono a cambiare anche per la nostra futura città. I proprietari terrieri (i Sormani Andreani, i Noseda, i Pestagalli, i Tizzoni) e il parroco Nova scrissero più volte al governo centrale la richiesta di fondare un’unica comunità che permettesse ai brugheresi di sentirsi “legalmente” tali. Era interesse dei grandi proprietari terrieri, infatti, avere un Comune con un proprio consiglio comunale dove sedersi e poter gestire le realtà locali senza far riferimento a Monza, a Cernusco o a Vimercate per le decisioni politiche. Alla fine, grazie alle insistenze, il governo sabaudo decise di dare il proprio placet, da tenersi dietro ad un referendum. La parte forte la face il sindaco di Cassina Baraggia Giovanni Noseda, il quale non ebbe grosse difficoltà a far accettare alla cittadinanza questa scelta se non alla comunità di San Damiano, corteggiata da Monza che non aveva intenzione di vedere quel territorio unito al futuro Comune. Gli scontri non si fecero attendere da ambo le parti ma alla fine il Consiglio Comunale sandamianese, allettato dalle promesse elettorale del Noseda, decise di scegliere per la via unionista. Si giunse così al fatidico 9 dicembre, data in cui fu eletto come sindaco Giovanni Noseda. La storia di Brugherio come entità politica ebbe finalmente inizio ..

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