“Gli articoli” di Giorgio Callegari

“Gli articoli” di Giorgio Callegari

Viaggio in India

In occasione di uno dei miei  primi viaggi in India, mi capitò di contattare diverse società sconosciute sia a me che alla mia azienda per aprire  un dialogo che portasse a intavolare e poi a consolidare significativi rapporti commerciali e umani. Normalmente – soprattutto con le grosse aziende – si era fortunati se si riusciva a parlare con il direttore degli acquisti o dell’import-export, anche perché telefonare era complicato e costoso, il fax era appena agli inizi del suo utilizzo in tutto il mondo, le email non esistevano e il telex era chiaro quanto un rebus per esperti.

Con mia sorpresa , quando scrissi ad una importante   società  farmaceutica, mi rispose la segretaria del presidente, dicendomi che egli mi avrebbe accolto con piacere, precisando giorno e ora dell’incontro e informandomi che, se avessi fornito i dettagli  del mio volo di arrivo, avrebbe provveduto a inviare un auto in aeroporto per il mio trasferimento alla sua azienda. Son trascorsi più di trent’anni, ma ricordo ancora quanto piacere provai di fronte a tanta empatica disponibilità, da parte di un personaggio che non è normalmente avvezzo ad incontrare l’ultimo arrivato, come ero io per i top manager -non solo Indiani – a quell’epoca.  L’aereo arrivò in ritardo di oltre un’ora, ma trovai comunque l’autista ad aspettarmi, con un grosso foglio di cartone su cui risaltava il mio nome . Il percorso non fu breve e mi chiesi come mai il presidente fosse stato così cortese con una persona che non conosceva affatto .

L’auto si fermò davanti a una breve scalinata, su cui campeggiava un tappeto rosso (scoprii poi che non era stato messo in quel luogo solo  per me , ma accoglieva ogni giorno  tutti gli ospiti) e diverse persone mi accolsero con un inchino quando iniziai a salire le scale. La segretaria, nel suo splendido sari multicolore , mi salutò con le mani giunte, come si usa da quelle parti, e mi disse che il presidente mi aspettava nel suo ufficio.

M’introdusse attraverso la porta d’entrata che richiuse alle mie spalle e, con mia grande sorpresa,  il presidente mi invitò a sedermi esprimendosi  in Italiano: “Benvenuto, signor Callegari, si accomodi. Gradisce una tazza di the ?” Quando a mia volta risposi in Italiano, mi fermò dicendomi in Inglese: “ Mi scusi, ho usato con sommo piacere metà delle parole che conosco della sua lingua così bella, ma non riesco ad andare oltre”

Così scoprii che amava l’Italia, la nostra lingua, il nostro cibo (aveva   gustato con piacere  anche il risotto alla milanese…) e i nostri vini  e che nella sua vita aveva visitato il nostro paese 21 volte, dalle Dolomiti alle isole, Elba compresa.

Non ci incontrammo più né avemmo mai business negli anni a seguire ma, quando lasciai il suo ufficio, mi disse “ Ricevo personalmente tutti gli italiani, per aiutarmi a ricordare quello che ritengo il più bel paese del mondo e in cui purtroppo, per problemi di salute, non mi reco  più da quasi dieci anni. Tuttavia , sono convinto di sapere perché la sua Italia  è così bella: secondo me  Dio, quando creò il mondo, si fermò su di essa 5 minuti in più e rese  così più facile per chi ci vive, aumentarne la bellezza anno dopo anno, secolo dopo secolo, come avete fatto voi.”

 

Apologia di Beethoven

250 fa nasceva Ludwig Van Beethoven. Per me che ho sempre amato  le persone  che si son fatte da sole, grazie alle proprie qualità , alla forza d’animo e alla capacità di non fermarsi mai di fronte alle inevitabili difficoltà , un mito.

Un mito sin da quando ascoltai una sua opera per la prima volta (la famosa bagatella “per Elisa”) e poi, iscrittomi alla “Gioventù Musicale”, ebbi la ventura di assistere,  dal vivo e  in rapida sequenza,  all’esecuzione delle sue nove sinfonie , con terza , quinta e settima in testa alle mie preferenze.

Scoprii meglio la nona , la sua apoteosi , grazie a un film di Kubrick, “Arancia Meccanica” e amai ancor più la sua musica quando   scoprii   che   l’aveva   composta   quand’era completamente sordo.

Allora compresi che non bastano talento e fortuna per superare le avversità, ma serve qualcosa che pochi hanno dentro di loro e che li aiuta a non cadere nell’abbandono : la volontà di non cedere mai all’alternanza degli eventi, alle inevitabili sfortune che si profilano quando tutto appare promettente   e su una facile  discesa.

Pensare a lui, come a tanti grandi personaggi della storia e dell’arte, cresciuti poveri e spesso  menomati nel corpo  o nello spirito , ma capaci di creare opere indimenticabili, dovrebbe darci conforto in quest’anno così diverso e così disastroso, sotto molti aspetti.

Se, come diceva Qualcuno , si può cadere dall’altare nella polvere, credo ci sia ancora abbastanza spazio per risalire dalla polvere al paradiso di una quotidianità che pare persa , ma che tornerà migliore, se solo lo vorremo.

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