Le rubriche di Luigi Maria Brancato

Le rubriche di Luigi Maria Brancato

La Cultura della Scrittura …

Il caldo e lo scirocco non hanno ancora preso il sopravvento sul mattino estivo fresco e profumato di salsedine … questo mi spinge alla lettura ed alla meditazione su ciò che leggo ( “Verso l’Unico Dio: da Akhenaton a Mosè” di Jan Assmann ) spingendomi a considerare la Cultura della Scrittura che determina uno stimolo, una spinta ad innovare che nulla ha a che vedere con il “Sistema Scrittura” e soprattutto, in termini di comunicazione, con l’Oralità.

 

Mi è capitato pertanto di leggere una testimonianza interessante data dal “Lamento di Khakkheperreseneb” , saggio Egizio vissuto all’inizio del II millennio a.C. :“ … 

Se io avessi frasi sconosciute, strane espressioni, un nuovo linguaggio che non sia stato ancora utilizzato, libero dalla ripetizione, senza i proverbi tramandati dagli antenati !

Io purifico il mio corpo da tutto ciò che contiene e lo libero da tutte le mie parole.

Poiché ciò che è stato detto è ripetizione e niente è detto che non sia già stato detto.

Non ci si può vantare delle parole degli antenati poiché i posteri lo scopriranno.

Se io conoscessi ciò che gli altri ignorano e che non è che ripetizione !… “

Parliamo di un pensiero di oltre 4000 anni fa e tratta di un aspetto culturale in cui l’Autore, che stavolta scrive per sé e non per il pubblico (che si aspetta qualcosa di più familiare ma allo stesso tempo che sia nuovo), si costringe in uno spazio di competizione intertestuale da cui nasce e si sviluppa una problematica vicina a quella di scrittori e pensatori di ogni tempo.

Buona giornata a Tutti Voi !

 

 

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Roba da (innocenti) liceali …

Non hai idea di quanto sia stato difficile
trovare un dono da portarti.
Nulla sembrava la cosa giusta.
Che senso ha portare oro ad una miniera d’oro,
oppure acqua all’oceano.
Ogni cosa che trovavo,
era come portare spezie in Oriente.
Non ti posso donare il mio cuore e la mia anima,
perché sono già Tue.
Così, ti ho portato uno specchio.
Guardati e ricordami.
( Jalāl al-Dīn Rūmī )

La Poesia, una Poesia, suscita sensazioni ed emozioni diverse a secondo chi la legge : le parole, i suoni assumono significato diverso da quello percepito dagli altri. Ognuno di noi vede ed interpreta con i propri occhi una realtà diversa da quella che vedono gli altri e questo ci differenzia dagli altri, rendendoli, paradossalmente, simili a noi. Leggete questi versi : ci si potrebbe scrivere un romanzo lungo mille pagine eppure bastano poche righe, poche parole per suscitare mille sensazioni che mai verranno scritte. La Poesia per me è tutto questo.
(da, i Pensieri di un innocente liceale ).

 

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Per non morire …

Alle giovani generazioni duramente provate dal primo conflitto mondiale Hermann Hesse, nascosto sotto lo pseudonimo di Emil Sinclair, racconta con Demian (1919) la storia di una rigenerazione possibile e di una liberazione diversa, fuori dagli schemi del vecchi o umanesimo e soprattutto fuori dall’orizzonte culturale europeo incentrato sulle mitologie del progresso industriale e tecnologico.

Avevo paura della troppa solitudine, paura dei numerosi sensi di vergogna e di delicata intimità ai quali mi sentivo portato, paura dei teneri pensieri d’amore che spesso mi assalivano.

Ci sono sogni nel quali, andando in cerca della principessa, si rimane affondati in pozzanghere sporche, in vicoli sudici e male odoranti. Così capitò a me.

In questo modo poco garbato mi avvenne di isolarmi e di porre fra me e l’infanzia la porta chiusa d’un paradiso terrestre con custodi spietatamente luminosi.

Era un inizio, un ridestarsi della nostalgia di me stesso.

Io ero un parto della natura lanciato verso l’ignoto, forse verso qualcosa di nuovo o forse anche verso il nulla, e il mio compito consisteva unicamente nel lasciare che quel parto si evolvesse dal profondo, nel sentire dentro di me la sua volontà e nel farlo mio. Avevo già assaporato molta solitudine.

Ora ebbi l’impressione che ne esistesse una più profonda e fosse inevitabile.

Ci sarà la guerra. Vedrai quanti entusiasmi. Per la gente sarà una bazza. Già ora tutti si rallegrano all’idea di menar le mani.  Tanto noiosa è diventata per loro la vita !

Ma vedrai, Sinclair, questo è soltanto il principio.

Ci sarà forse una guerra grande, grandissima :

anch’essa però sarà soltanto il principio.  Incomincia un mondo nuovo, e questo sarà spaventevole per coloro che sono attaccati al vecchio.

Tu che farai ?

 ( Hermann Hesse – da, Demian )

Costruito sulla ricezione di Nietzsche, sulla discussione con la teoria psicanalitica junghiana e sulla simbologia biblica, incentrato – come pochi anni dopo Siddhartha – sulla rimozione della colpa e sul recupero di valori interiori, Demian indicava con straordinaria forza la direzione che i giovani attendevano : riprendere la via verso l’interiorità e verso l’autonomia della coscienza, scendere nelle profondità del proprio io, ricercare la verità che si nasconde nelle pieghe dell’inconscio.

Ecco … questo è quello che auguro alle nuove generazioni, ai nostri figli e a chiunque voglia guardarsi dentro : non è mai troppo tardi nè troppo presto.

NIENTE DI PIU’. TU CHE FARAI !!!

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acubrugherio administrator

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