Le rubriche di Luigi Maria Brancato

Le rubriche di Luigi Maria Brancato

Deontologia al Tempo dei Faraoni …

Il Faraone , al momento della sua salita al trono, prestava giuramento a Maat, mentre, al termine della Vita terrena, nella sala di Maat o sala della giustizia, si svolgeva la pesatura del cuore del defunto su un piatto della bilancia e la la piuma della giustizia di Maat sull’altro piatto ( Psicostasia ). Il cuore doveva sempre pesare meno della piuma di Maat per potere accedere al giudizio positivo finale di Osiride. Questa era la tradizionale “dichiarazione di innocenza”, tratta dal Libro dei Morti ( Papiro di Ani della XVIII din. ) che il defunto doveva pronunciare di fronte a Osiride e che prelude a quella che dopo centinaia di anni sarebbero stati i ” Dieci Comandamenti “

Non ho detto il falso
Non ho commesso razzie
Non ho rubato
Non ho ucciso uomini
Non ho commesso slealtà
Non ho sottratto le offerte al Dio
Non ho detto bugie
Non ho sottratto cibo
Non ho disonorato la mia reputazione
Non ho commesso trasgressioni
Non ho ucciso tori sacri
Non ho commesso spergiuro
Non ho rubato il pane
Non ho origliato
Non ho parlato male di altri
Non ho litigato se non per cose giuste
Non ho avuto comportamenti riprovevoli
Non ho spaventato nessuno
Non ho ceduto all’ ira
Non sono stato sordo alle parole di verità
Non ho arrecato disturbo
Non ho compiuto inganni
Non ho avuto una condotta cattiva
Non mi sono accoppiato (con un ragazzo)
Non sono stato negligente
Non sono stato litigioso
Non sono stato esageratamente attivo
Non sono stato impaziente
Non ho commesso affronti contro l’ immagine di un Dio
Non ho mancato alla mia parola
Non ho commesso cose malvagie
Non ho avuto visioni di demoni
Non ho congiurato contro il Re
Non ho proceduto a stento nell’acqua
Non ho alzato la voce
Non ho ingiuriato Dio
Non ho avuto dei privilegi a mio vantaggio
Non sono ricco se non grazie a ciò che mi appartiene
Non ho bestemmiato il nome del Dio della città

… e non ditemi che anche se vecchio di c.a. 3500 anni, buona parte di queste dichiarazioni di ( presunta ) innocenza non farebbe comodo che venissero rispettate anche ai nostri giorni !
O tempora o mores … 

 
 
 

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Il Tempo delle Piramidi volge al termine …

la Morte non realizza la Speranza di Pace e di Giustizia, come promette la tradizione da oltre 1500 anni : essa è invece separazione dalla Vita, Dolore, Sofferenza e Pianto e inconoscibile resta il Destino dell’Uomo :

” Passa un Giorno Felice, dimentica l’affanno ..”

è il solo consiglio, la sola soluzione che viene offerta ai viventi.

Vivere finché ci è concesso ciò che di buono offre la vita.

Così esorta ” il Canto che sta nella tomba di Antef ( Faraone XI din – 2121 a.C. ) e che sta davanti all’Arpista.

Il testo ci è giunto postumo da una copia di età Ramesside ( XIX – XX – XXI / 1200-1070 a.C. ), nel manoscritto ( Papiro Harris 500 – British Museum, London ), assieme ad una raccolta di gioiosi canti d’Amore :

” Canto che si trova nella tomba di Antef e che sta davanti all’Arpista : é il testamento di quel buon Sovrano, dal felice destino “

– Periscono le generazioni e passano,
altre stanno al loro posto, dal tempo degli antenati:
i re che esistettero un tempo
riposano nelle loro piramidi,
son seppelliti nelle loro tombe
i nobili ed i glorificati egualmente.

Quelli che han costruito edifici,
di cui le sedi più non esistono,
cosa è avvenuto di loro?

Ho udito le parole
di Imhotep e di Herdjedef,
che moltissimi sono citati nei loro detti:
che sono divenute
le loro sedi?

I muri sono caduti
le loro sedi non ci son più,
come se mai fossero esistite.

Nessuno viene di là,
che ci dica la loro condizione,
che riferisca i loro bisogni,
che tranquillizzi il nostro cuore,
finché giungiamo a quel luogo
dove sono andati essi.

Rallegra il tuo cuore:
ti è salutare l’oblio.

Segui il tuo cuore
fintanto che vivi!
Metti mirra sul tuo capo,
vestiti di lino fine,
profumato di vere meraviglie
che fan parte dell’offerta divina.

Aumenta la tua felicità,
che non languisca il tuo cuore.

Segui il tuo cuore e la tua felicità,
compi il tuo destino sulla terra.

Non affannare il tuo cuore,
finché venga per te quel giorno della lamentazione.

Ma non ode la loro lamentazione
colui che ha il cuore stanco:
i loro pianti,
non salvano nessuno dalla tomba.

Pensaci,
passa un giorno felice
e non te ne stancare.

Vedi, non c’è chi porta con sé i propri beni,
vedi, non torna chi se ne è andato.

Il Tempo delle Piramidi volge alla fine … il cielo non è il viatico per l’eternità, nuovi cambiamenti si affacciano all’orizzonte e la terra prenderà sempre più posto nel destino di Uomini e Faraoni : questo Canto ne é una tangibile e poetica testimonianza.

 

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La Cultura della Scrittura …

Il caldo e lo scirocco non hanno ancora preso il sopravvento sul mattino estivo fresco e profumato di salsedine … questo mi spinge alla lettura ed alla meditazione su ciò che leggo ( “Verso l’Unico Dio: da Akhenaton a Mosè” di Jan Assmann ) spingendomi a considerare la Cultura della Scrittura che determina uno stimolo, una spinta ad innovare che nulla ha a che vedere con il “Sistema Scrittura” e soprattutto, in termini di comunicazione, con l’Oralità.

 

Mi è capitato pertanto di leggere una testimonianza interessante data dal “Lamento di Khakkheperreseneb” , saggio Egizio vissuto all’inizio del II millennio a.C. :“ … 

Se io avessi frasi sconosciute, strane espressioni, un nuovo linguaggio che non sia stato ancora utilizzato, libero dalla ripetizione, senza i proverbi tramandati dagli antenati !

Io purifico il mio corpo da tutto ciò che contiene e lo libero da tutte le mie parole.

Poiché ciò che è stato detto è ripetizione e niente è detto che non sia già stato detto.

Non ci si può vantare delle parole degli antenati poiché i posteri lo scopriranno.

Se io conoscessi ciò che gli altri ignorano e che non è che ripetizione !… “

Parliamo di un pensiero di oltre 4000 anni fa e tratta di un aspetto culturale in cui l’Autore, che stavolta scrive per sé e non per il pubblico (che si aspetta qualcosa di più familiare ma allo stesso tempo che sia nuovo), si costringe in uno spazio di competizione intertestuale da cui nasce e si sviluppa una problematica vicina a quella di scrittori e pensatori di ogni tempo.

Buona giornata a Tutti Voi !

 

 

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Roba da (innocenti) liceali …

Non hai idea di quanto sia stato difficile
trovare un dono da portarti.
Nulla sembrava la cosa giusta.
Che senso ha portare oro ad una miniera d’oro,
oppure acqua all’oceano.
Ogni cosa che trovavo,
era come portare spezie in Oriente.
Non ti posso donare il mio cuore e la mia anima,
perché sono già Tue.
Così, ti ho portato uno specchio.
Guardati e ricordami.
( Jalāl al-Dīn Rūmī )

La Poesia, una Poesia, suscita sensazioni ed emozioni diverse a secondo chi la legge : le parole, i suoni assumono significato diverso da quello percepito dagli altri. Ognuno di noi vede ed interpreta con i propri occhi una realtà diversa da quella che vedono gli altri e questo ci differenzia dagli altri, rendendoli, paradossalmente, simili a noi. Leggete questi versi : ci si potrebbe scrivere un romanzo lungo mille pagine eppure bastano poche righe, poche parole per suscitare mille sensazioni che mai verranno scritte. La Poesia per me è tutto questo.
(da, i Pensieri di un innocente liceale ).

 

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Per non morire …

Alle giovani generazioni duramente provate dal primo conflitto mondiale Hermann Hesse, nascosto sotto lo pseudonimo di Emil Sinclair, racconta con Demian (1919) la storia di una rigenerazione possibile e di una liberazione diversa, fuori dagli schemi del vecchi o umanesimo e soprattutto fuori dall’orizzonte culturale europeo incentrato sulle mitologie del progresso industriale e tecnologico.

Avevo paura della troppa solitudine, paura dei numerosi sensi di vergogna e di delicata intimità ai quali mi sentivo portato, paura dei teneri pensieri d’amore che spesso mi assalivano.

Ci sono sogni nel quali, andando in cerca della principessa, si rimane affondati in pozzanghere sporche, in vicoli sudici e male odoranti. Così capitò a me.

In questo modo poco garbato mi avvenne di isolarmi e di porre fra me e l’infanzia la porta chiusa d’un paradiso terrestre con custodi spietatamente luminosi.

Era un inizio, un ridestarsi della nostalgia di me stesso.

Io ero un parto della natura lanciato verso l’ignoto, forse verso qualcosa di nuovo o forse anche verso il nulla, e il mio compito consisteva unicamente nel lasciare che quel parto si evolvesse dal profondo, nel sentire dentro di me la sua volontà e nel farlo mio. Avevo già assaporato molta solitudine.

Ora ebbi l’impressione che ne esistesse una più profonda e fosse inevitabile.

Ci sarà la guerra. Vedrai quanti entusiasmi. Per la gente sarà una bazza. Già ora tutti si rallegrano all’idea di menar le mani.  Tanto noiosa è diventata per loro la vita !

Ma vedrai, Sinclair, questo è soltanto il principio.

Ci sarà forse una guerra grande, grandissima :

anch’essa però sarà soltanto il principio.  Incomincia un mondo nuovo, e questo sarà spaventevole per coloro che sono attaccati al vecchio.

Tu che farai ?

 ( Hermann Hesse – da, Demian )

Costruito sulla ricezione di Nietzsche, sulla discussione con la teoria psicanalitica junghiana e sulla simbologia biblica, incentrato – come pochi anni dopo Siddhartha – sulla rimozione della colpa e sul recupero di valori interiori, Demian indicava con straordinaria forza la direzione che i giovani attendevano : riprendere la via verso l’interiorità e verso l’autonomia della coscienza, scendere nelle profondità del proprio io, ricercare la verità che si nasconde nelle pieghe dell’inconscio.

Ecco … questo è quello che auguro alle nuove generazioni, ai nostri figli e a chiunque voglia guardarsi dentro : non è mai troppo tardi nè troppo presto.

NIENTE DI PIU’. TU CHE FARAI !!!

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acubrugherio administrator

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